La radio, Marconi, la riforma dei media vaticani e la suggestione delle "Interferenze"

Le sagome di Pio XI e Marconi e il microfono di Pio XII<br>Foto: AA
Elettra Marconi, monsignor Viganò e l'ambsciatore Sebastiani insieme alle immagini di Pio XI e Marconi<br>Foto: Ambasciata d' Italia presso la Santa Sede
Foto storiche degli impianti della Radio Vaticana<br>Foto: Radio Vaticana
Pio XI e i primi esperimenti televisivi<br>Foto: Radio Vaticana
Foto storiche del " Trasmettitore Marconi"<br>Foto: Radio Vaticana
Foto storiche della Radio Vaticana<br>Foto: AA
Elettra Marconi<br>Foto: AA
Registratore a filo magnetico<br>Foto: AA
I nuovi loghi della Comunicazione Vaticana<br>Foto: Sala Stampa della Santa Sede

Vederli li’ insieme a Palazzo Borromeo davanti ad un microfono dava un certo effetto. Le sagome di cartone di Guglielmo Marconi e Papa Pio XI con il mitico microfono dei primi radio messaggi sono in effetti una parte del museo della Radio vaticana  che custodisce tesori della storia della comunicazione in Vaticano. Il Museo per ora è chiuso per lavori, ma chi ha partecipato al convegno “ Interferenze” promosso dalla SPC e dall’ Ambasciata d’ Italia presso la Santa Sede ha avuto la opportunità speciale di vedere almeno due piccoli gioielli: un registratore  a filo e una delle prime telescriventi.

Ospite d’ onore Elettra Marconi figlia del grande scienziato cui il Papa aveva affidato il compito di realizzare la stazione radio dello Stato della Città del Vaticano appena nato.“Il periodo più lungo che mio padre ha trascorso in Italia- ha detto -è stato a Roma, per la costruzione di Radio Vaticana, per permettere che la voce del Papa parlasse a tutto il mondo”.

Un patrimonio da custodire e da rendere attuale, come ha spiegato monsignor Dario Edoardo Viganò che Papa Francesco ha scelto per la riforma dei media della Santa Sede.

“Durante due anni e mezzo - ha detto Viganò-abbiamo studiato molto il grande patrimonio e la ricchezza di Radio Vaticana, sia di professionalità che di presenza in tutto il mondo. Il Papa, avviando il processo di riforma, ci ha chiesto di non ‘imbiancare’, ma di ‘dare nuova forma’ alle cose”. 

A fare gli onori di casa l’ambasciatore Pietro Sebastiani che ha insistito sulla forza della radio che ha “una forza persistente, che ha attraversato l’era della televisione e di Internet.  E' un mezzo attuale, flessibile e capace di rinnovarsi, ma anche con uno straordinario ruolo di tutela della democrazia".

Oltre i saluti istituzionali riflessioni di storici e gente di radio:  il prof. Enrico Menduni, dell’Università Roma Tre, uno dei massimi studiosi di radio in Italia, e la prof.ssa Raffaella Perin, dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, autrice del libro ‘La radio del papa: propaganda e diplomazia nella seconda guerra mondiale’. Seguiranno gli interventi di: Gerardo Greco, direttore del Giornale Radio Rai e di Radio1; Pierluigi Diaco, giornalista e conduttore di RTL 102,5; Federico di Chio, direttore marketing strategico Mediaset, e Riccardo Cucchi, voce di ‘Tutto il calcio’.

Significativo l’intervento di Fabio Volo, conduttore di Radio DeeJay e scrittore: “ La radio non si può accorpare alla tv, hanno grammatiche diverse. La magia della radio sta proprio nel fatto che non si vede e la malia è data dalla capacità narrativa del conduttore. La radio è come leggere un libro, è molto personale. Una intimità forte che si crea tra chi parla e chi ascolta". 

A moderare il dibattito Laura De Luca, scrittrice e conduttrice della Radio Vaticana che ha fatto un suggestivo paragone: la radio è come l'ombrello, non c'è molto da cambaire da quando è stato inventato, funziona così.

Proprio mercoledì erano stati presentati i nuovi loghi della comunicazione vaticana: la tiara con le chiavi decussate simbolo della Santa Sede stilizzate e in tre colori diversi a secondo del servizio cui si riferiscono.

 

 

 

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