Il Cardinale Parolin contro l’immobilismo dell’Europa

Il Cardinale Parolin parla alla Conferenza Rethinking Europe, che si è tenuta in Vaticano dal 27 al 29 ottobre 2017
Foto: COMECE

A sessant’anni dal Trattato di Roma, che segnò la nascita dell’Unione Europea, è tempo di “riportare l’Europa all’altezza dei compiti che le spettano, facendola uscire da un immobilismo che rischia di trasformarsi in decadenza”, sottolinea il Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato vaticano.

Il Cardinale sottolinea la sua visione dell’Europa in un messaggio inviato il 6 dicembre all’Istituto Sturzo in occasione del seminario sui sessanta anni dei Trattati di Roma. Si tratta dell’ennesimo intervento della Santa Sede sul tema dell’Europa, secondo una riflessione che ha caratterizzato questo anno ed è culminata con l’udienza concessa da Papa Francesco ai Capi di Stato europei e il seminario “(Re)Thinking Europe” organizzato dal COMECE con l’appoggio della Segreteria di Stato vaticana.

Quale è il pensiero della Santa Sede sull’Europa? Da una parte, l’idea che alcuni temi – da quello di migranti e rifugiati alla cura della casa comune fino all’economia troppo schiava della speculazione finanziaria – necessitino di uno spazio sovranazionale per essere affrontati, uno spazio che l’Europa ha contribuito a fornire alla pari con altre organizzazioni multilaterali. Dall’altro, la consapevolezza che l’Europa ha bisogno di ripartire, andando al di là dalle strutture economiche e burocratiche, orientando la sua politica all’essere umano.

“L’Europa – ha scritto il Segretario di Stato vaticano - uscita dalle devastazioni delle due guerre mondiali, seppe affrontare con coraggio e inventiva le enormi sfide del suo futuro tempo”.

Il Cardinale ha sottolineato che l’Europa “riuscì ad individuare prospettive nuove e a seguirle con determinazione, estinguendo inimicizie”, e lo fece “trasformando le rivalità in collaborazione e le reciproche gelosia in opportunità. Promuovendo un innegabile sviluppo, pur con gli inevitabili errori di percorso”.

Un processo che fu possibile – ha scritto il Segretario di Stato – perché “non era solo mossa da interessi di breve momento”, ma da “ideali, profondamente ispirati dalla concezione cristiana della persona umana e della società e dal ricordo lancinante di cosa significhi lasciare che tali ideali si illanguidiscano nella vita delle nazioni e nelle relazioni tra gli Stati”.

Il Segretario di Stato vaticano ha ricordato poi che i padri del progetto europeo “compresero che mettere in comune le risorse e lavorare insieme era il vero rimedio all’insorgere di nuovi sanguinosi conflitti come quelli che avevano lacerato la prima metà del XX secolo”.

Il Cardinale ha ricordato che “si avverte il bisogno di un simile slancio ideale, di una simile consapevolezza dell’urgenza del momento, della necessità di un impegno corale, di una forte assunzione di responsabilità”.

Infine, il Cardinale Parolin ha espresso l’auspicio di “riportare l’Europa all’altezza dei compiti che le spettano, facendola uscire da un immobilismo che rischia di trasformarsi in decadenza”.

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