Dalla Basilicata a New York, il presepe di Franco Artese a St.Patrick

Il Presepe di Artese
Foto: Margot Balboni
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Nel 2012 il Presepe di Franco Artese, presepista di fama mondiale che ha le sue origini in Basilicata, era in piazza San Pietro. 2015 il Presepe vola a New York per essere esposto nella cattedrale di San Patrick. Un omaggio non solo alla comunità italo americana, ma a tutti gli emigrati negli USA e all’intera comunità statunitense.

Un orgoglio per  la Regione Basilicata spiega il Presidente della Regione Basilicata Marcello Pittell, che grazie alla Agenzia di Promozione Territoriale  è particolarmente grata per l’accoglienza di questa iniziativa da parte dell’Arcidiocesi di New York e per la collaborazione offerta dal Consolato Italiano, dall’ENIT e dall’Istituto Italiano di Cultura di New York”. Artese stesso ama ricordare che la sua passione nasce dalla infanzia:

“Quando ero piccolo a Natale in famiglia c’era la tradizione di allestire il presepe tutti insieme. Vivendo in una famiglia numerosa di ben 8 figli, ed essendo il penultimo, venivo sempre “scavalcato” dai miei fratelli più grandi che non mi consentivano di poter intervenire nella disposizione delle statuine. Il mio primo presepe lo realizzai a Grassano nel 1976.”

Cos’è che l’ha spinta a scegliere il paesaggio lucano e in particolare lo scenario dei Sassi di Matera, quale ambientazione delle sue Natività? Qual è il messaggio che vuole trasmettere?

Se in principio il presepe nato con San Francesco cercava di essere fedele all’iconografia della Terra Santa sia nel paesaggio che nei personaggi, man mano negli anni le diverse scuole che si sono sviluppate - da quella napoletana a quella pugliese a quella siciliana -, hanno realizzato la Natività scegliendo come sfondo, come scenografia, il proprio ambiente.

Io, da lucano, ho sentito questa stessa esigenza e ho deciso di rappresentare la natività ispirandomi ad alcune scene contadine. Attraverso le mie opere cerco di dare emozioni, di trasferire quei valori tipici dell’ambiente rurale che fino a 40, 50 anni fa era quello dei nostri paesi e che adesso sono così rari come l’umiltà, la semplicità, il vicinato, la famiglia. E’ questo il messaggio che voglio trasmettere nel rendere protagonisti la nostra gente, i nostri luoghi. Nel mio presepe le espressioni dei personaggi, la genuinità e l’ingenuità dei contadini, per me sono sempre più importanti dell’ambientazione. Certamente la scenografia è d’effetto e contribuisce allo scopo, ma fondamentale rimane nel mio intento la “Scena” che si svolge e che rappresenta il Mistero della Natività di Gesù.

Essendo un artista, principalmente la mia professione è quella di pittore, ho trasferito questa passione anche nel presepe, soprattutto ponendo attenzione allo sguardo, alle espressioni delle persone, cercando di rappresentare scene di vita quotidiana della gente lucana. Mi sono ispirato ad alcune fotografie di Cesare Zavattini e Mario Carbone degli anni ‘50 e ‘60 che hanno segnato anche la vita artistica di Carlo Levi, scene stupende di vicinato, di vita contadina. Ci sono i visi rassegnati dei contadini ma anche i visi fieri di quel poco che gli basta per vivere, insomma tanta umanità.

Quest’anno un suo presepe verrà esposto nella cattedrale di St. Patrick a new York. In che modo e con che sentimenti, pensa che la comunità americana si avvicinerà al suo presepe?

