CEI, l'ultimo Consiglio Permanente del Cardinale Bagnasco

Il Cardinale Bagnasco
Foto: MM ACI Stampa
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E’ l’ultimo Consiglio Episcopale Permanente presieduto dal Cardinale Angelo Bagnasco, confermato dal Papa alla guida della CEI fino all’Assemblea Generale di maggio. Poi toccherà al nuovo Presidente che sarà scelto dal Pontefice in una terna indicata dai Vescovi italiani. Il prescelto potrebbe essere il Cardinale Arcivescovo di Perugia Gualtiero Bassetti, attuale vicepresidente e molto vicino a Francesco. Lo stesso Bassetti è stato ricevuto dal Papa in udienza privata dallo stesso Pontefice.

“Presiedere la nostra Conferenza – ha osservato il Cardinale Bagnasco - è certamente un compito, ma è innanzitutto una grazia. Richiede l’umiltà che non si compiace, ma serve e rende capaci di ascoltare veramente i Confratelli, nel segno della stima sincera e della reciproca fiducia, per tentare delle sintesi limpide e alte. Per questo chi presiede non ha bisogno di avere un proprio programma, ma – in spirito di cordiale obbedienza – accoglie prontamente le indicazioni del Papa, Primate d’Italia, e, insieme ai Confratelli e al vissuto delle Comunità, le declina al meglio per le nostre Chiese. Sapendo anche che, quanto più la Comunità cristiana è viva e vitale, tanto più è fermento benefico per la società intera. All’umiltà e all’obbedienza si accompagna la discrezione”.

Dopo aver espresso ancora una volta vicinanza alle popolazioni terremotate dell’Italia Centrale e solidarietà alla popolazione di Locri dove la 'ndrangheta prova a rialzare la testa, il Cardinale Bagnasco ha fotografato le diverse situazioni vissute dalla Chiesa italiana e dall’intero Paese.

Nonostante i timidi segnali di ripresa, il Cardinale ha sottolineato l’affanno che ancora opprime l’Italia. “La prima e assoluta urgenza resta ancora il lavoro: sono ormai lunghi anni che il problema taglia la carne viva di persone – adulti e giovani – e di famiglie. La vita della gente urla questa sofferenza insopportabile: deve avere la sicurezza nei fatti che questo grido è ascoltato e preso in seria e diuturna considerazione”.

E’ la famiglia “il primo e efficace ammortizzatore sociale, nella quale i risparmi ancora rimasti e le pensioni dei nonni continuano ad essere l’ancora per tutti – figli e nipoti –; dove, soprattutto, ciascuno può rigenerare le proprie energie spirituali e morali per non arrendersi e lottare. Il popolo vuole vedere il mondo politico piegato su questo prioritario dramma, mentre invece lo vede continuamente distratto su altri fronti, nonché chiuso in una litigiosità dove non entra per nulla il bene del Paese. C’è bisogno di politica autentica, di pace istituzionale, ed è qualunquista ghigliottinare lo Stato”.

Il pensiero del Cardinale corre ai giovani. “Il 92% dei giovani dichiara il desiderio di farsi una propria famiglia e di avere due o più figli: è uno straordinario dato di fiducia, reso purtroppo vano dalla mancanza di lavoro stabile. Senza lavoro non c’è dignità personale, non c’è sicurezza sociale, non c’è possibilità di fare famiglia, non c’è futuro. Legata alla questione del lavoro, sta crescendo la preoccupazione per la continua decrescita demografica. Sempre più siamo convinti che – oltre al lavoro – sia urgente incidere su una  fiscalità più umana, e chiediamo di giungere al cosiddetto fattore famiglia che le Associazioni – a partire dal Forum delle Famiglie – propongono da anni”.

L’Arcivescovo di Genova difende a tutto tondo la famiglia. “La bellezza e la necessità della famiglia, fondata sul matrimonio e aperta alla vita, non verranno mai meno, anche se un certo pensiero unico continua a denigrare l’istituto familiare e a promuovere altri tipi di unione, che non sono paragonabili in ragione delle peculiarità specifiche della famiglia, a partire dalla valenza educativa per i figli e dall’importanza vitale che la famiglia costituisce per il tessuto sociale. Veramente non si comprende, al di fuori di una visione ideologica, la costante e crescente azione per screditarla e presentarla come un modello superato o fra altri, tutti equivalenti”. In tal senso – ha ricordato ancora Bagnasco – “non possiamo non dire una parola – sempre rispettosa, ma chiara e convinta – circa il diritto dei figli ad essere allevati da papà e mamma, nella differenza dei generi che, come l’esperienza universale testimonia, completa l’identità fisica e psichica del bambino. Diversamente, si nega ai minori un diritto umano basilare, garantito dalle Carte internazionali e riconosciuto da sempre nella storia umana. Tale diritto non può essere schiacciato dagli adulti, neppure in nome dei propri desideri. Essere genitore è una cosa buona e naturale, ma non a qualunque condizione e a qualunque costo”. Ribadito un no fermo all’utero in affitto e alla teoria gender che “banalizza la sessualità umana ridotta ad un vestito da cambiare a piacimento”.

Poi la critica alla legge sul fine vita all’esame delle Camere poiché “è lontana da un’impostazione personalistica; è, piuttosto, radicalmente individualistica, adatta a un individuo che si interpreta a prescindere dalle relazioni, padrone assoluto di una vita che non si è dato.  Si rimane sconcertati anche vedendo il medico ridotto a un funzionario notarile, che prende atto ed esegue, prescindendo dal suo giudizio in scienza e coscienza; così pure, sul versante del paziente, suscita forti perplessità il valore praticamente definitivo delle dichiarazioni, senza tener conto delle età della vita, della situazione, del momento di chi le redige: l’esperienza insegna che questi sono elementi che incidono non poco sul giudizio. La morte non deve essere dilazionata tramite l’accanimento, ma neppure anticipata con l’eutanasia: il malato deve essere accompagnato con le cure, la costante vicinanza e l’amore. Ne è parte integrante la qualità delle relazioni tra paziente, medico e familiari”.

Infine il Cardinale Bagnasco ha ricordato l’impegno della Chiesa italiana in favore dell’accoglienza dei migranti anche attraverso i corridoi umanitari. Ferma la critica all’Unione Europea che “deve uscire dai propri ambienti chiusi, e arrivare idealmente fino alle nostre coste; deve farsi più responsabile e meno giudicante”.