Da Riga a Basilea, la speranza di Taizé per l’Europa

Un momento dell'incontro europeo di Riga con la comunità di Taizé
Foto: da www.taize.fr
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Sarà a Basilea dal 29 dicembre 2017 all’1 gennaio 2018 il prossimo incontro europeo della comità di Taizé. Lo ha annunciato frère Alois ai responsabili delle Chiese europee davanti ad oltre 15.000 giovani riuniti a Riga.

Ha detto Frére Alois: “Nel 2017, il 500° anniversario della Riforma protestante offre l’opportunità di incamminarci verso l’unità, al di là di una semplice cordialità reciproca. Tra le chiese, come all’interno di ogni chiesa, ci saranno sempre differenze; esse però possono diventare un invito al dialogo franco, possono essere un arricchimento …”

“Ora – ha aggiunto il priore della comunità di Taizé - cosa dovrebbero fare le chiese se non avere il coraggio di mettersi sotto lo stesso tetto senza attendere che un accordo sia raggiunto su tutte le questioni teologiche? O almeno sotto una stessa tenda, uscendo da un disegno troppo statico dell’unità e trovare modi ed occasioni, che anticipano la gioia dell’unità e mostrano segni visibili della Chiesa di Dio, del Corpo di Cristo e della comunione dello Spirito Santo”.

Il leader della comunità ecumenica ha sottolineato poi che “la comunione tra tutti coloro che amano Cristo può essere stabilito solo se ognuno rispetta la diversità altrui; essa può essere credibile solo se è visibile. Abbiamo bisogno di un nuovo punto di partenza per avanzare una tale diversità riconciliata. Il punto di partenza è il Cristo, egli non è diviso”.

Raccogliendo le parole di papa Francesco, in cui aveva ribadito che la conoscenza tra le confessioni: “non è solo ricevere informazioni su di loro per conoscerli meglio, ma per raccogliere ciò che lo Spirito ha seminato in loro come un dono anche per noi”, frère Alois ha proposto ad alcuni giovani di condividere anche il pellegrinaggio a Tallin in Estonia ed a Vilnius e Kaunas in Lituania, come tappa del ‘pellegrinaggio della fiducia’.

“I Paesi baltici – ha detto - pur diversi l’uno dall’altro, formano anche un’unità. Non dimenticano che, per rivendicare la loro indipendenza, un giorno hanno formato una catena umana che attraversava i tre Paesi da nord a sud. Ringraziamo i tre Paesi baltici per il loro coraggio, la loro ospitalità, e, per molti abitanti, la loro fede. Grazie per la luce che qui abbiamo ricevuto, ci guiderà nel pellegrinaggio di fiducia della nostra vita di ogni giorno”. E prima di concludere l’incontro di Riga. il priore di Taizè ha invitato i giovani a portare nei propri Paesi la luce di Cristo per riaccendere nuovamente la speranza.

“Con questa luce – ha affermato - attraversiamo le oscurità che potrebbero scoraggiarci. Essa ci permetterà di non cedere alla paura di fronte alle instabilità e ai capovolgimenti del mondo. La luce che abbiamo trovato qui è una luce di pace. Domani sarà la giornata mondiale della pace. Questa notte pregheremo per tutti quelli che conoscono la violenza, l’ingiustizia e la povertà”.

In sintonia con il messaggio per la pace di papa Francesco frère Alois ha invitato i giovani, pronti con il sacco a pelo in spalla, ad essere operatori di pace con gesti quotidiani di nonviolenza: “Ciascuno di noi potrebbe arrivare a condividere la luce della pace con una o più persone: i nostri cari, una famiglia che vive nella precarietà, un senza tetto, un bambino abbandonato, un rifugiato. Possiamo talvolta alleviare una sofferenza. Possiamo sempre prestare un’attenzione del cuore all’altro, cosa importante quanto l’aiuto materiale: ascoltare un rifugiato raccontare la sua storia, o una madre sola disoccupata e che non sa come preparare il futuro dei suoi figli… Quando andiamo con molta semplicità verso quanti sono più poveri di noi, facciamo una scoperta: essi ci danno qualcosa, ci aiutano ad accettare le nostre debolezze e la nostra vulnerabilità, c’insegnano il valore inestimabile della bontà umana.”