È vero che la tradizione di realizzare il presepe è una tradizione tipicamente italiana e in particolare delle regioni del Sud. Tra l’altro una tradizione che con il passare degli anni sta scomparendo, perché si sono un po’ persi quei valori cristiani che portavano a realizzare il presepe nelle case. Io credo però che il messaggio che il presepe, e in particolare la Natività, racchiude, possa avere un significato universale di pace, serenità e di affermazione di valori quali la famiglia, la solidarietà e la vicinanza dei popoli, aldilà del credo e della fede di chi al presepe si avvicina anche come semplice visitatore. Dunque penso che sia importante realizzare delle opere che invoglino il visitatore a sentire dentro di sé vivo e presente il Mistero del Natale. Per me realizzare un presepe è soprattutto questo: portare un po’ di pace e di serenità nel cuore della gente. E inoltre credo che un presepe a New York possa servire per rinsaldare il legame con le proprie origini anche per le tante generazioni figlie di quella comunità italiana emigrata a New York tanti anni fa in cerca di un futuro migliore. Ed è proprio a quella comunità che ho voluto dedicare uno spazio nel mio presepe, e a cui va il mio rispettoso omaggio.

A questo proposito non posso non ricordare quando a 26 anni, nel 1983, per la prima volta oltre oceano, realizzai per conto del Governo Italiano nella Chiesa di Our Lady of Pompeii nel Green Village di New York un presepe di circa 100 mq. Ci furono circa ottocentomila visitatori ma l’emozione più forte, per me allora molto giovane, fu il vedere le folle di italiani che venivano, rivedevano i propri luoghi d’origine che avevano lasciato tanti anni prima e sentendosi “a casa” mi abbracciavano. In quell’abbraccio c’era tutto: calore, condivisione, nostalgia, riconoscenza, per me che all’improvviso mi sentivo un po’ emigrante come loro. Mi colpì l’espressione di una ragazza americana di colore che ci tenne a dirmi come fosse “impensabile” ritrovare a New York un angolo di semplicità e di umiltà come quello. Ecco, per me ritornare a New York oggi, a distanza di 32 anni, con un vissuto molto più denso oltre che con una riconosciuta maturità artistica, è senza dubbio una grande occasione per rilanciare quell’angolo di semplicità e di umiltà di cui credo la gente abbia ancora bisogno.

Quanto c’è della Basilicata nei suoi presepi?

Nelle mie realizzazioni ci sono sempre scenografie in cui si ritrovano “pezzi di Basilicata”. Ogni anno giro per i nostri paesi cercando di scoprire vicoli, palazzi, tetti, elementi che caratterizzano il nostro patrimonio architettonico e culturale. Ma tra i paesaggi più importanti, e di cui sono innamorato, c’è senza dubbio Matera, sia perché rispecchia un po’ le case tipiche di Betlemme rievocando il luogo dove è nato Cristo, sia perché il paesaggio dei Sassi per me è sempre fonte di ispirazione, non basterebbe una vita per poterne rappresentare le suggestioni.

Parliamo di Franco Artese. Quanta fede c’è nel suo lavoro?

Creare un presepe non è per me soltanto un’opera d’arte. Sono un uomo di fede e nel mio piccolo io cerco di far rivivere la notte di Betlemme, seguendo il messaggio di San Francesco, cercando di risvegliare quei cuori che si sono addormentati e portarli a realizzare il presepe nella propria casa.

C’è un personaggio che ricorre nel suo presepe, una sorta di portafortuna?

Parlarne mi commuove sempre. In effetti c’è un personaggio che metto sempre nei miei presepi, è una piccola vecchina che mi accompagna e che in qualche modo io accompagno al presepe. Rappresenta mia madre la cui perdita per me è stata molto dolorosa, e che nei momenti più delicati del lavoro vedo sempre a me vicina, che mi sostiene.

Fra tanti presepi finora realizzati, quale resta il suo ricordo più bello?

Il mio ricordo più bello è senza dubbio quello legato al momento in cui, alla vigilia del Natale dello scorso anno, in Piazza San Pietro,  mi fu chiesto di “svelare” agli occhi del mondo, che seguiva in mondovisione la celebrazione, e soprattutto agli occhi di S.S. Benedetto XVI il presepe monumentale da me realizzato. Emozione rinnovata poi quando S. S. Benedetto XVI, in preghiera davanti allo stesso presepe mi colmò il cuore di gioia nel chiedermi di illustrargli la mia opera. Credo davvero di aver realizzato il sogno della mia vita, tra l’altro annunciatomi da un vero sogno fatto in una fredda notte di alcuni mesi prima.

Ce ne vuole parlare?

