Gli auguri di Francesco ai dipendenti vaticani: "Basta precarietà"

Papa Francesco incontra i dipendenti vaticani per gli auguri di Natale, Aula Paolo VI, 21 dicembre 2017
Foto: L'Osservatore Romano / ACI Group
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Dopo gli auguri alla Curia Romana nella Sala Clementina, Papa Francesco ha raggiunto l’Aula Paolo VI per un momento di festa con i dipendenti vaticani.

“Vorrei ringraziare - ha esordito il Papa - ognuno di voi per il lavoro che fate qui dentro. Ognuno ha il suo lavoro, conosce, ci sono squadre di lavoro ma questo lavoro è quello che fa funzionare questo treno che è la Santa Sede, grande, pieno di problemi e ognuno di voi dà il meglio per farlo. E sono cosciente che senza di voi… senza il lavoro che fate le cose non andrebbero bene, non si potrebbe predicare il Vangelo, aiutare i malati. Siete una parte di questa catena che porta avanti il nostro lavoro di Chiesa”.

“La prima parola - ha aggiunto Francesco - è lavoro: grazie! In Vaticano parlando di lavoro c’è un problema. Una signora tra voi indicando un giovane, ha detto aiutate i lavoratori precari. L’altro giorno con il Cardinale Marx ho detto: non voglio lavoro in nero in Vaticano. Non si deve lasciare nessuno senza lavoro, a meno che non ci sia un altro lavoro fuori. Non ci siano lavoratori precari. E’ un problema di coscienza. Non possiamo predicare la Dottrina Sociale della Chiesa e poi fare queste cose… In nero niente! Bisogna risolvere il lavoro precario anche qui nella Santa Sede. Il lavoro è una strada di santità. La maledizione più brutta è non avere lavoro, perché il lavoro dà dignità. Il problema è mondiale. Dipende da tanti fattori, conservare il lavoro è avere dignità, portare a casa il pane perché lo faccio io!”. 

“La seconda parola - ha detto ancora il Pontefice - è famiglia: vorrei dirvi sinceramente che quando so che una vostra famiglia è in crisi, quando ci sono bambini angosciati io soffro. Lasciatevi aiutare. Bisogna salvare le famiglie. Non è facile. Ci sono problemi, tanti problemi in un matrimonio, ma chiedete aiuto in tempo. Custodite la famiglia. So che ci sono qui alcuni separati. Soffro con voi. Ma anche aiutarli, almeno non soffrano i bambini. Non litigate davanti ai bambini! La famiglia è un gioiello grande, il matrimonio tra uomo e donna. Andate avanti. Ci sono tanti bambini qui”. 

“La terza parola - ha sottolineato il Papa - è chiacchiere. In Vaticano non si chiacchiera? Il chiacchierone è un terrorista: butta la bomba, se ne va e danneggia tanti. Non fate terrorismo. Per favore. Mordetevi la lingua piuttosto che chiacchierare. Le chiacchiere di alcune persone che devono dare l’esempio e non lo danno…”.

“La quarta parola è perdono e scusa. Noi non sempre diamo un buon esempio. Noi - parlo della fauna clericale - non sempre diamo buoni esempi. Ci sono sbagli che facciamo noi, peccati, ingiustizie… chiedo perdono per questi esempi non buoni. Anche io lo chiedo”. 

“Queste parole - ha concluso - mi sono venute dal cuore. E l’ultima parola è l’augurio di Natale. Buon Natale, nel cuore, nella famiglia, anche nella coscienza. Non abbiate paura, cercate un buon confessore, fate una bella pulizia. Dicono che il miglior confessore sia il prete sordo. Senza essere sordo, ci sono quelli misericordiosi. Tutti siamo peccatori. Io ieri mi sono confessato e mi ha fatto bene. Vi auguro buon Natale: gioia che viene da dentro e non vorrei dimenticare i malati che soffrono”.