Dalle diocesi: la santità, il lavoro, la famiglia

Le diocesi riflettono sulla santità
Foto: pd
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E’ stata presentata questa settimana la nuova esortazione di papa Francesco sul tema della santità: Gaudete et Exsultate”, la terza Esortazione dopo “Evangelii Gaudium” e “Amoris Laetitia”. Si tratta, come spiega il Papa, non di un trattato “con tante definizioni e distinzioni” o “con analisi che si potrebbero fare circa i mezzi di santificazione”, ma una “chiamata” alla santità “cercando di incarnarla nel contesto attuale, con i suoi rischi, le sue sfide e le sue opportunità”.

Per diventare una Chiesa di Santi” è il titolo di una riflessione sulla nuova esortazione da parte dell’arcivescovo di Gorizia, mons. Carlo Radaelli che parte dall’omelia del presule nella festa dei Santi Patroni di Gorizia di quest’anno quando ha parlato di “Una Chiesa senza santi” evidenziando come la diocesi dall’epoca di Paolino di Aquileia non ha più avuto santi o beati propri, almeno quelli riconosciuti tali dalla Chiesa. “Come precisava il testo della stessa omelia, la santità non può però essere ridotta a quella ‘canonizzata’: nella nostra Chiesa c’è stata e c’è una santità diffusa e non meno autentica anche se spesso nascosta. Resta però il fatto che la mancanza di beati e santi riconosciuti ufficialmente può comunque indicare il bisogno per la nostra Chiesa di un salto di qualità nella vita spirituale e di un maggior impegno nella preghiera attraverso cui chiedere al Signore il dono della santità”.

Mons. Radaelli, partendo da queste considerazioni, sottolinea come “abbia accolto con grande favore e interesse” l’esortazione evidenziando come le considerazioni di papa Francesco sono “molto utili per noi, sia per quanto sottolinea in generale circa la santità cristiana, sia per i suggerimenti molto concreti che ci offre”. L’arcivescovo di Gorizia nel suo testo, pubblicato come editoriale sul settimanale diocesano “Vita Isontina” dopo essersi soffermato su alcune parti dell’esortazione ha invitato tutti alla lettura personale e di gruppo: “può essere uno strumento prezioso affinché la nostra Chiesa diventi una Chiesa di santi”.

In vista del Primo Maggio, festa del Lavoro, i vescovi della Commissione episcopale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace della Cei hanno rivolto un messaggio nel quale evidenziano che “la quantità, qualità e dignità del lavoro è la grande sfida dei prossimi anni per la nostra società nello scenario di un sistema economico che mette al centro consumi e profitto e finisce per schiacciare le esigenze del lavoro”. I vescovi richiamo il discorso di papa Francesco all’Ilva di Genova del 27 maggio 2017: qui il pontefice aveva esortato a ritrovare “una cultura che stima la fatica e il sudore”, senza la quale “non ritroveremo un nuovo rapporto col lavoro e continueremo a sognare il consumo di puro piacere. Il lavoro è il centro di ogni patto sociale: non è un mezzo per poter consumare”.

“Se un tempo il lavoratore povero era una contraddizione in termini – scrivono i vescovi - oggi l’indebolimento della qualità e della dignità del lavoro porta al paradosso che avere lavoro (che molte volte rischia di essere un lavoretto saltuario) non è più condizione sufficiente per l’uscita dalla condizione di povertà”.

Dopo la pausa pasquale sono riprese le attività in preparazione all’incontro, previsto nel mese di agosto, dei giovani con papa Francesco. Nelle diocesi, fa sapere l’Ufficio di Pastorale Giovanile della Cei, c'è fermento: alcune sono impegnate con gli incontri di formazione sul tema del Sinodo, altre stanno ultimando l'organizzazione dei cammini che porteranno i giovani italiani a mettersi in strada per raggiungere Roma, come abbiamo visto anche in alcuni articoli pubblicati nelle settimane scorse. E nella diocesi di Gaeta questa settimana - si è concluso ieri - il Festival dei giovani con migliaia di ragazzi da tutte le regioni d’Italia per partecipare a dibattiti, seminari, concerti, sport, letteratura, arte, etc. in circa 200 eventi.

Intanto, a Roma, sabato prossimo pellegrinaggio delle diocesi di Bologna e Cesena-Sarsina per partecipare all’Udienza speciale concessa, in Piazza San Pietro, da Papa Francesco alle due diocesi

da lui visitate lo scorso 1 ottobre. Programma intenso con l’inizio alle 10.30 dell’accoglienza con canti, testimonianze, ospiti e la partecipazione del coro delle due diocesi, di oltre 400 elementi. Alle 11.45 l’arrivo del papa  e alle 12 la recita del “Regina Coeli” e il suo discorso. Alle 13.30, sempre in Piazza San Pietro, celebrazione eucaristica presieduta dall’arcivescovo di Bologna mons.  Matteo Zuppi e dal vescovo di Cesena-Sarsina mons. Douglas Regattieri.

Sempre a Roma nuovo look, da domenica scorsa, per il settimanale “Roma Sette” allegato al quotidiano Avvenire,  per rilanciare – come spiega il coordinatore Angelo Zema  - “l’impegno al servizio di un’informazione sempre più attenta alla vita del territorio e ai pilastri di quel ‘giornalismo di pace’ auspicato da papa Francesco”.

E nella diocesi di Cesena-Sarsina il vescovo ha inviato una lettera, pubblicata sul settimanale diocesano “Corriere Cesenate”, dal titolo “Le grazie del Signore non sono finite, non sono esaurite le sue misericordie”. Una lettera rivolta agli sposi che vivono situazioni di separazione, di divorzio e di nuova unione. “Consapevole delle laceranti ferite che vi hanno toccato, desidero entrare in casa vostra, in punta di piedi, mettendomi in atteggiamento di ascolto e di dialogo”, scrive mons. Regattieri dicendosi disponibile “a incontrarvi, conoscervi e dialogare con voi”. Per questo nella lettera compaiono i riferimenti telefonici e informatici del presule. Nella lettera si sottolinea come  l’esclusione dai sacramenti della Confessione e dell’Eucaristia “non costituisce motivo di frattura, di separazione e di allontanamento. Cristo vi ama, siete suoi figli. E la Chiesa pure vi ama”.