Il Papa a Santa Marta commenta la parabola del Buon Samaritano: e noi chi siamo ?

Il Papa celebra la messa a Santa Marta
Foto: OR/ Aci Group
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La parabola del Buon Samaritano che stamattina era nelle letture del giorno è stata ancora una volta una occasione per il Papa di parlare del rapporto tra legge e carità.

La parabola del Buon Samaritano- ha spiegato il Papa secondo quanto riporta la Radio Vaticana- è la risposta che Gesù dà al dottore della Legge, che vuole metterlo alla prova chiedendogli cosa fare per ereditare la vita eterna.  Il Papa  poi descrive un atteggiamento frequente. I briganti se ne erano andati via felici perché lo avevano derubato di “tante cose buone” e non gli importava della sua vita.

Il sacerdote, “che dovrebbe essere un uomo di Dio”, e il levita, che era vicino alla Legge, passano oltre di fronte all’uomo ferito, quasi in fin di vita: “Un atteggiamento molto abituale fra noi: guardare una calamità, guardare una cosa brutta e passare oltre. E poi leggerla sui giornali, un po’ dipinti dello scandalo o del sensazionalismo. Invece, questo pagano, peccatore, che era in viaggio, ‘vide e non passò oltre: ebbe compassione’. E Luca descrive bene: ‘Vide, ne ebbe compassione, gli si fece vicino, non si allontanò: si avvicinò. Gli fasciò le ferite – lui! – versandogli olio e vino’. Ma non lo lasciò lì: ho fatto il mio e me ne vado; no”.

Il Papa spiega che possiamo capire la profondità, la larghezza del mistero di Gesù Cristo.

Il dottore della legge se ne andò zitto, pieno di vergogna, non capì. Non capì il mistero di Cristo. Forse avrà capito quel principio umano che ci avvicina a capire il mistero di Cristo: che ogni uomo guardi un altro uomo dall’alto in basso, solamente quando deve aiutarlo a sollevarsi. E se qualcuno che fa questo, è in buon cammino, è sulla buona strada, verso Gesù.

C’è poi lo stupore dell’albergatore che “è proprio l’incontro con Gesù”. Le domande per il cristiano di oggi allora arrivano spontanee:

“Cosa faccio io? Sono brigante, truffatore, corrotto? Sono brigante, lì? Sono un sacerdote guarda, vede e guarda da un’altra parte e va oltre? O un dirigente cattolico, che fa lo stesso? O sono un peccatore? Uno che dev’essere condannato per i propri peccati? E mi avvicino, mi faccio prossimo, mi prendo cura di quello che ha bisogno? Come faccio, io, davanti a tante ferite, a tante persone ferite con le quali mi incontro tutti i giorni? Faccio come Gesù? Prendo forma di servo? Ci farà bene fare questa riflessione, leggendo e rileggendo questo passo. Ma, qui si manifesta il mistero di Gesù Cristo, che essendo peccatori è venuto per noi, per guarirci e dare la vita per noi".