Amoris Laetitia, lettera dei Vescovi della Lombardia

L'Arcivescovo di Milano, Mario Delpini
Foto: Chiesa di Milano Facebook
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Vescovi della Conferenza Episcopale Lombarda hanno scritto una lettera dedicata alla Esortazione Apostolica Amoris Laetitia inviata ai sacerdoti, alle famiglie e alle comunità lombarde. Come fatto anche dai Vescovi del Piemonte, anche quelli della Lombardia si esprimono sulla ricezione del documento di Papa Francesco. 

Amoris Laetitia - scrivono - “è un documento ricchissimo. Richiede di essere letta e studiata per intero, con pazienza, per comprenderla nelle sue intenzioni e accoglierla nei suoi contenuti e metodi”.

I Vescovi sottolineano come il matrimonio sia un dono da accogliere “da non perdere o sciupare, ma da conservare e maturare con delicatezza e attenzione. Invitiamo ad accogliere con fiducia anche un altro dono, strettamente legato a quello dell’amore, cioè quello di generare nuova vita; è proprio infatti nei figli che trova compimento l’esperienza dell’amore. Dovremo pertanto affinare ancor meglio le nostre iniziative pastorali per aiutare ragazzi e giovani a scoprire la gioia dell’amore, affrontando le tematiche riguardanti l’affettività, la sessualità, la vocazione matrimoniale e genitoriale”.

I Vescovi lombardi intendono “continuare a percorrere” la via “della bellezza dell’amore vissuto in famiglia, pur nella consapevolezza delle difficoltà e fragilità presenti oggi, di fronte alle quali solo la luce della verità e la medicina della misericordia possono, insieme, dare sollievo e forza. Tutte le comunità cristiane vanno aiutate a crescere in questa consapevolezza e capacità di accoglienza e accompagnamento”.

Compito dei sacerdoti è quello - sostengono - di “operare un discernimento spirituale serio, non frettoloso né irrigidito nella presunta applicazione di norme e casistiche”. Non bisogna “ridurre mai la questione ad un Sì o un No immediati, e tanto meno generali”, ma “offrire piuttosto concrete opportunità di crescita nella fede, di verifica attenta della vicenda esistenziale, di cammino verso l’esperienza piena della vita in Cristo. Infatti, crediamo che l’invito a discernere, accompagnare, integrare le situazioni di fragilità, da un lato corrisponde alla migliore tradizione di carità pastorale dei ministri della Chiesa, dall’altro sviluppa ulteriormente le felici intuizioni di Familiaris Consortio e pone un compito di aggiornamento e dialogo per saper rispondere in modo adeguato alle nuove sfide che si presentano, arricchendo quanto l’insegnamento teologico e pastorale ha progressivamente acquisito nel cammino postconciliare. Non muta l’insegnamento morale della Chiesa, riguardo il rapporto tra gravità oggettiva di un male e la sua effettiva imputabilità alla coscienza della persona, nella concretezza del suo divenire. Ci viene chiesto di essere più pastori e padri, educatori e fratelli, nel condividere con gli uomini e le donne del nostro tempo la fatica dell’essere cristiani oggi. Pretendere prontuari più determinati e casistici per il discernimento tradirebbe l’alta consegna che abbiamo ricevuto, e che invece possiamo onorare con una sapiente condivisione di esperienze”.

Infine - riguardo alle famiglie ferite - ecco l’appello alle comunità “a saper accompagnare, discernere ed integrare anche la fragilità che spesso attraversa la condizione familiare.. Per tutti, anche per chi è passato ad una nuova unione, ci può essere un percorso di conversione adatto e fruttuoso per camminare nell’amore, nell’Amore di Dio”.