Storie di donne del CISOM in mare per le donne sui gommoni

I soccorsi del CISOM a Lampedusa
Foto: SMOM- Dino Vitullo
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Il dramma delle migliaia di immigrate che tentano con ogni mezzo di lasciare le loro case e di arrivare in Europa va affrontato per prima cosa dal punti vista umano. E in particolare per le donne, molte incinte, altre con i figli in braccio. E sono proprio le donne in prima linea in molte situazioni. Come le volontarie del CISOM, il Corpo italiano di soccorso dell' Ordne di Malta. Donne che aiutano le donne.

Uno dei fronti aperti è quello di Lampedusa. E sulle motovedette che raccolgono i naufraghi c’è anche una suora.  Suor Angela Bipendu è originaria della Repubblica Democratica del Congo, delle “Discepole del Redentore” nella Comunità Cristiani nel Mondo, ha preso la laurea in medicina a Palermo, per dare il massimo al prossimo che aveva bisogno.

Dapprima in Tanzania dove c’è la missione della comunità, poi sceglie di diventare parte dell’ Ordine di Malta e viene subito mandata a Lampedusa.

"Non sapevo cosa dovevo fare- racconta- Io mi ero specializzata in cardio chirurgia, e a Lampedusa non c’è nemmeno una sala operatoria”.

Il racconto si fa più intenso: “ vi giuro, non è facile. Ma non è neanche impossibile farlo. Io che avevo terrore del mare, ora invece Lampedusa è diventata la mia seconda comunità. Lo sono diventate le navi della Guardia Costiera”.

Che cosa fa esattamente l’Ordine di Malta, il CISOM, a Lampedusa?

Siamo medici ed infermieri, viaggiamo sempre in due, saliamo sulle motovedette andando al largo fino a 120 miglia, vediamo anche le coste libiche da lontano, con mare anche forza 7, impossibile da spiegare. Però ce la facciamo sempre. Vediamo nel monitor della motovedetta i gommoni che arrivano, uno accanto all’altro. Da lontano si vedono delle cose poco definite, poi vediamo che è un gommone con 120, 140 persone. Quando arrivano vicino alla nostra nave per prima cosa cerchiamo di tranquillizzarle. Perché quando sentite ai notiziari che ci sono dei morti bisogna ricordare che muoiono davanti ai nostri occhi perché appena ci vedono, vedono la salvezza e cominciano a buttarsi in acqua. Noi con la Guardia Costiera cerchiamo di farli scendere con calma con le motovedette. Allora si comincia prendendo i bambini e le donne incinte.

E sono molte?

Migliaia e migliaia. Allora vengono portate a noi sulle navi, e come corpo medico iniziamo a visitarli. Io vedo subito ad occhio chi ha più bisogno, immediatamente del primo soccorso. La cosa che mi colpisce di più è quando salgono, che sono al sicuro. Prima restano in silenzio. Magari non credono ancora di essere al sicuro, salve. Perché davvero questi gommoni sono poco più che giocattoli. Allora controllo chi ha malattie infettive e li teniamo separati, come in un ospedale da campo. La maggior parte sta bene per fortuna. Perché noi andiamo incontro a loro. Così loro hanno fatto un tratto più breve, 6-8 ore al massimo di navigazione. Poi ci sono anche quelli che partono dalla Libia già malati. Ma con l’aiuto del Signore li riusciamo sempre a portare in salvo.

E dopo le prime cure che cosa fate?

La seconda cosa è tranquillizzarli. Sulla nave io non sono vestita da suora, non sanno chi sono, magari lo scoprono dopo in chiesa a Lampedusa, e allora mi chiedono: dove andiamo? Che facciamo? Che cosa ci aspetta? E allora oltre fare il medico cerco di portare una parola di conforto.

A volte basta un guanto per  fa giocare i bambini e farli rasserenare. Ma se chiediamo ad un bambino magari di farci un disegno, loro disegnano il mare e poi le nostre motovedette.

Allora giochiamo con loro, portiamo vestiti, caramelle un po’ di tutto. Durante un solo viaggio delle navi salgono anche un migliaio di migranti. Perché non appena il mare si tranquillizza arriva un gommone dopo l’altro. E li portiamo in salvo, se riusciamo a non farli buttare in acqua.

Ho visto i ragazzi della Guardia Costiera che anche a costo della loro vita si buttano in acqua per andare a salvarli.

Ho visto recentemente un sommozzatore entrare in una barca che era già affondata per 4 metri, ha preso una persona e lo ha portato a bordo anche se si sentiva male. Lo abbiamo massaggiato e abbiamo salvato entrambi. E’ stata la volontà di Dio.

E ci sono anche le donne incinte perché che sono state violentate...

Certo. Quando queste persone che arrivano da noi che siamo cristiani, che cosa facciamo? Dove li portiamo? Per fortuna c’è la Chiesa che ci insegna ad accogliere. E del resto se li riportiamo indietro che succede? Molte sono donne violentate. Le donne incinte di tre quattro mesi vuol dire che sono state violentate. Si tratta di bambini indesiderati E infatti appena arrivano vogliono abortire. Ed è difficile dire ad una ragazza in quella situazione di non abortire. Magari sono state violentate anche da più persone.

La situazione è sempre difficile da capire. Ma noi dobbiamo essere come il Padre misericordioso e dobbiamo avere un cuore aperto. Dobbiamo andare oltre quello che si fa già.