Dall'aereo il Papa ricorda: non si può chiudere il cuore ai rifugiati

Papa Francesco nella conferenza stampa sul volo Malmoe-Roma
Foto: Angela Ambrogetti - Acistampa
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Accogliere gli immigrati, e i rifugiati con cuore aperto ma anche con la prudenza di poterli poi davvero integrare, come la loro cultura. Il Papa lo ripete in aereo ai giornalisti che lo hanno seguito nel suo viaggio in Svezia.

40 minuti di conferenza, poche domande e una precisazione con un grazie alla Svezia in cui il Papa ringrazia la Svezia per la accoglienza dei rifugiati che scappavano dalle dittature militari dell’America Latina, e per l’impegno nella accoglienza. E poi distingue tra rifugiato e migrante, e dice che la migrazione deve essere “molto regolata”. Non solo ricevere quindi, ma integrare. Questa la sfida, e senza chiudersi per la paura, con il cuore aperto e con prudenza.

"Il migrante - dice il Papa- dev’essere trattato con certe regole perché migrare è un diritto ma è un diritto molto regolato. Invece, essere rifugiato viene da una situazione di guerra, di angoscia, di fame, di una situazione terribile e lo status di rifugiato ha bisogno di più cura, di più lavoro". Ed aggiunge: "credo che in teoria non si può chiudere il cuore a un rifugiato, ma ci vuole anche la prudenza dei governanti: devono essere molto aperti a riceverli, ma anche fare il calcolo di come poterli sistemare, perché un rifugiato non lo si deve solo ricevere, ma lo si deve integrare". C'è infatti un pericolo "quando un rifugiato o un migrante – questo vale per tutti e due – non viene integrato, non è integrato" e il Papa usa un neologismo : "sighettizza, ossia entra in un ghetto. E una cultura che non si sviluppa in rapporto con l’altra cultura, questo è pericoloso. Io credo che il più cattivo consigliere per i Paesi che tendono a chiudere le frontiere sia la paura, e il miglior consigliere sia la prudenza".

Torna da una giornalista svedese la domanda sul sacerdozio femminile. No risponde il Papa,  lo ha detto chiaramente Giovanni Paolo II, e Francesco lo rispiega con la ecclesiologia e la doppia dimensione petriana, e quindi sacerdotale, e mariana e materna. La Chiesa è donna, “ l’ho detto più volte” ripete e il Mistero sposale tra Cristo e la Chiesa resta fondamentale.

Si arriva alla Pentecoste e il Papa conferma la sua intenzione di esser al grande raduno carismatico del Circo Massimo per la vigilia di Pentecoste che sarà organizzato dal Rinnovamento dello Spirito. Carismatici, meglio che pentecostale, termine che il Papa definisce equivoco. La rinascita carismatica invece, il rinnovamento carismatico è ecumenico, e ricorda il cardinale Suenens e il suo impegno.

Una domanda anche sul colloquio con Maduro: serve il dialogo, è l’unica strada dice il Papa. “Ho ascoltato e fatto delle domande” e ora lavora il nunzio. Ma dialogo è la parola chiave anche per il Medio oriente: “ se facessero questo in medio oriente quante vite sarebbero state risparmiate”.

Articolata la risposta sulla secolarizzazione in Europa che per il Papa ha radice nella mondanizzazione spirituale e nella cattiva evangelizzazione. 

Non certo una fatalità quindi, piuttosto l’uomo che si vede come creatore e si corrompe.

Poi i ricordi del suo lavoro contro il lavoro schiavo in Argentina, le messe, l’impegno per la carne di Cristo.

In Italia dice, si lavora molto bene ed è merito dei parroci che ci sia una buon volontariato, impegnato e forte. Oratori e volontariato sono nati dallo zelo apostolico dei parroci.