Dalle diocesi: la settimana di Sant' Antonio

La festa di sant'Antonio a Rieti
Foto: giugnoantonianoreatino.it
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In Italia è molto forte la devozione ad uno dei santi più popolari: Sant’Antonio da Padova. Molti  nostri paesi e città lo hanno eletto come loro patrono. In molte abitazioni, uffici, strutture varie, e non solo in Italia, spesso troviamo un quadretto con l’immagine del Santo e addirittura alcune statuette.

Da Padova: due segni concreti per la festa di Sant'Antonio

Proprio a Padova sono centinaia di migliaia i pellegrini che annualmente visitano la Basilica papale a lui dedicata. E la festa del 13 giugno diventa occasione, per la città del Santo, per “fermarsi e per pensare a se stessa, confrontandosi ancora una volta con la forza del messaggio evangelico di cui il Santo è stato voce potente e coerente”, ha detto il vescovo, mons. Claudio Cipolla, nel suo messaggio auspicando ( visto che la festa di quest’anno è caduta in un momento in cui la città sta scegliendo chi la amministrerà per i prossimi anni), che ogni passaggio elettorale “sia sempre occasione di crescita di tutta una città, in termini di partecipazione, di consapevolezza, di senso di appartenenza, di visione alta della vita civile.

Come Chiesa viviamo la speranza che, non solo per l’amministrazione pubblica, ma in ogni ambito si trovino sempre persone disponibili a servire questa città con generosità, gratuità, coraggio e sguardo lungo verso il futuro”. E a Padova, domani, Solennità del Corpo e Sangue del Signore (Corpus Domini), due i segni concreti di speranza della Chiesa che si fa azione. Il primo è la riapertura della chiesa del Corpus Domini in via Santa Lucia, danneggiata alcuni anni fa dal terremoto, dove – ha detto mons. Cipolla - riprenderà l’Adorazione perpetua: “è il richiamo al pane spirituale, di cui parlava anche Sant’Antonio: il pane dell’Eucaristia, memoriale del gesto d’amore del Signore Gesù che si dona per noi, al quale ogni giorno possiamo attingere per nutrire la nostra vita interiore”.

Questo riferimento all’Eucaristia rimanda anche “ai tanti bisogni dello spirito di ogni persona di cui è necessario farsi carico: relazioni, cultura, bellezza, unità, pace”. E poi un secondo segno che riguarda le Cucine Economiche Popolari, istituzione simbolo della carità e del “pane” donato a Padova. Esse – ha detto il presule - diventeranno un vero e proprio “Cantiere di Carità e Giustizia”, con l’istituzione di una Fondazione canonica. “È il richiamo al pane materiale, che nutre questa vita terrena, dono essa stessa di Dio”, ha spiegato mons. Cipolla annunciando che la Fondazione verrà intitolata a don Giovanni Nervo e a don Giuseppe Benvegnù-Pasini, due presbiteri diocesani, fondatori tra l’altro della Caritas italiana, e che hanno vissuto nella loro vita e nel loro ministero “una sintesi perfetta tra Eucaristia e impegno sociale affinché ogni bisogno trovi nella comunità una risposta efficace e dignitosa”.

Da Lamezia Terme: un messaggio forte per amare di più il prossimo

Messaggio forte e concreto anche da parte del vescovo di Lamezia Terme in occasione della festa del Santo. Per il presule la città calabrese  “ce la può fare perché ha tante energie positive, che per noi sono motivo di speranza”. Sant’Antonio, amico e protettore della “nostra città, aiutaci ad amare di più il Signore e il nostro prossimo, a sperare di più nella pace, a credere di più nei frutti dell’unità e non in quelli del conflitto”., la preghiera del presule: “tu che hai saputo disarmare i cuori e a riportare serenità nelle famiglie, aiutaci a coltivare pensieri e atteggiamenti di pace e di profondo rispetto dell’altro”. E poi la richiesta di iniziative concrete. “Lamezia ha bisogno di tante piccole gocce, significative e concrete, perché si espandano lo sviluppo e la ripresa economica. Lavorare più persone, anche giovani, diventa antidoto verso tanti mali che affliggono il nostro territorio”, ha detto mons. Cantafora chiedendo la collaborazione di tutti per una nuova città.

Da Caltagirone: un "segno di misericordia", con il contributo della Comunità di Capodarco

Opere concrete anche a Caltagirone. Il 13 giugno  mons. Calogero Peri ha inaugurato la “Casa Fons Misericordiae”, nel quartiere della Parrocchia Maria SS. del Ponte della città, segno concreto della diocesi a conclusione dell’anno giubilare della Misericordia e del Bicentenario. Un segno – ha detto il vescovo, che vuole “accompagnare il cammino di ogni fratello, specialmente là dove la domanda e l’urgenza della prossimità si fanno più concreti”. Sarà un centro polivalente di accoglienza per persone in difficoltà appartenenti alle fasce deboli della comunità locale, con il sostegno della diocesi, il contributo del Progetto 8xmille “Un Ponte verso il Futuro” della Caritas diocesana e il contributo della Comunità di Capodarco. Si è così creata una struttura per dare riparo ad adulti e minori vittime di violenze e abusi, con la possibilità di svolgervi varie attività di laboratorio e una serie di iniziative socializzanti.

Da Ferrara: i primi passi del vescovo Perego

“Dentro ogni comunità bisogna imparare ad amare chi ha bisogno di essere amato di più, quindi, da questo punto di vista, la scelta preferenziale è quella per i poveri e per i malati”,  ha detto il neo arcivescovo di Ferrara-Comacchio, mons. Gian Carlo Perego, durante i primi incontri nella realtà ferrarese dove ha già avuto modo di visitare diverse realtà: dal carcere  all’ospedale, ad alcune associazioni di volontariato…