Letture: quando il parroco "da di matto"

La copertina del libro
Foto: Edizioni Paoline
Una parrocchia spesso e volentieri un luogo idilliaco, nonostante tutto quel che si potrebbe pensare. Nella chiesa in cui si celebra la santa messa, in cui si va a pregare,  in cui si dovrebbe "fare comunità",  possono scoppiare lotte intestine, guerriglie cruente, liti all'ultimo sangue.
 
Si, è così.  Succede, e succede sempre più frequentemente nella parrocchia di finzione, ma forse neppure troppo, che prende vita nella pagine del romanzo di Jean Mercier, dal titolo "Il signor parroco ha dato di matto", pubblicata dalle edizioni Paoline.
 
Mercier è un giornalista, lavora per il prestigioso settimanale "La vie". Si occupa di questione religiose e ora si è cimentato per la prima volta con il genere romanzesco.  E parte piuttosto bene, perché il romanzo è riuscito, bisogna subito dirlo. La storia ruota intorno alle vicende del povero don Beniamino, parroco appunto in una cittadina francese. In questa comunità si accumulano rivalità, gelosie, recriminazioni,  contrapposizioni per qualsiasi motivo, dalle più futili alle più serie. Il parroco deve barcamenarsi in questa quotidianità conflittuale.  Di qui la crisi e soprattutto la domanda: ha scelto di fare il prete, ha seguito la propria vocazione, per finire così,  tra liti, impegni stressanti con riunioni a getto  continuo, discussioni,  convegni, come se dirigesse un'azienda o un'organizzazione internazionale? E dell'annuncio del Vangelo cosa rimane?
 
Dopo l'ennesima, grossa delusione, don Beniamino compie una scelta drastica: se ne va, abbandona la parrocchia, sparisce. Ma la sua fuga è singolare: si rifugia in un capanno in fondo al giardino della canonica, si "mura" in quel posto e diventa una sorta di eremita. Succede così qualcosa di imprevedibile: in questa nuova sua dimensione riesce a riscoprire il potere della preghiera,  della confessione, il suo gregge turbolento si riappacifica e scopre che la fede non è solo una serie di riti, di apparenze, di impegni e di battaglie ideologiche. Il finale è davvero sorprendente,  per cui non si può rivelarlo.
Ma basterà dire che è del tutto consequenziale alla vicenda,  nonostante le sorprese riservate al lettore.
Il tono del racconto è lieve, a volte divertente,  ma mai banale. Con uno sguardo profondo su grandi temi: il ruolo del sacerdozio oggi,  il valore dei sacramenti, il continuo oscillare tra fondamentalismi e ideologie partorite dal "pensiero unico" e dal relativismo che bussano alle porte delle nostre parrocchie. Nel dipanare la piccola, grande odissea del don a rischio di esaurimento nervoso,  l'autore propone anche una discesa nelle profondità spirituali di ciascuno di noi. Senza avere la pretesa di portare tutto alla luce, ma prezioso invito, appunto,  a compiere questo viaggio fondamentale. 
 

 

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