Dalle diocesi, gli auguri di Natale

Il frontespizio della lettera dell'arcivescovo di Torino
Foto: Diocesi di Torino
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Natale è alle porte e i vescovi italiani vogliono entrare nella case dei fedeli con un messaggio di augurio e…non solo.

“Natale a Betlemme: nasce Gesù! Natale a Matera e nella nostra Arcidiocesi (Matera-Irsina, ndr),  oggi, rimeditando quel momento!”, scrive mons. Giuseppe Caiazzo: “Betlemme, casa del pane. Matera, città famosa oltre che per i Sassi, anche per il pane! Betlemme e Matera, città piene di grotte, prima sconosciute, con tanti bisogni e necessità, ma ricche di umanità: il pane si preparava insieme, si cucinava allo stesso forno e si condivideva”. Betlemme e Matera, oggi sono diventate – spiega – “famose e mete, con interessi diversi, per turisti, pellegrini, uomini e donne senza distinzione di religione, di nazionalità, di cultura”. Oggi, come ieri, a Matera e nel territorio diocesano “risuona l’annuncio dell’Angelo: tutti nuovi pastori chiamati a vegliare il gregge parrocchiale, familiare, aziendale, sindacale, politico, ospedaliero, scolastico, del lavoro… Uomini - pastori, che vegliano nella notte delle paure, delle tensioni, dei conflitti, delle minacce, dei giochi di potere”.

E oggi, ad Agrigento, in vista del Natale, l’arcivescovo, il card. Francesco Montenegro, aprirà le porte del palazzo vescovile e del museo diocesano per accogliere fedeli e visitatori per dare la possibilità di visitare e conoscere luoghi ecclesiali significativi della Chiesa di Agrigento.

“Il Natale non è la festa dell’inverno, del gelo, ma la festa del Signore che si fa uomo come noi, è il compleanno del figlio di Dio”, dice l’arcivescovo di Genova, il card. Angelo Bagnasco durante la cerimonia di inaugurazione del presepe nella sede della Regione Liguria esortando “alla pace delle famiglie e dei cuori, all’accoglienza vicendevole perché una società che non è accogliente ha un parametro di umanità scarso”.

Il Natale  ricorda che ciascuno è chiamato a “proferire il suo ‘eccomi’ capace di generare nuovi percorsi e spazi di speranza per tutti”, scrive l’arcivescovo di Rossano-Cariati, mons. Giuseppe Satriano nel messaggio alla diocesi dal titolo “Impariamo a generare amore” e nel quale sottolinea che il territorio diocesano vive il “dramma della crescita della povertà a vari livelli. Il degrado aumenta a danno di strati sempre maggiori della società e le istituzioni, quando non sono inermi e sorde, riescono a malapena a intercettare il quadro dei bisogni”. Da qui l’invito affinché il Natale “non ci trovi rintanati nel finto tepore delle nostre ipocrisie, ma per strada e con audacia, a braccia aperte e pronte verso i bisogni di chi ci sta accanto”.

Per l’arcivescovo di Torino, mons. Cesare Nosiglia,  per accorgersi e sentire che “Lui sta bussando alla porta di casa”, occorre “non essere distratti, disattenti e preoccupati per altre cose, come lo sono stati gli abitanti di Betlemme che gli hanno chiuso la porta delle loro case e del loro cuore”. L’accoglienza – spiega il presule -  rappresenta anche oggi “uno dei gesti più difficili, perché esige un atteggiamento e una scelta precisa: quella della gratuità”. Gesù è venuto per “insegnarci” la via di “allargare i confini della nostra casa, famiglia, patria e cultura a tutti coloro che lo desiderano, rompendo steccati consolidati e superando divisioni di ogni genere”.

“Anche oggi, riattualizzare il Natale significa, spiega mons. Giuseppe Petrocchi, arcivescovo dell’Aquila, ‘far nascere’ Gesù nella nostra esistenza; ciò comporta anzitutto ‘fare posto’ alla carità, che è Amore divino: ricevuto, custodito e donato. Sta qui il centro del Vangelo e su questo campo si gioca la nostra sorte”.

