Diplomazia pontificia, il Natale nelle zone in conflitto

La Chiesa di San Nicola, Kiev
Foto: UkraineTrek

Durante il tempo di Natale, la diplomazia pontificia impegnata nel multilaterale si ferma. Non ci sono sessioni, né discorsi ufficiali. Ma non si ferma la diplomazia bilaterale. I nunzi sono prima di tutto vescovi, le loro omelie della notte di Natale rappresentano anche messaggi. Così come si moltiplicano, da parte dei vescovi, i messaggi per la pace nel periodo natalizio. Tutto prepara alla Giornata Mondiale della Pace, dedicata quest’anno ai migranti, e ai temi del primo incontro ufficiale di Papa Francesco nell’anno che viene, quello con il corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede.

Dall’Ucraina

L’Ucraina è stato uno dei territori in conflitto menzionati da Papa Francesco durante l’urbi et orbi di Natale. Da sempre, Papa Francesco ha mostrato particolare sollecitudine per l’Ucraina. E per questo, è significativa l’omelia che l’arcivescovo Claudio Gugerotti, nunzio apostolico in Ucraina, ha tenuto a Kiev nella notte di Natale.

L’arcivescovo Gugerotti è riuscito ad andare fino alle zone del conflitto, a Lugansk e Donetsk. Non è la prima volta che si spinge fino a lì, e anche rappresentanti della Santa Sede, come il Cardinale Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione delle Chiese Orientali, sono potuti arrivare fino alle zone ancora di guerra.

“Ho pensato – ha detto l’arcivescovo Gugerotti – a quanto è stolta l’umanità che, dopo aver festeggiato il Bambino, lo calpesta. La guerra è l’atto più irrazionale, la sconfitta più grande che l’umanità possa avere”.

Il nunzio ha raccontato di aver visto file di persone che “per 16 ore aspettavano di poter passare la linea ed andare da una parte all’altra”, e “donne che si accasciavano, a volte morte di freddo per aspettare il controllo”. Una storia che “deve finire”, e che ricorda “momenti bui della nostra storia europea e mondiale”.

Il nunzio ha poi ricordato l’impegno del Papa, che continua. Si riferisce, in particolare, all’iniziativa “Papa per l’Ucraina”, lanciata dalla Colletta straordinaria dell’Ucraina e portata avanti attraverso un comitato coordinato dalla Santa Sede che ha fatto una lista di priorità.

“Siamo riusciti – ha raccontato il nunzio – ad arrivare a 500 mila persone assistite con il fondo che il Papa ha destinato per il Paese, ed altri 5 milioni di euro sono stati appena stanziati”. Ma l’aiuto “non servirà a niente” se le case restaurate vengono di nuovo bombardate.

Il nunzio ha quindi invitato a guardare il Bambino negli occhi per “imparare a guardarci negli occhi, senza quella malattia terribile e mortale che è l’odio reciproco”. E ha sottolineato che il Papa invita che “al rumore delle armi si sostituisca la gioia dell’abbraccio”.

Le relazioni Santa Sede – Russia

Sullo scenario ucraino, la Santa Sede ha la necessità anche di mantenere buone relazioni con la Russia. La recente visita in Russia del Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato vaticano, ha rafforzato relazioni che già vivevano di una nuova primavera dopo l’incontro tra Papa Francesco e Kirill a Cuba. La dichiarazione congiunta del Papa e il Patriarca, ricevuta in Ucraina con tutte le riserve del caso, ha in qualche modo rinsaldato i rapporti.

Lo ha spiegato Alexander Avdeev, ambasciatore di Russia presso la Santa Sede, in una intervista all’agenzia di Stato russa Ria Novosti. Nell’intervista l’ambasciatore Aveev ha detto che il rapporto tra Russia e Santa Sede è caratterizzato da “una maggiore fiducia”, date dalle due visite del presidente russo Vladimir Putin in Vaticano e anche le conversazioni telefoniche tra i due. L’ambasciatore ha sottolineato anche la vicinanza di Vaticano e Russia su “questioni di politica estera”, e ha notato che “il Vaticano è interessato alla pace in tutte le regioni” e che la parola del Papa spesso è più importante delle posizioni di ministri e presidenti per il miliardo e 200 milioni di cattolici nel mondo.

Il segnale che i rapporti sono ottimi – ha detto l’ambasciatore – è dato dalla visita del Cardinale Parolin, il primo Segretario di Stato vaticano ad essere ricevuto dal presidente Putin. La cooperazione internazionale con il Vaticano continua con “incontri regolari” tra il “ministro degli Esteri vaticano”, l’arcivescovo Gallagher, e il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov: l’ultimo incontro è avvenuto a dicembre, per la riunione ministeriale dell’OSCE a Vienna.