Si, nel mese di febbraio precedente il Natale, nei giorni in cui una nevicata aveva praticamente sommerso il mio paese bloccandoci nelle case, una brutta bronchite mi teneva a letto e in uno dei momenti di dormiveglia sognai Papa Giovanni Paolo II che in Piazza San Pietro mi prendeva per mano e mi diceva: “Vieni con me, ti accompagno a visitare il Vaticano”. Ricordo la felicità provata a quelle parole e allo stesso tempo la delusione del risveglio quando capii che si trattava solo di un sogno. Quell’episodio mi diede la forza di sperare, quando se ne prospettò la pur remota possibilità, di riuscire a portare il mio presepe in qualche sala del Vaticano. Ma chi mai poteva immaginare che avrei addirittura realizzato il presepe in Piazza san Pietro!

Che valore ha per Artese esporre a New York, dopo aver realizzato il presepe a Roma, nel cuore della Cristianità?

Con il presepe in Piazza san Pietro il mio messaggio di fede è entrato nelle case di tutti ed io ho avuto l’occasione di raggiungere tantissime famiglie e far riscoprire la bellezza di quei valori umani che portano alla fede stessa. Con il presepe a New York, la città dai mille volti, la metropoli per eccellenza io vorrei continuare a suscitare emozioni arrivando al cuore di tanti, anche di chi crede in una religione diversa dalla mia. Per me realizzare presepi è un po’portare avanti una missione e sono convinto che nel mio piccolo, con le mie opere, posso contribuire a diffondere, nella magica notte di Natale, il messaggio di pace e di serenità di cui il mondo ha oggi bisogno.

Il Presepe sarà esposto dall’8 dicembre 2015 al 6 gennaio 2016. L’opera si ispira al paesaggio culturale della terra lucana e nello specifico al caratteristico territorio dei Sassi della città Matera, patrimonio Mondiale dell’Umanità (UNESCO) e Capitale Europea della Cultura nel 2019.

“Il presepe artistico di Francesco Artese, ricorda il  direttore generale dell’Apt Basilicata, Gianpiero Perri, si conferma uno straordinario veicolo di promozione dell’immagine regionale, della qualità dell’artigianato artistico lucano e soprattutto delle tradizioni religiose e dei valori di solidarietà e di accoglienza, valori universali che connotano la cultura dei lucani. 

L'ambiente è proprio quello dell'antica civiltà contadina lucana, la “civiltà delle mani”, basata sul lavoro nei campi e su antichi mestieri, connotata da una dimensione laboriosa e frugale, da un'umanità fortemente pervasa da spirito di sacrificio e senso religioso. E’ la rappresentazione di un mondo legato ai valori essenziali della famiglia, del lavoro, della solidarietà e da una concezione della vita aperta al Mistero. Realizzato interamente in polistirene ricoperto da uno strato di stucco in resina effetto “tufo” con elementi di arredo in metallo, legno e terracotta, della dimensione in pianta di circa 20 mq, il presepe raggiungerà un’altezza di circa 3,5 mt. Le statuine, circa 70, dell’altezza di 27 cm sono realizzate interamente in terracotta dal Maestro Vincenzo Velardita e sono rivestiti con abiti inamidati, ispirati ai costumi tipici della tradizione lucana, realizzati dalle sapienti mani delle sorelle Nadia e Daniela Balestrieri e di Teresa Galasso, il tutto sotto la diretta supervisione del maestro Artese. Nel presepe particolare significato assume il gruppo di personaggi che rappresenta la scena della famiglia di emigranti. È la prima volta che il maestro Artese introduce questo tema nel suo presepe e lo ha fatto proprio per rendere omaggio ai tanti emigrati italiani che in passato varcarono l’Oceano per soddisfare la loro fame di lavoro e di futuro, approdando qui in America. Simboleggia anche la sofferenza del vivere lontano dalla propria terra, e la speranza ed i sogni di uomini e donne che in tutto il mondo sono costretti a lasciare il proprio Paese.

I visitatori che andranno nella Cattedrale di  potranno scaricare ed ascoltare l’audioguida in italiano e in inglese attraverso un Qrcode oltre che dal sito dell’APT Basilicata.