Per mons. Luigi Mansi, vescovo di Andria, “la nostra è una umanità visitata, anzi abitata da Dio. Dinanzi ai venti di male, di violenza, di cattiveria che spirano da ogni dove, la risposta di Dio non è un rifiuto sdegnoso di quello che siamo, ma – se così possiamo dire – un continuo, anzi un eterno ritorno di fiamma! Quella del Natale, infatti, non è la festa di una visita estemporanea, ma di una presenza”.

Il Natale 2017, per la Chiesa di Cremona, deve avere un colore “missionario”, scrive il vescovo mons. Antonio Napolioni: “penso alla missione di ciascuno di noi, piccolo o grande, in prima fila nelle Istituzioni come nella quotidiana lotta per il bene e per la vita. Penso ad ogni famiglia, alle persone sole, a chi soffre disagio e ogni altra difficoltà”. La “missione del Natale” – aggiunge -  è quella di “nascere, di far nascere, di rinascere. Anche in un tempo di declino e indecifrabile mutamento come quello che ci mette alla prova”.

Primo messaggio natalizio alla diocesi per il vescovo di Brescia, mons. Pierantonio Tremolada, entrato in diocesi lo scorso 8 ottobre. “Una parola sento particolarmente cara in questo momento e vorrei si trasformasse in una richiesta condivisa al ‘Dio con noi’”: la parola “serenità”. La “intendo – spiega - come la forma quotidiana della pace che viene annunciata dagli angeli ai pastori. Non è sentimentalismo ingenuo o emozione passeggera, ma piuttosto l’esperienza di una sostanziale tranquillità interiore, guadagnata in un confronto deciso con la realtà quotidiana”. La nostra serenità nasce “dall’incontro tra l’onnipotenza di Dio e la fragilità dell’uomo, tra la sua luce e le nostre tenebre. L’amore di Dio ha afferrato dall’interno il cuore di una umanità ferita e smarrita e le ha offerto un fondamento saldo, una roccia su cui poggiare, una mano da afferrare”.

Primo Natale da arcivescovo anche per mons. Gian Carlo Perego, chiamato a guidare la diocesi di Ferrara-Comacchio. “Anche se il Natale è gioia, è festa, è famiglia – scrive mons. Perego - non possiamo dimenticare in questo Natale che molte campane non suoneranno nelle nostre ancora numerose chiese chiuse dopo il terremoto del 2012: è una ferita che ci fa soffrire, ma che al tempo stesso ci impegna, insieme. Non possiamo dimenticare a Natale i risparmiatori azzerati da un sistema bancario che da luogo di tutela del risparmio è diventato strumento di dilapidazione del frutto del lavoro e del risparmio stesso, complice una politica economica ancora incerta nel costruire un sistema di solidarietà che faccia giustizia di una situazione iniqua. Non possiamo dimenticare a Natale le troppe famiglie di persone sole: anziani, vedove, immigrati, separati e divorziati, ammalati. Entrando nelle città e nei paesi della nostra Diocesi – scrive ancora il presule ferrarese - vorrei fermarmi e non dimenticare soprattutto questi luoghi, queste persone, per sognare con loro, nelle loro case un Natale che porti il regalo di una chiesa riaperta, di un conto in banca ricostruito per affrontare con serenità la quotidianità e la vecchiaia, di una compagnia e una prossimità che rassereni”.

“Madri bisognose, famiglie in fuga, uomini colpiti dalla povertà che vengono rifiutati. Betlemme rimane il presente!”, scrive il vescovo di Bolzano-Bressanone, mons. Ivo Muser, sottolineando che il Natale è la festa “più umana e più completa di tutte le nostre festività. Come nessun’altra festività coinvolge le tradizioni, i canti, le pietanze, i sentimenti e le aspettative degli uomini”. “Festeggiamo – è l’invito del vescovo - il Natale come “la festa più umana di tutte e impariamo da Gesù bambino a rapportarci con gli altri umanamente: con i nostri familiari, con i bambini e con gli anziani, con gli amici e con le persone difficili, con le persone vicine e quelle lontane, con coloro che sono nati nel nostro paese e con coloro che bussano alle porte europee e a quelle di casa nostra. Betlemme è ovunque!”.