Charles De Foucauld, l'attualità del deserto per l'uomo che cerca Dio

La copertina del libro
Foto: Edizioni Terra Santa
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A cento anni dalla scomparsa del Beato Charles De Focauld una agile biografia lo racconta gli uomini d’oggi. Centosessanta pagine suddivise in due sezioni. La prima parte è dedicata principalmente alla vita di Frère Charles, attingendo ai suoi scritti; la seconda, invece, è incentrata sulla spiritualità di Charles. L’autore, Fratel Oswaldo Curuchich, classe 1972 è piccolo fratello di Jesus Caritas. Con lui abbiamo parlato di Charles de Focauld, partendo dal libro Charles de Foucauld Vita e Spiritualità Edizioni Terra Santa.

Iniziamo proprio dal protagonista, Charles de Foucauld: a cento anni dalla morte di questo beato, cosa ci insegna sulla vita contemplativa ma in azione?

La vita di Charles de Foucauld ci riporta alla fonte primaria, al cuore del Vangelo che è la persona stessa di Gesù di Nazaret, il Figlio di Dio. Da quando Dio si è rivelato a Charles con un “incontro personale” nel sacramento della riconciliazione, la vita di de Foucauld non ha avuto altro scopo che “imitare la vita Gesù”, in tutto, nelle sue parole e nelle sue azioni. Gesù è il contemplativo nell’azione per eccellenza, gli evangelisti ci descrivono in diverse occasioni la “giornata tipo” del Maestro di Galilea che intercalava alla predicazione i momenti intensi di preghiera, momenti anche prolungati, al mattino presto o durante dei soggiorni in solitudine. Possiamo intuire la vita attiva-contemplativa di Gesù anche nel suo essere obbediente a Dio e, allo stesso tempo, obbediente a Giuseppe e a Maria, “era loro sottomeso”. Fedele a Dio e fedele all’uomo.

La parola “deserto” fa paura, ma il beato Charles l’ha resa una parola di speranza?

Il deserto fa paura perché non lo si conosce, ci sono tanti cliché e ognuno si fa un’idea (sbagliata) di quello che il deserto è veramente. Claude Rault, già vescovo nel Sahara, francese, diceva ironicamente che il nomade del deserto si sposta con la stessa naturalezza come lo fa un parigino, il primo conosce i sentieri dell’immenso deserto e il secondo la rete della metrò. Tuttavia ognuno vive la vita quotidiana nel proprio mondo ed è possibile a chi vi arriva da un luogo diverso penetrarvi lentamente… Si ha paura di tutto ciò che non si conosce, dei luoghi come della gente.

Il deserto può assumere diversi significati, per Charles de Foucauld è stato soprattutto il luogo dell’incontro con Dio e della purificazione-conversione. Dallo shock provato durante le spedizioni militari, al vedere gli uomini dell’islam prostrarsi per adorare il Dio altissimo appena ascoltavano il richiamo alla preghiera, lui che viveva “senza nulla credere e nulla rifiutare”, fino al suo peregrinare nel Sahara – dopo gli anni vissuti in monastero e i tre anni a Nazaret – nelle lunghe traversate per andare alla ricerca di “fratelli” e “sorelle” per far loro conoscere Gesù; il deserto è quello spazio immenso abitato da Dio. Il deserto fa paura quando è visto come luogo di assenza di vita e di ostilità, ma diventa parola di speranza se considerato luogo abitato da Dio e dagli uomini e le donne amati da Dio, luogo di incontri. Non per niente la Liturgia dell’Avvento vi ritorno diverse volte: «Voce di uno che grida nel deserto: preparate la via del Signore», proprio dal deserto risuona l’annuncio di speranza, la Buona Novella.

La spiritualità del dono, del darsi del beato Charles, cosa ci insegna oggi?

Ci ricorda innanzi tutto che la vita cristiana è fondamentalmente vita donata, a Dio e ai fratelli.

Charles ne era convinto, lo esprime senza mezzi termini nella cosiddetta Preghiera d’abbandono: “è per me un’esigenza d’amore il donarmi, il rimettermi nelle tue mani, senza misura”…  Senza misura, corrisponde a una scelta radicale: «Appena ho conosciuto Dio non ho potuto fare diversamente che vivere solo per lui», confidava ad un amico carissimo. Ugualmente hanno cercato di fare coloro che si sono messi a seguire le sue tracce, a cogliere e viverne le intuizioni, per esempio René Voillaume, fondatore dei Piccoli Fratelli di Gesù, parlava di una “Vita di immolazione”, del dono totale nella quotidianità, ed esprimeva il concetto con un’immagine interessante: «La vita di un piccolo fratello è come il segno del pane, qualcosa che va spezzato, distribuito, donato», cioè senza misura. Ugualmente Piccola Sorella Magdeleine di Gesù, esigeva alle Piccole Sorelle, di amare le persone e il mondo “con tutto l’amore di cui sei capace”.

Di fronte al pensiero ed i costumi dominanti oggi, che si fondano sull’egoismo, l’accaparrare per sé, il non accogliere e non condividere, certamente la spiritualità del dono, che è niente meno che l’imitazione della vita donata di Cristo, che “morì per”, è un richiamo forte.

Qual è il fascino dei “Fratelli” nel mondo oggi?

Dal mio punto di vista riguarda la vita spirituale in genere e la preghiera in modo particolare. È condivisa la convinzione che “in fraternità si prega”, oppure ci si reca presso i Fratelli e le Sorelle di Charles de Foucauld per pregare. Sembra che la preghiera sia diventata una specie di nostalgia per moltissimi cristiani, presbiteri e consacrati compresi, che non trovano più il tempo e il luogo per pregare tranquillamente. Si corre sempre, si è collegati con il mondo, spesso con il “piccolo mondo”, che tutto esige e tutto assorbe. La preghiera è una dimensione vitale per Charles de Foucauld, è un “dialogo amorevole con l’amatissimo Gesù”. Il beato Charles dava una definizione molto bella della preghiera: «Pregare è pensare a Gesù amandolo», quindi la preghiera rientra in quel mistero di Nazaret, dove Gesù cresceva in età, sapienza e grazia, in ascolto-dialogo con il Padre e in obbedienza agli uomini. Da parte sua, fratel Carlo Carretto diceva che «pregare più che parlare con Dio è ascoltarlo, la contemplazione più che guardare Dio è farsi guardare da lui». Tutti questi concetti esprimono la necessità di rimanere alla presenza di Dio, ascoltandolo, conoscendolo e soprattutto amandolo. Mi sembra che, al di là delle virtù di ciascuno e della riuscita di una vita intensa di preghiera, il fascino è di carattere spirituale ed è quella testimonianza concreta che è possibile stare davanti a Dio.

Una attualità particolare del Beato?

Vorrei aggiungere l’attualità di molti aspetti della spiritualità del beato Charles, a cominciare dalla necessità per i cristiani di oggi di instaurare un rapporto personale con la persona di Gesù. La fede oggi è vissuta come risposta d’amore, colui che si sente amato da Dio desidera corrispondere all’amore con e per amore.

Per ultimo il tema della povertà che abbraccia i concetti di essenzialità e sobrietà. Papa Francesco nell’istituire la prima Giornata mondiale dei poveri ci ricorda che per i discepoli di Cristo la povertà è anzitutto una vocazione a seguire Gesù povero. Povertà significa un cuore umile che sa accogliere la propria condizione di creatura limitata e peccatrice per superare la tentazione di onnipotenza, che illude di essere immortali.