Diocesi di Ascoli Piceno: raggiungere le periferie dell’umano

Diocesi Ascoli Piceno
Foto: Monsignor Giovanni D'Ercole
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Ad un anno dal sisma le Marche si sono messe definitivamente alle spalle la fase dell’emergenza, costata finora circa € 184.000.000, e guardano all’impegno per la ricostruzione con un piano di investimenti stimato al momento di poco superiore al miliardo di euro, che riguarda circa un terzo della superficie della regione, 87 Comuni dentro il cratere e altri 90 che hanno fatto segnalazione di danni. L’area del cratere, al confine tra le province di Ascoli Piceno, Fermo e Macerata, è quella appenninica dei Sibillini, dove l’economia vive dell’artigianato di qualità, del piccolo commercio, degli allevamenti di bestiame e delle colture di zafferano al servizio delle aziende agroalimentari, del turismo legato alla sostenibilità ambientale.

Ed a tale proposito il vescovo di Ascoli Piceno, mons. Giovanni D’Ercole, ha inviato ai propri fedeli una lettera, in cui ha annunciato la visita pastorale nella diocesi con lo scopo di ‘entrare in contato con tutti’: “Nutro il desiderio di entrare più sinceramente in contatto con le comunità parrocchiali, con le varie espressioni della ricchezza spirituale della nostra Diocesi, con l’esperienza di fede maturata negli anni e confrontata a non poche attuali e incalzanti sfide sociali, economiche e spirituali, con i segni di speranza che colgo anche laddove il terremoto ha seminato lutti e rovine, con le molteplici espressioni della carità che qualificano e rendono concreta la nostra presenza cristiana sull’intero territorio”.

La sua decisione è derivata dal fatto di comprendere le speranze e le difficoltà di chi vive nelle ‘zone’ del terremoto: “Questa mia visita non intende limitarsi ad atti ufficiali e formali, ma chiede di entrare nel vivo delle comunità, e con esse interrogarsi liberamente e con onesta sincerità per cercare insieme quei nuovi cammini e linguaggi oggi necessari per recuperare la bellezza e la gioia di essere cristiani in un mondo in cambiamento, e offrire a quanti intendono ‘cominciare a credere’ itinerari di fede utili al loro vissuto e alla loro esperienza”.

Con tale visita pastorale il vescovo vuole ‘raggiungere le periferie dell’umano’: “Uno spazio congruo intendo riservare al dialogo con i ‘mondi sommersi’, abitati da chi si ritrova ferito dalle vicende dell’umana inquietudine, nelle povertà materiali e spirituali di cui dobbiamo farci sempre di più umilmente e gratuitamente carico, coscienti della nostra missione che, come esorta papa Francesco, è uscire dalle chiese per raggiunger le periferie dell’umano in ogni sua espressione e forma, anche le più degradate”. Per il vescovo il cuore della visita pastorale è la celebrazione eucaristica: “Vorrei che essa diventi opportunità per porre in luce le priorità, le ricchezze feriali delle nostre parrocchie, i limiti e le difficoltà e le urgenze cui rispondere senza indugio con apertura d’animo e coraggio; un’occasione provvidenziale per cercare insieme come rispondere alle sfide delle nuove generazioni, senza dimenticare di accompagnare con umana solidarietà gli anziani, in numero sempre crescente anche nel nostro territorio.

Cuore della visita pastorale sarà ovviamente la celebrazione dell’eucaristia domenicale che vorrei fosse il punto d’arrivo di un percorso comunitario vissuto nei giorni della mia presenza nelle parrocchie”. Inoltre mons. D’Ercole ha invitato i sacerdoti alla conoscenza di padre Giovanni Semeria nel 150° anniversario della nascita: “Egli, lucido nel leggere la realtà dei tempi con occhi profetici, affermava che di fronte al luccichio delle nuove ideologie che rappresentavano l’avanguardia del materialismo irreligioso e dell’edonismo estetico era giunta l’ora di fare uno sforzo di concretezza, per ‘generare luce, non fosforescenza, per destare sulla scia delle parole, fermenti di salutare discussione’, per farsi promotori di opere di carità, perché ‘più che con l'eloquenza della parola - si supportassero le proprie idealità con la tacita, irresistibile eloquenza dei fatti’”.

Riproponendo la lettura di ‘Le beatitudini evangeliche’ mons. D’Ercole ha chiesto di essere testimoni del Vangelo con un’avvertenza: “Chi predica nella verità e totalità Cristo con la sua vita e non solo con le parole non può pensare e sperare di aver una vita facile. Sempre, chi osa la fede rischia l’emarginazione e l’incomprensione alla sequela di Cristo, ma questa è l’unica condizione per lasciare una traccia di speranza a chi verrà dopo. A una umanità smarrita e confusa non serve predicare idee e ricordare precetti leggi da osservare; occorre trasmettere con la vita la fiducia in Gesù Cristo perché solo in lui c’è il recupero della vera umanità che si apre alla potenza della grazia divina. Indispensabile è quindi costantemente porre al centro della propria vita Gesù Cristo come raccomanda con vigore san Paolo per camminare in lui , come l’abbiamo ricevuto… Bisogna dunque sempre partire e ripartire da Gesù Cristo”.