Cristiani perseguitati

Tra le ottime relazioni bilaterali, Avdeev ha segnalato la collaborazione con i Musei vaticani per la mostra “I Romanov e il Soglio Pontificio”, ma anche l’ospitalità del Bambino Gesù. Di certo, uno dei grandi temi è quello della difesa dei cristiani perseguitati.

Quello dei cristiani perseguitati è un tema che ha segnato particolarmente la settimana di Natale. Per la prima volta dopo tanti anni si è potuta celebrare la Messa di Natale a Mosul, dopo che la città è stata finalmente liberata dalle milizie dello Stato Islamico. Vi hanno partecipato almeno 100 cristiani, e un ritratto di un cristiano ucciso dall’ISIS a Mosul è stato eretto fuori la chiesa, un doloroso ricordo della recente storia della città.

Da Lisbona, il Cardinale Manuel Clemente ha denunciato nella notte di Natale le persecuzioni religiose del nostro tempo, mettendo in guardia dal rischio di totalitarismo, e ha puntato il dito contro i poteri che "mancano di rispetto alle coscienze e discriminano per ragioni religiose", a immagine di ciò che è accaduto agli imperatori romani nel caso dei primi cristiani, in un "contrasto tra la grandezza dell'Impero e l'umiltà del Natale".

Migrazioni: un percorso ecumenico e interreligioso

La Giornata Mondiale della Pace è dedicata ai “Migranti: uomini e donne cercatori di pace”, ed sarà sicuramente la traccia del discorso di Papa Francesco ai diplomatici accreditati presso la Santa Sede il prossimo 8 gennaio. La Santa Sede ha proposto 20 raccomandazioni, e partecipa attivamente ai negoziati sui “Global compacts”, gli accordi globali delle Nazioni Unite sulle migrazioni che si terranno il prossimo anno.

C’è un dialogo costante tra la Santa Sede e le varie organizzazioni cattoliche impegnate sul territorio, e tra queste c’è l’ICMC (International Catholic Migration Commission), confederazione composta dagli uffici migrazioni delle Conferenze Episcopali di tutto il mondo. Lo scorso 14 dicembre, a Ginevra, monsignor Robert Vitillo, segretario generale dell’ICMC, ha sottolineato che il tema delle migrazioni va affrontato in un dialogo tra tutte le religioni.

“Credo fermamente – ha detto – che il dialogo e la cooperazione pratica tra cristiani, musulmani, e tutte le persone di fede buona volontà possano eventualmente eliminare le tensioni che crescono da una mancanza di familiarità diretta con persone le cui culture, fedi, tradizioni ed identità etniche possano differire dalle nostre”.

Monsignor Vitillo ha notato che in nazioni come la Malesia, la Giordania e il Pakistan, lo staff cristiano e musulmano dell’ICMC lavorano fianco a fianco”.

L’intervento era parte dell’evento “Migrazione e solidarietà umana, una sfida e una opportunità per l’Europa e la regione MENA”, organizzato dal Centro di Ginevra per l’avanzamento dei Diritti Umani e per il Dialogo Globale.

Gerusalemme

La Santa Sede continua ad essere centrale nel dibattito su “Gerusalemme capitale”. Dopo la decisione del presidente Trump di spostare l’ambasciata degli Stati Uniti in Israele da Tel Aviv e Gerusalemme, ci sono state varie iniziative a livello politico e diplomatiche. Papa Francesco ha affrontato la questione durante l’urbi et orbi di Natale, e ribadito la posizione della Santa Sede in favore dello status quo e della soluzione dei due Stati.

Di Gerusalemme si è parlato con Re Abd Allah di Giordania, in visita in Vaticano poco prima di Natale. E di Gerusalemme vuole parlare con la Santa Sede il presidente turco Recep Tayip Erdogan. In una conferenza stampa il 28 dicembre, Erdogan ha annunciato un piano di visite in Europa, e sottolineato anche che ha chiesto di venire in Vaticano a parlare con il Papa e la diplomazia pontificia per affrontare la questione. Intanto, c'è stata una telefonata tra i due ieri, confermata dalla Sala Stampa vaticana.

Della questione Gerusalemme ha parlato anche il patriarca ecumenico Bartolomeo la scorsa settimana, parlando con alcuni studenti dopo la celebrazione di Natale al Fanar, la sede del Patriarcato Ecumenico a Istanbul. Bartolomeo ha detto che ci sono già tanti problemi in Medio Oriente, e dunque non n è necessario aggiungerne altri.

“Nella mia recente visita al Patriarca Teofilo di Gerusalemme – ha detto – ho sottolineato che è mio punto di vista assoluto e richiesta ufficiale del Patriarcato di mantenere la status quo della Città Santa di Gerusalemme. E tutti i cristiani a Gerusalemme, non solo gli ortodossi, ma anche i cattolici e quellli di rito armeno, condividono questo punto di vista”.

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