L'"Adorazione dei Magi" di Jacopo da Bassano esposta al Seminario Patriarcale a Venezia

L' Adorazione dei Magi di Jacopo da Bassano
Foto: Patriarcato di Venezia

L’opera di Jacopo Bassano l"Adorazione dei Magi” è il cuore della mostra dedicata al pittore nato sul Brenta: “Jacopo Bassano. Vivezza e Grazia di Colore” è la esposizione promossa dalla Pinacoteca Manfrediniana e allestita tra il Seminario Patriarcale e la Basilica della Salute, curata da Andrea Donati e Silvia Marchiori, in collaborazione con il Seminario Patriarcale.

 Il dipinto è stato della collezione di Elia Volpi di Firenze e fu venduto a New York nel 1916. Dopo l’acquisto da parte del banchiere William Boyce Thompson se ne erano perse le tracce, fino a quando il dipinto non è stato ritrovato a Parigi dall’artista e collezionista Julien Marinetti che ha deciso di farlo studiare. Ora, dopo un attento restauro, l’Adorazione dei Magi viene presentata per la prima volta al pubblico di Venezia. La mostra è, appunto, accompagnata da una pubblicazione storico-artistica che indaga sulla fortuna critica di Jacopo Bassano e sulla “vivezza e grazia” del colore che, da sempre, caratterizzano la sua pittura. Per l’occasione, inoltre, sono stati rivisti i dipinti bassaneschi della Pinacoteca Manfrediniana creando un percorso che mette il pubblico direttamente a contatto con il tema dell’Epifania che fa da sfondo all’iniziativa.

Jacopo da Ponte, anche conosciuto come Jacopo Bassano per la sua città natale, era da una famiglia di pittori. 

Un primo intervento del giovane Jacopo si può localizzare nel dipinto paterno Presepio di Valstagna, dipinto eseguito intorno al 1530, anno in cui, lasciata la bottega paterna, dove si dipingeva secondo i dettami della Scuola Veneta e del Manierismo, andò a Venezia alla scuola di Bonifacio de' Pitati, dove rimase fino al 1535.

Dal 1540 il pittore, legato alla terra bassanese da un vincolo affettivo profondo, accetta cariche pubbliche a Bassano, dove sono documentate partecipazioni a Confraternite e dove continua un'intensa attività pittorica.

Jacopo da Ponte rimase per tutta la vita a Bassano, spostandosi solo nei paesi circostanti per lavori su commissione.

 

 

Lo stile di Jacopo Bassano pur restando improntato al Manierismo iniziale, sa rappresentare paesaggi ed animali con un uso indovinato della luce, che sottolinea una grande quantità di dettagli, come nei soggetti religiosi, dove anche le forme umane godono di questo piacere del pittore di dipingere tanti dettagli.

Nei dipinti più maturi, Bassano rivela il passaggio dagli eccessi manieristici ad un’arte che si fa più attenta alle forme visibili della verità naturale, teso a condividere creativamente e, a volte anche ad anticipare, i modi pittorici di Venezia, mediante effetti cromatici e luminosi in composizioni vivide, fantasiose e mai ripetitive. 

 

 

Un esempio classico è il dipinto del giardino dell'Eden, dove Adamo ed Eva, sono ripresi con gli animali che riposano in primo piano ed un ricco paesaggio montano come sfondo.

 

Anche i suoi figli seguirono la professione della famiglia, distinguendosi come Francesco e Leandro Bassano.

 

Secondo alcuni, l'opera di Jacopo Bassano meglio riuscita è l'Ultima Cena presentato spesso come un capolavoro della pittura italiana del XVI  secolo, paragonandolo per brillantezza e gamma di colori il suo contemporaneo, Tintoretto (1518 - 1594).

 

La mostra  resterà poi aperta fino al 24 febbraio 2018 con questi orari: lunedì e mercoledì dalle ore 10.00 alle 13.00, giovedì e venerdì dalle 15.00 alle 18.00, sabato dalle 10.00 alle 18.00 (chiusa il martedì e la domenica nonché dal 24 dicembre 2017 al 2 gennaio 2018).

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