Il Papa a Carpi, la gratitudine del Vescovo Cavina

L'abbraccio tra il Papa e Monsignor Cavina a Mirandola
Foto: MM ACI Stampa
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Gratitudine. E’ la parola chiave che il Vescovo di Carpi Francesco Cavina ripete appena salutato il Papa all’eliporto di San Giacomo di Roncole. In questa intervista ad ACI Stampa il presule traccia un bilancio a caldo della visita di Francesco a Carpi. 

"Il Papa ci ha detto di guardare i sepolcri dai quali il Signore ci invita ad uscire per accoglierlo questo è stato un richiamo fortissimo: porre al centro della vita Cristo, perché al di fuori di Lui non c’è possibilità né di speranza, né di gioia, né di creare relazioni vere, autentiche e profonde. Il Papa ha compiuto molti gesti di tenerezza nei confronti dei più deboli, dei più fragili… Questa sua attenzione ad accogliere tutti senza distinzione e ha sottolineato parlando ai malati che sono una ricchezza per la Chiesa. Con i  suoi gesti il Santo Padre richiama proprio questa ricchezza".

Papa Francesco che cosa si porterà a casa di Carpi?

Il Papa è tornato in Vaticano portando con sé un sentimento di festa, di un popolo che lo ha accolto con entusiamo, gioia e semplicità. Il Papa ha potuto scoprire il cuore dell’Emilia, degli emiliani: un cuore che si commuove e che non cerca solo benessere e che sa amare profondamente. 

Eccellenza, come riparte la Diocesi di Carpi?

Sicuramente la Diocesi deve ripartire con un senso profondo di gratitudine, ho sentito solo la parola grazie. Mi sembra di poter dire che la gratitudine dovrebbe essere l’atteggiamento quotidiano del cristiano. Rinunciare alle lamentele e iniziare a guardare il bello che è presente nella nostra realtà di Chiesa, che è presente nelle persone, che è presente nelle tante iniziative poste in essere - pur con tutti i limiti e le fragilità - in favore della evangelizzazione e quindi in favore dell’accoglienza perché essere evangelizzatori significa essere disposti ad andare verso l’altro per accoglierlo, ed offrire il dono più grande che noi abbiamo e cioè il dono della fede.

Con la pietra di Ninive benedetta dal Papa lei ha legato la visita del Papa a Carpi alla drammatica situazione dei cristiani preseguitati…

Sì. Me lo avevano chiesto perché sapevano che il Papa sarebbe venuto. Mentre celebravo la Messa in Iraq mi è venuto in mente: beh se il Papa non può andare da loro per tante ragioni politiche, di sicurezza… loro possono simbolicamente venire da lui. Ecco il motivo di questa pietra.