I portavoce dei vescovi europei riuniti a Sofia

Una foto dell'incontro del CCEE a Sofia
Foto: CCEE
Facebook Twitter Google+ Pinterest Addthis

Addetti stampa e Portavoce delle Conferenze episcopali d’Europa si sono riuniti a Sofia la scorsa settimana, invitati da Christo Proykov, Presidente della Conferenza Episcopale Interrituale della Bulgaria ed Esarca Apostolico di Sofia.

Tra i temi affronti, nuovi media, e reti sociali in particolare, per accrescere la dimensione sinodale nella Chiesa e comunicare intorno alla nozione cristiana di vocazione; il servizio e la passione della Chiesa per l’Europa; il suo impegno nella lotta alle forme di abuso di minori su internet.

A Sofia, i 45 delegati provenienti da 25 paesi europei hanno anche potuto approfondire e apprezzare l’importante patrimonio culturale e l’eredità cristiana del Paese, visitare e incontrare il direttore dell’Agenzia Nazionale Bulgara (BTA – Bulgarian News Agency), Maxim Minchev, e celebrare l’Eucaristia con la comunità locale. In Bulgaria, la Chiesa cattolica è rappresentata tanto dalla comunità di rito latino che da quella di rito bizantino. Per questa piccola comunità cattolica, particolarmente viva, le sfide rimangono comunque numerose.

Mentre la Bulgaria si prepara ad assumere, per la prima volta nella sua storia, la Presidenza del Consiglio dell’Unione Europea (da gennaio 2018), i portavoce delle Conferenze episcopali sono stati informati della deplorevole situazione venuta a crearsi ultimamente tra l’Esarcato di Sofia e il Dipartimento finanziario del Comune della capitale, che si ostina a rifiutare di riconoscere lo status di realtà religiosa ai monasteri cattolici di Sofia.
La Chiesa cattolica locale è stata pertanto costretta a ricorrere alla Corte di Giustizia contro il suddetto Dipartimento finanziario, che nonostante i ripetuti pareri contrari scritti da parte di vari organi competenti dello Stato.
Per i legali dell’esarcato e per Mons. Christo Proykov “Questa spiacevole ostinazione mette in cattiva luce il rispetto del diritto alla libertà religiosa in Bulgaria, nella misura in cui risulta vulnerabile alle interpretazioni personali di funzionari comunali o statali”.
 

La ricorrenza dei dieci anni dall’ingresso della Bulgaria nell’Unione Europea è stata l’occasione per una riflessione sullo stato dell’Unione e le sfide sociali, politiche, economiche e culturali che attraversa l’intero continente europeo. In questo compito, i portavoce sono stati aiutati dai contributi di Mons. Paolo Rudelli, Osservatore Permanente della Santa Sede al Consiglio d’Europa, e di padre Olivier Poquillon, Segretario generale della Comece.

La passione della Chiesa per questo progetto di pace e di sviluppo, ossia per questa comunità di destino, che l’Unione Europea è chiamata a essere, si traduce in un accompagnamento costante e discreto dei lavori delle Istituzioni Europee. Le numerose sfide che minacciano oggi la coesione e lo stesso progetto europeo, chiedono alle Istituzioni europee un rinnovato sforzo nel ripensare le sue modalità di lavoro cercando ispirazione nei grandi ideali. Quale testimonianza della passione della Chiesa per l’Europa, i Presidenti delle Conferenze episcopali in Europa si riuniranno alla fine di settembre a Minsk (Bielorussia), convocati dal CCEE, e tra i temi che affronteranno, c’è quello della missione della Chiesa nell’odierno contesto del continente, argomento sul quale verterà una riflessione comune. Dal canto suo, la Comece – l’organismo ecclesiale che accompagna il lavoro dell’Unione Europea - realizzerà, insieme alla Segreteria di Stato della Santa Sede, un Dialogo europeo intitolato “(Ri)-pensare l’Europa. Contributi cristiani per il futuro del progetto europeo” in programma in autunno (27-29 ottobre) a Roma.

La riflessione sull’Europa è stata poi conclusa da un incontro con Sua Maestà Simeone II di Bulgaria, già Primo Ministro (2001- 2005) di cui i partecipanti hanno potuto apprezzare il grande impegno e il personale contributo alla realizzazione del progetto europeo.
 
Prendendo spunto dal prossimo Sinodo sui giovani, i portavoce hanno voluto avviare una riflessione legata allo sviluppo tecnologico nell’ambito della comunicazione e alla diffusione dei social media. Si sono concentrati sul concetto di sinodalità; il modo di comunicare la nozione cristiana di vocazione; e l’impegno della Chiesa nella lotta agli abusi su minori in Internet. Queste sessioni di lavoro hanno visto il contributo di esperti quali: Fr. Eric Salobir Op, Promotore generale per le comunicazioni sociali dei domenicani; Sr. Nathalie Becquart, Direttrice del Servizio Nazionale per l’evangelizzazione dei giovani e le vocazioni della CEF e P. Prof. Dr. Hans Zollner S.J., Presidente del Centro per la protezione dell’infanzia
 
I nuovi media, e in particolare le reti sociali, possono dare un grande contributo nel promuovere la pratica della partecipazione dei fedeli nella vita e nella riflessione della Chiesa.
La cultura digitale, in cui si evolve la pratica dell’”intelligenza collettiva” (il crowdsourcing) tipica del mondo degli hackers e dell’open source, che puntando al coinvolgimento di un numero sempre più grande di menti, impegnati in una riflessione per affrontare la medesima questione, la stessa situazione, lo stesso problema, al fine di individuare e aumentare il numero di possibili soluzioni a un dato problema, senza la pretesa di giungere “ad una decisione comune”, potrebbe venire in aiuto nel vivere e pensare correttamente la sinodalità nella Chiesa. Queste nuove possibilità tecnologiche richiedono tuttavia da parte della Chiesa e della società in generale un’urgente attenzione perché siano veramente al servizio della persona umana, del suo bene e della sua verità.
 
Anche nel comunicare intorno alla nozione cristiana di vocazione, la Chiesa non può fare a meno dei nuovi mezzi di comunicazione sociali, delle reti sociali e della cultura dell’immagine in cui sono immersi i giovani oggi. E’ necessario lavorare molto utilizzando la pedagogia dei video e dando voce a quelle esperienze che sappiano mostrare la bellezza delle diverse vocazioni nella Chiesa come servizi per il bene di tutti e la Gloria di Dio, e allo stesso tempo aiutare la persona a condurre una riflessione sul proprio rapporto con il Signore che chiama ciascuno di noi.
 
Nonostante la sofferenza recata dai casi di abuso su minori perpetrati da ministri ecclesiali ordinati, la Chiesa sa di essere chiamata ad essere in prima linea nella lotta contro ogni forma di abuso su minori, che nell’era della connettività avviene sempre di più su e attraverso internet. I portavoce sono stati informati delle iniziative messe in campo in questo settore, in particolare quelle promosse dal Centro per la Protezione dell’Infanzia dell’Università Gregoriana e del prossimo congresso “Child Dignity in the Digital World” che si svolgerà a Roma (3-6 ottobre) e che conferma l’impegno della Chiesa insieme a governi e numerose altre istituzioni internazionali nel fare fronte a tale fenomeno.
 
Infine, l’incontro è stato anche un’occasione per condividere progetti e buone pratiche delle Conferenze episcopali nell’ambito delle comunicazioni sociali.
 
L’incontro 2018 dei portavoce si svolgerà a Roma dal 26 al 28 giugno 2018.