"Shoah: conoscere per non dimenticare" una mostra e un libro in attesa del 27 gennaio

Il Pannello introduttivo della mostra
Foto: www.mostrediterrasanta.it

“Come possiamo impedire che tutto questo si ripeta?”. La domanda finale della mostra "Shoah: conoscere per non dimenticare" a cura di Francesca Cosi e Alessandra Repossi con fotografie di Alessandra Repossi è il senso dell'intera produzione articolata in 25 pannelli (più una copertina), suddivisi in quattro sezioni, che ha un concetto ben chiaro alla base: ricordare le vittime dell'Olocausto non è abbastanza. Per fare in modo che eventi del genere non si ripetano è necessario conoscerne le cause, i protagonisti, gli effetti, i metodi. Conoscere per poter ri-conoscere.

La mostra “Shoah. Conoscere per non dimenticare”  si pone questo obiettivo: non fermarsi alla sola memoria, ma approfondire i dettagli, spesso dolorosi, di un evento che ha segnato come una cicatrice la storia del mondo. Attraverso fotografie storiche e d'autore i 26 pannelli della mostra affrontano le origini della Shoah, raccontano la reazione degli ebrei di fronte alle persecuzioni, entrano nei campi di concentramento per spiegare la vita al loro interno, passando per i processi ai carnefici fino ad arrivare ai giorni nostri.

La mostra, che viene proposta a scuole e centri culturali come strumento didattico “itinerante”, propone un percorso didattico fruibile efficacemente sia dagli adulti che dai ragazzi, e rappresenta un modo costruttivo per celebrare la Giornata della Memoria del 27 gennaio. In questa data le truppe sovietiche liberarono il campo di concentramento di Auschwitz, rivelando al mondo il genocidio nazista. Il percorso della mostra racconta i fatti salienti relativi allo sterminio degli ebrei durante la Seconda guerra mondiale, avvalendosi di testi e immagini: lo scopo è fornire un quadro delle ragioni ideologiche e delle tappe storiche che condussero alla Shoah, oltre a mostrare come gli ebrei vissero gli anni delle persecuzioni e la deportazione nei campi di concentramento.

La prima sezione si intitola “Le origini della Shoah” e illustra le ragioni dell’odio nei confronti degli ebrei e il modo in cui la discriminazione razziale si trasformò prima in privazione dei diritti politici e poi in segregazione e violenza fisica. Nella seconda sezione, “Gli ebrei di fronte all’Olocausto”, si scopre come le vittime reagirono alle persecuzioni o si ritrovarono a subirle: alcune fuggirono all’estero, altre si rifugiarono nei nascondigli, altre ancora vennero segregate nei ghetti e poi deportate.  La terza sezione, “La vita nel campo di concentramento”, racconta una giornata da deportati: l’arrivo al campo, il vitto, il lavoro forzato, gli spazi affollati delle camerate, le violenze e le uccisioni. La mostra si chiude con i fatti che seguirono la Liberazione del 1945 e un invito alla riflessione perché eventi del genere non si ripetano più.

Come scrive nella prefazione del libro che accompagna la mostra Bruno Segre, che dal 1991 al 2007 ha presieduto l’Associazione italiana Amici di Neve Shalom/Wahat al-Salam e fino al 2011 ha diretto il periodico di cultura ebraica Keshet, "Il problema, in sostanza, è quello di conciliare il compito morale di evitare che il passato cada nell’oblio con l’impegno a operare perché le nuove generazioni si possano costruire un futuro vivibile e decente, da condividere responsabilmente e fraternamente con tutti i figli degli uomini”.

Il volume, in uscita l’11 gennaio, è legato alla mostra (per info e prenotazioni della mostra: www.mostrediterrasanta.it - eventi@edizioniterrasanta.it)

 

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