Meno libertà religiosa per i cristiani rispetto a 4 anni fa

Un momento della presentazione del Rapporto
Foto: Kirche in Not

Il prossimo 26 dicembre – giorno in cui la Chiesa celebra la memoria liturgica del primo martire, Santo Stefano – una preghiera comune per i cristiani perseguitati unirà tutti i credenti del mondo. Nel giorno di "Solidarietà per i cristiani minacciati e perseguitati del nostro tempo", iniziativa nata nel 2003, verranno celebrate messe, pronunciate intenzioni di preghiera e ogni cristiano sarà invitato a pregare per la Chiesa perseguitata, quest’anno con un pensiero particolare alla Nigeria, dove i cristiani soffrono i continui attacchi della setta integralista Boko Haram.

Rapporti di organizzazioni non governative e resoconti dei media sulla libertà religiosa nel mondo lasciano poco spazio all’ottimismo. Lo scorso 15 dicembre a Berlino la Conferenza episcopale tedesca e la Chiesa Evangelica di Germania hanno presentato il secondo “Rapporto ecumenico sulla libertà religiosa dei cristiani nel mondo”.

Ebbene, rispetto al primo rapporto che risaliva al 2013, «la situazione non è affatto migliorata, al contrario è spesso peggiorata», ha detto monsignor Ludwig Schick, Arcivescovo di Bamberga e presidente della Commissione Chiesa universale. «Particolare preoccupazione – ha proseguito il presule - desta la situazione in alcune zone del Medio Oriente. Il Cristianesimo, a causa del terrore del cosiddetto Stato Islamico, è minacciato proprio nella regione dove è nato. Ci si chiede in particolare se queste minoranze religiose cacciate dai loro paesi possano tornare nelle zone liberate dall’IS, in Iraq e in Siria».

In Africa le cose non vanno affatto meglio. «Nell’Africa sud sahariana – ha proseguito monsignor Schick - la convivenza pacifica di cristiani e musulmani è minacciata. Boko Haram, in Nigeria e nei paesi limitrofi, si impone attraverso una lettura fondamentalista della tradizione islamica. E i cristiani, benché in alcuni luoghi siano particolarmente sotto attacco, non sono le uniche vittime». In Cina, Vietnam e nei paesi della ex Unione Sovietica la religione è ancora combattuta. «Qui ogni attività missionaria cristiana è interdetta. Questi stati, che si definiscono “secolarizzati”, escludono ogni attività religiosa dalla sfera pubblica e tengono sotto controllo ogni attività. Le comunità religiose devono farsi registrare per essere riconosciute. E così, anche in Russia, le ferite alla libertà religiosa aumentano», ha detto ancora l’arcivescovo Schick.

In altri paesi ancora la libertà religiosa è minacciata dal nazionalismo e da tendenze “culturalistiche”. «Questo è lo sfondo della persecuzione dei musulmani Rohingya in Birmania, o in India, dove il nazionalismo Indù rappresenta una sempre crescente minaccia alla libertà religiosa. Tendenze che guadagnano terreno anche in Indonesia, dove i Musulmani moderati vengono costretti sempre di più alla difensiva».

Il Rapporto ecumenico - redatto nei suoi punti fondamentali da Heiner Bielefeldt, professore di Diritti umani e politica dei diritti umani all’Università di Erlangen-Norimberga, già referente per l’ONU sulla libertà religiosa - riferisce anche di alcune tendenze in Europa, dove questioni come la circoncisione, l’insegnamento della religione a scuola, il velo o il burca per le donne musulmane, i simboli religiosi cristiani sono strettamente collegate al tema della libertà religiosa. «In Francia la laicità, concetto che all’inizio marcava semplicemente la neutralità religiosa dello Stato, viene interpretata ora come una missione: escludere dalla sfera pubblica simboli o espressioni religiose», ha detto ancora il presidente della Commissione Chiesa universale.

Il Rapporto considera l’apostasia, la possibilità e la libertà di cambiare religione, una sorta di “stress test” della libertà religiosa. «In alcuni paesi a connotazione islamica ogni cambio di fede è vietato. Chi da musulmano vuole diventare cristiano rischia la propria vita», ha commentato la vescova Petra Bosse-Huber della Chiesa Evangelica.

Il rapporto ha concluso che la libertà religiosa, come l’ha definita una volta il Papa emerito Benedetto XVI, è l’”apice di ogni libertà”. Se essa è minacciata soffrono a cascata anche altri basilari diritti umani: quello alla libertà di opinione, informazione e riunione, il diritto alla difesa e ad un giusto processo. L’impegno di tutta la chiesa tedesca, cattolica e luterana, in favore della libertà religiosa – secondo le parole conclusive dell’arcivescovo Schick - «non è dunque solo un dovere “di fede”, ma una missione in favore della civilizzazione e dell’umanità».

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