Francia, la sfida tra laicismo e fede. L'analisi del Cardinale Poupard

Il Cardinale Paul Poupard
Foto: Włodzimierz Rędzioch
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Domenica si svolgerà in Francia il primo turno delle elezioni presidenziali francesi. Uno snodo quanto mai incerto. Per la prima volta il duopolio gollisti-socialisti potrebbe non dare all'Eliseo un inquilino ascrivibile ad uno dei due grandi partiti. Potrebbe infatti spuntarla o il centrista Macron o la leader dell'estrema destra Marine Le Pen. Ma si deciderà comunque tutto al ballottaggio del 7 maggio. Del futuro della Francia il Cardinale francese Paul Poupard - Presidente emerito del Pontificio Consiglio della Cultura - ha conversato con il collega Włodzimierz Rędzioch per il settimanale polacco Niedziela.

Il porporato ricorda un colloquio con l'ex presidente Sarkozy sul tema della laicità. “La laicità - disse Sarkozy - non potrebbe essere negazione del passato. Non ha il potere di tagliare alla Francia le sue radici cristiane. Ha cercato di farlo. Non avrebbe dovuto. Come Benedetto XVI, ritengo che una nazione che ignori l’eredità etica, spirituale, religiosa della propria storia commetta un crimine contro la propria cultura, contro quel miscuglio di storia, di patrimonio, d’arte e di tradizioni popolari che impregna profondamente il nostro modo di vivere e di pensare. Strappare le radici vuol dire perdere il significato, indebolire il cemento dell’identità nazionale e inaridire ulteriormente i rapporti sociali che tanto hanno bisogno di simboli di memoria. Dobbiamo accettare le radici cristiane della Francia, e anche valorizzarle, continuando a difendere la laicità giunta a maturità. Per tanto tempo la Repubblica laica ha sottostimato l’importanza dell’aspirazione spirituale. La Francia ha bisogno di cattolici convinti che non temano di affermare ciò che sono e ciò in cui credono”.

Oggi la situazione in Francia è differente. Con la presidenza di Hollande le cose sono cambiate. Il Cardinale Poupard la vede così: "c’è la Francia dell’eredità cristiana e la Francia dei Lumi. I primi, ritengono che l'ubbidienza a Dio sia la sorgente della vera libertà, che non è mai libertà arbitraria e senza scopo, ma libertà per la verità e il bene, due grandezze che si situano sempre al di là della capacità degli uomini di appropriarsene completamente. Sul piano etico, questo atteggiamento fondamentale si traduce nell'accettazione di principi e di norme di comportamento che si impongono alla ragione o derivano dall'autorità della Parola di Dio, di cui l'uomo, individualmente o collettivamente, non può disporre a suo piacimento, secondo l'arbitrio delle mode o dei propri mutevoli interessi. Il secondo atteggiamento è quello che, avendo soppresso ogni subordinazione della creatura a Dio, o a un ordine trascendente della verità e del bene, considera l'uomo in se stesso come il principio e la fine di tutte le cose, e la società, con le sue leggi, le sue norme, le sue realizzazioni, come sua opera assolutamente sovrana. L'etica non ha allora altro fondamento che il consenso sociale, e la libertà individuale altro freno se non quello che la società ritiene di dover imporre per la salvaguardia di quella altrui. In Francia vediamo tuttora attive queste due visioni antagoniste del mondo e dell’uomo. E siccome c’è un’alternanza al potere, dopo Sarkozy è arrivato il nuovo presidente Hollande, e con lui le persone che hanno un’altra visione della realtà".

La Francia - precisa ancora il Cardinale Poupard - non può far finta che la sua storia sia iniziata a partire dalla Rivoluzione del 1789. "Questa gente dimentica che non si può cancellare la storia. Chi lo dice, ha una visione ideologica della storia. Purtroppo, certi ambienti a nome della laicità promuovevano e stanno promuovendo il laicismo, e sono due cose diverse. Per me, la laicità è la garanzia giuridica di libertà di coscienza di tutti i cittadini, invece il laicismo è l’adozione di una ideologia e di una concezione di vita che esclude tutte le altre. Purtroppo, la gente attualmente al potere ha dimenticato anche che il primo compito di un responsabile politico è di lavorare per l’unione della nazione, e non di alimentare gli antagonismi".

Il pericolo è quello del laicismo dilagante, ed il porporato francese ne è ben consapevole. L'obiettivo - denuncia - è quello di "impedire qualsiasi manifestazione religiosa nella sfera pubblica. Ma ci sono anche dei segnali positivi. Quando qualche comune francese ha vietato l’esposizione del presepe, il Consiglio di Stato ha riconosciuto che il presepe fa parte della nostra cultura, allora può essere esposto come espressione culturale. Anche in Italia c’era un tentativo di eliminare i crocifissi dalle scuole e dagli ospedali, ma la Corte di Strasburgo ha riconosciuto che il crocifisso è un elemento della tradizione che non offende nessuno. Ma la guerra continua e noi dobbiamo esserne coscienti!".