Il buon confessore evangelizza ed esorcizza le periferie del peccato

Il Papa confessa in Piazza san Pietro
Foto: Acistampa
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L’identikit del buon confessore che opera nel tribunale della misericordia. Il Papa lo ha delineato per i partecipanti al Corso sul Foro Interno della Penitenziaria apostolica che ha ricevuto questa mattina in Vaticano.

Il buon confessore è amico di Gesù, spiega il Papa, prega e così il suo ministero ““fasciato di preghiera” sarà riflesso credibile della misericordia di Dio ed eviterà quelle asprezze e incomprensioni che, talvolta, si potrebbero generare anche nell’incontro sacramentale”.

Un confessore che prega sa chiedere il dono dell’umiltà, e sa invocare lo Spirito Santo che “permette di immedesimarci con le sofferenze delle sorelle e dei fratelli che si avvicinano al confessionale e di accompagnarli con prudente e maturo discernimento e con vera compassione delle loro sofferenze, causate dalla povertà del peccato”.

E uomo dello Spirito è il buon confessore che “non fa la propria volontà e non insegna una dottrina propria. Egli è chiamato a fare sempre e solo la volontà di Dio, in piena comunione con la Chiesa, della quale è ministro, cioè servo”.

Il Papa parla poi anche del discernimento, tipico della spiritualità ignaziana, che “educa lo sguardo e il cuore, permettendo quella delicatezza d’animo tanto necessaria di fronte a chi ci apre il sacrario della propria coscienza per riceverne luce, pace e misericordia”.

E, aggiunge il Papa “il discernimento è necessario anche perché, chi si avvicina al confessionale, può provenire dalle più disparate situazioni; potrebbe avere anche disturbi spirituali, la cui natura deve essere sottoposta ad attento discernimento, tenendo conto di tutte le circostanze esistenziali, ecclesiali, naturali e soprannaturali. Laddove il confessore si rendesse conto della presenza di veri e propri disturbi spirituali – che possono anche essere in larga parte psichici, e ciò deve essere verificato attraverso una sana collaborazione con le scienze umane –, non dovrà esitare a fare riferimento a coloro che, nella diocesi, sono incaricati di questo delicato e necessario ministero, vale a dire gli esorcisti, ma questi devono essere scelti con molta cura e molta prudenza".

Infine il confessore è un evangelizzatore, e un formatore “talvolta si renderà necessario ri-annunciare le più elementari verità di fede, il nucleo incandescente, il kerigma, senza il quale la stessa esperienza dell’amore di Dio e della sua misericordia rimarrebbe come muta; talvolta si tratterà di indicare i fondamenti della vita morale, sempre in rapporto alla verità, al bene e alla volontà del Signore. Si tratta di un’opera di pronto e intelligente discernimento, che può fare molto bene ai fedeli”. E aggiuge con un battuta che il confessionale deve essere sempre aperto e non ad orario.

E torna un tema caro a Francesco, quello delle periferie, in questo caso “periferie del male e del peccato”, dove il confessore con la sua opera “rappresenta un’autentica priorità pastorale”.

Nel suo saluto il cardinale Piacenza ha detto: il Papa è il grande penitenziere e le chiavi di Pieteo servono per aprire e non per chiudere. E il Papa prende spunto per una riflessione.

racconta delle sue lettura di Sant' Alfonso Maria de Liguori e il suo rapporto con la Madonna, e poi ha ricordato una leggenda sulla " Madonna dei mandarini" e dei ladri che la pregano, e che grazie alla sua intercessione entrano in paradiso.

"E' bello dice il Papa pregare con la madre, perchè la madre l'aiuterà al momento di entrare in cielo".