Apre le porte il Palazzo Borromeo voluto dal Papa che riedificò Borghi

Una incisione del Palazzo Borromeo con la fontana sulla via Flaminia<br>Foto: pd
Il salone del caminetto di Palazzo Borromeo<br>Foto: ACI Stampa
Il salone del caminetto di Palazzo Borromeo<br>Foto: ACI Stampa
La loggia di Palazzo Borromeo<br>Foto: ACI Stampa
La grande sala di Palazzo Borromeo<br>Foto: ACI Stampa
Alcune delle decorazioni pittoriche di Palazzo Borromeo<br>Foto: ACI Stampa
Alcune delle decorazioni pittoriche di Palazzo Borromeo<br>Foto: ACI Stampa
Alcune delle decorazioni pittoriche di Palazzo Borromeo<br>Foto: ACI Stampa
Il cortile di Palazzo Borromeo<br>Foto: ACI Stampa

Le prime visite saranno  giovedì 14 dicembre. Finalmente gli appassionati del Rinascimento romano potranno vistare Palazzo Borromeo, attuale sede della Ambasciata d’ Italia presso la Santa Sede. E questo grazie ai volontari del Touring Club italiano che ha inserito il palazzo nel circuito “ Aperti per voi”.

Il Palazzo è un magnifico esempio di architettura romana sulla via Flaminia ed una delle parti rimaste della grande villa che Papa Pio IV aveva iniziato a costruire, all’interno della grande vigna che Giulio III aveva creato e si estendeva suoi due lati della Flaminia fino alla riva del Tevere con un piccolo porto.

Dopo il grande sconvolgimento del Sacco di Roma del 1527 i Papi pensarono di spostare la loro residenza in una zona suburbana almeno per il periodo estivo. Nasce così Villa Giulia, ora sede del Museo Nazionale etrusco.

La vigna secondo lo stile dell’epoca riproponeva la forma delle ville imperiali romane, che non erano solo residenze ma veri e propri centri di attività agricola per tutta la gente della zona.

Finto il Medioevo e passato il dramma delle devastazioni dei Lanzichenecchi il Papa segue il gusto dell’epoca e fa rinascere l’amore per la natura, e dai palazzi fortificati nella città riconquista la dimensione della villa suburbana.

Palazzo Borromeo lo costruisce Papa Pio IV Medici, dei Medici di Milano, e inizia da quella fontana, che si vede ancora, che fa angolo sulla via Flaminia  alimentata dall’ “Acqua vergine”. L’architetto Bartolomeo Ammannati nella iscrizione spiega come fosse un luogo di pubblica utilità. L’acqua arrivava dall’acquedotto che passava a monte di Via Flaminia.

Pio IV affida il progetto a Pirro Ligorio architetto che aveva costruito anche la Casina che porta il suo nome nei Giardini Vaticani, oggi sede della Pontificia Accademia delle Scienze.

Ligorio ingloba la fontana nel palazzo e rende la pianta suggestiva, austera e di grande eleganza.

La decorazione interna ricorda quella del Palazzo Apostolico, a fasce sotto il soffitto. Grandi “stendardi” secondo la moda che recuperava lo stile e l’arte romana classica e dei trionfi imperiali.

Il Palazzo del Vaticano è di poco successivo, e il Papa ne cura la costruzione. A lui dobbiamo le sale del Concistoro, dei Papi, la Sala Regia e la Sala Ducale. E Pio IV volle anche ripensare il quartiere appena fuori le Mura vaticane: Borgo, un quartiere più salubre per la popolazione di Roma.

Roma, il mito di Roma, il senso stesso della gloria della Roma un tempo pagana e ora cristiana, vissuto però con sobrietà prima dei fasti del Barocco.

Pio IV infine donò il palazzo al nipote Federico Borromeo, fratello di Carlo, cardinale e santo.  E la presenza rimane significativa nella splendida e sobria cappella che al piano terra accoglie i visitatori dopo la loggia aperta sul giardino e a fianco del magnifico scalone che porta al piano nobile.

Il palazzo passò di mano in mano, divenne proprietà dei Colonna che lasciarono il loro stemma negli affreschi delle sale, e cambiarono la iscrizione della fontana dell’ acqua Vergine. Agli inizi del 1900 il palazzo fu comprato da un antiquario romano che ne iniziò il restuaro, e nel 1929, con i Patti Lateranensi, divenne la sede dell’ Ambasciata. Nel Salone del Caminetto o nella Grande sala centrale si svolgono ogni anno i colloqui tra i vertici dello Stato Italiano e il Segretario di Stato Vaticano con i vertici diplomatici della Santa Sede nell'anniversario dell' Accordo di modificazione del Concordato il 18 febbraio.

Dal cotto dei pavimenti al peperino delle porte fino alle recenti tracce dei lavoro del 1929 il Palazzo ed il giardino raccontano la storia di Roma attraverso dei veri capolavori del Rinascimento. La visita al palazzo è un po’ il recupero del gusto del Gran Tour, quel “turismo” che non è visita di massa con gli auricolari, ma studio, passione. Significa vivere un luogo per tornare dopo la visita arricchiti, trasformati.

Gli studi più recenti del Palazzo sono raccolti nel volume “ L’ambasciata d’ Italia presso la Santa Sede. Palazzo Borromeo” curato da Daria Borghese ed edito da Umberto Allemandi   voluto dall’allora ambasciatore Zanardo Landi per la visita del 2008 di Papa Benedetto XVI all’ Ambasciata.

L’attuale ambasciatore Pietro Sebastiani prosegue la cura e la tutela del Palazzo con la scelta di aprire le porte di questo scrigno di storia romana ad un pubblico più vasto 

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