Come comunica un Papa? Lo racconta un libro sulla semiotica comunicativa

La copertina del libro
Foto: Osservatore Romano
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Un libro che “nasce da un incontro sulle modalità di narrazione del Papa”. Così il Prefetto della Segretaria per la comunicazione della Santa Sede monsignor Dario Edoardo Viganò ha spiegato il senso stesso del volume che raccoglie alcuni saggi di professori di semiotica dedicato a Papa Francesco.

Il senso è quello di studiare, ha detto Viganò presentando il volume, “alcune prassi comunicative di Francesco che così sono diventate oggetto di analisi accademica. E il libro individua proprio dei capitoli come i pezzi di un grande racconto complessivo. Un approccio interessante che stimola una riflessione di alto livello sui processi della narrazione del Papa e che conferma come nella comunicazione nulla sia scontato richiedendo competenza, visione e strategia”.

‘Il racconto di Francesco. La comunicazione del Papa nell’era della connessione globale’ (pubblicato da LUISS University Press), è un libro di studio quindi.  

Il volume in effetti ha una visione “laicista” e tecnica della comunicazione ecclesiale, e lo si comprende fin dalla introduzione che segue la visione riduttiva della “crisi di credibilità” e “fragilità” della Chiesa prima di Papa Francesco. Visione che, a dire il vero, è un po’ un luogo comune creato dal mainstream nemico della realtà viva della Chiesa Cattolica. La visione del Papa come un “leader” di fatto ne sminuisce il valore e il significato. Gli autori esaminano il carisma personale del Papa come si farebbe con un politico e non il Vicario di Cristo.Se lo si legge quindi senza pensare che si parla del Papa il libro è interessante, fa comprendere come il mondo laico e “lontano” vede oggi la Chiesa e la comunicazione che la riguarda.

Basta leggere una frase della introduzione del libro per capire che il taglio è puramente tecnico: “Bergoglio non è un eroe isolato, né un ribelle visionario; è un soggetto sociale, integrato e capace di costruire comunità; al contempo assolve una funzione rappresentativa (sta per l’Istituzione che incarna,senza, in alcun modo,rinnegarla), una funzione rifondativa (ridefinendo i codici e la missione della Chiesa cui appartiene) e una funzione simbolica (incarnando universi di valori riconosciuti come tali anche da chi non appartiene alla comunità cattolica)”.

Isabella Pezzini ad esempio “rovescia l’opinione diffusa che vuole Francesco un Papa profondamente moderno,sostenendo piuttosto che la sua singolarità risiede nella capacità di adattare il proprio discorso e forme “antiche” del discorso religioso (a iniziare dalla parabola e dall’idea di predicazione) a modalità comunicative nuove”. E ancora si legge nella introduzione, “Maria Pia Pozzato concentra la sua attenzione sull’irritualità e sugli aspetti paradossali che marcano la comunicazione di Papa Francesco”, Franciscu Sedda “prende in esame l’imprevedibilità che caratterizza la figura del pontefice incentrando tuttavia la riflessione sulla poetica di Francesco”. Il contributo di Massimo Leone poi “ è incentrato sulla “rivoluzione prossemica” inaugurata dal Papa,sulla correlazione tra la corporeità del leader spirituale e la tradizione della compagnia di Gesù”.

E’ Paolo Peverini che mette in luce “la correlazione tra i valori a fondamento del pontificato e l’esordio del nuovo portale dell’informazione vaticana, un’operazione guidata dalla Segreteria perla Comunicazione che per la prima volta è chiamata a riunificare tutti i media della Santa Sede in unica struttura”Interessante la visione di Ruggero Eugeni sul tema delle forme sempre più visibili e rilevanti assunte dalle produzioni dal basso riguardanti Papa Francesco come i  video amatoriali,sulle pratiche d’uso del social web, sui siti non ufficiali”. Semiotica anche della cultura per Anna Maria Lorusso che “ indaga il ruolo giocato dalle narrazioni filmiche sul Papa nella costruzione della sua figura pubblica”.