“I poveri di questo mondo – ha continuato - sono, a volte senza saperlo, molto vicini a Gesù che era povero tra i poveri. Quando andiamo con il cuore aperto verso coloro che sono feriti dalla vita ci avviciniamo a Gesù. Per questo capiamo meglio le sue parole, e la sua luce si riaccende in noi. Il senso della nostra vita diventa più evidente, essa è un segno dell’amore di Dio, noi siamo fatti per amare ed essere amati”.

Nei tre giorni di incontro, frére Alois ha invitato i giovani europei ad essere coscienti della gravità delle situazioni politiche ed economiche dell’Europa e del mondo per aprire insieme le strade della speranza: “Il nostro incontro è portatore di un messaggio per l’Europa: noi optiamo per una fraternità europea rispettosa delle particolarità locali, dove la voce di ogni popolo conta. E ci impegniamo a creare legami d’amicizia in Europa e anche al di là delle frontiere dei nostri Paesi europei. Per noi cristiani, la fraternità ha anche un altro nome, quello della comunione. Sì, Cristo ci unisce in una sola comunione, con tutte le nostre diversità di culture e tradizioni cristiane”.

Ricordando ancora che il 2017 è l’anno dell’anniversario della Riforma, ha affermato che essa ha prodotto ‘un’ispirazione profonda alla Chiesa’, ma anche una profonda divisione: “Voi giovani che siete qui, protestanti, ortodossi, cattolici, voi testimoniate con la vostra presenza il vostro desiderio d’unità. Avete ragione: dobbiamo essere insieme affinché sia rivelato il dinamismo del Vangelo… Quando camminiamo insieme, la speranza che viene da Cristo si manifesta chiaramente. Egli ha vinto la morte e l’odio, oggi ci riunisce nella sola comunione di tutti i battezzati. Se siamo uniti in Cristo, possiamo essere un segno di pace in una umanità lacerata. Sì, la nostra fraternità, la nostra comunione possono preparare la pace”.

Quindi il cristiano non deve cedere allo scoraggiamento ma prendere ‘una forte decisione interiore’: “Essa consiste, per noi cristiani, nell’affondare le nostre radici più profondamente in Cristo Gesù. La fede, la fiducia in Dio, non può essere per noi una realtà marginale. Si tratta né più né meno di mettere sempre di nuovo il Cristo al centro della nostra vita”.

Il Vangelo – ha sottolineato - esige una radicalità, che non è irraggiungibile: “Tutti possiamo incominciare e ricominciare a mettere in pratica questa parola di Cristo. Ciò è possibile, perché, ancor prima di chiederci chissà che cosa, Cristo ci prende accanto a sé. Egli ama ciascuno e ciascuna di noi di un amore incondizionato e anche folle. Anche i nostri errori non sminuiscono l’amore che ha per noi. Accogliamo Cristo, anche noi, con amore. Offriamogli ospitalità. Egli ci guarda con fiducia. Allora la paura lascia il posto al coraggio. L’impossibile diventa possibile”.

Frére Alois ha raccontato come la comunità di Taizé ha accolto famiglie siriane ed irachene, ha detto che ha “anche mantenuto un contatto con alcune persone in Siria. La settimana scorsa ho parlato al telefono con una comunità cristiana di Aleppo. In mezzo al terribile dramma che il popolo siriano conosce, ci sono delle persone che non cedono e fanno tutto quello che possono per alleviare le sofferenze. Allora mi sono detto: dobbiamo sostenerli. Attraverso la nostra Operazione Speranza, colletta di Taizé, vogliamo sostenere economicamente questa comunità di Aleppo in Siria e anche una comunità a Mosul in Iraq. Essi curano bambini che soffrono per traumi, contribuiscono alla ricostruzione di case distrutte. Così aiutano la gente a rimanere nel loro Paese”.