Il CCEE in Bielorussia, per guardare alle sfida ecumenica dell’Europa

Una veduta della Cattedrale Ortodossa dello Spirito Santo a Minsk. Qui i vescovi europei pranzeranno con il metropolita Pavel prima di iniziare la Plenaria
Foto: Andrea Gagliarducci / ACI Stampa

C’è una area nel centro di Minsk, praticamente un rettangolo, in cui si giocano storia e futuro allo stesso tempo: il Municipio al centro, un edificio classico, bianco, ripulito; sulla destra, dall’altro lato della strada, la Cattedrale cattolica del Santo Nome di Maria; sulla sinistra, verso un quartiere storico del XIX secolo, la Cattedrale Ortodossa del Santo Spirito: è tra questi tre luoghi che si snoderà la prima giornata della plenaria del Consiglio delle Conferenze Episcopali Europee, a Minsk dal 28 settembre all’1 ottobre.

Ed è proprio in questo rettangolo che si gioca il futuro dell’Europa: la tensione verso il mondo ortodosso, in un dialogo difficile e stimolante che trova nella necessità di rimarcare le radici cristiane dell'Europa il filo conduttore; l’avvicinamento ad Est, già profetico nel CCEE che include infatti nazioni ancora fuori dall’Unione Europea, come Albania, Russia, Turchia e Bielorussia appunto; e il rapporto con le istituzioni, chiamate a comprendere come la secolarizzazione non sia la soluzione alle crisi di oggi.

Per questo, i vescovi europei si preparano ad incontrare il presidente bielorusso Aleksandr Lukashenko per lanciare la sfida di Dio all’Europa. E cominceranno i loro incontri con il tema dei giovani, e le esperienze dei giovani bielorussi.

Quale è l’esperienza che può arrivare da Minsk? Prima di tutto, l’esperienza di una Chiesa cattolica che vive in minoranza rispetto al mondo ortodosso, ma anche alla crescente secolarizzazione. In Bielorussia ci sono 619 parrocchie, riunite in 4 diocesi, e ci sono 35 chiese in costruzione, che si aggiungeranno a quelle già presenti per servire circa 1,4 milioni di cattolici nella nazione.

L’arcivescovo Tadeusz Kondrusiewicz, di Minsk, ospite di questa plenaria del CCEE, sarà chiamato a raccontare il profilo di una Chiesa che da tempo è in prima linea. E va in questa direzione l’iniziativa di stabilire un rifugio per 50 persone a Gomel, curato dalle suore di Madre Teresa e dall’impegno di associazioni di carità collegate alla Chiesa bielorussa.

Si parla di una Chiesa viva, con un Festival di Musica di Chiesa interconfessionale che, stabilito nel 2005, è ormai una tradizione, mentre si mantengono relazioni definite “costruttive” con la Chiesa Ortodossa. Tanto che lo stesso arcivescovo Kondrusiewicz è stato eletto vicepresidente del Consiglio Interconfessionale alla commissione su temi di religione e nazionalità, stabilito dal governo per promuovere il dialogo tra confessioni religiose.

La sfida ecumenica diventa così cruciale, e non è un caso che i partecipanti alla plenaria del CCEE visiteranno la Cattedrale della Santa Madre di Dio, ma anche il centro parrocchiale San Giuseppe, appartenente alla Chiesa Greco-Cattolica (una realtà di 15 parrocchie registrate e 10 in via di registrazione in Bielorussia) e la Cattedrale Ortodossa del Santo Spirito, dove pranzeranno con il Metropolita Pavel. Dopo questo pranzo, cominceranno i lavori della plenaria.

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