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Il Papa ai giovani: "La paura primo vero ostacolo alla Fede"

Papa Francesco |  | Daniel Ibáñez/CNA Papa Francesco | | Daniel Ibáñez/CNA

In vista della XXXIII Giornata Mondiale della Gioventù che sarà celebrata a livello diocesano il 25 marzo 2018, Domenica delle Palme, sul tema "Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio", il Papa ha inviato come di consueto un messaggio ai giovani di tutto il mondo, il cui contenuto è stato reso noto stamane.

Francesco ricorda innanzi tutto la convocazione dell’Assemblea Ordinaria del Sinodo dei Vescovi - il prossimo ottobre - dedicata ai giovani. Maria - scrive il Papa - "cammina con noi verso il Sinodo e verso la GMG di Panama".

Ricordando l'Annunciazione, Francesco spiega puntualmente il tema del suo messaggio.

Non temere. Anche Maria ha paura davanti alla chiamata di Dio, ma Lui legge nel suo ma anche nel nostro intimo. "Egli - ricorda il Pontefice - conosce bene le sfide che dobbiamo affrontare nella vita, soprattutto quando siamo di fronte alle scelte fondamentali da cui dipende ciò che saremo e ciò che faremo in questo mondo. È il brivido che proviamo di fronte alle decisioni sul nostro futuro, sul nostro stato di vita, sulla nostra vocazione. In questi momenti rimaniamo turbati e siamo colti da tanti timori". Oggi anche i giovani hanno le loro paure, tanto da essere costretti a fare "continui fotoritocchi delle proprie immagini, nascondendosi dietro a maschere e false identità, fin quasi a diventare loro stessi un fake. C’è in molti l’ossessione di ricevere il maggior numero possibile di mi piace. E da questo senso di inadeguatezza sorgono tante paure e incertezze". "Nei momenti in cui dubbi e paure affollano il nostro cuore - aggiunge ancora il Papa - si rende necessario il discernimento" che "ci consente di mettere ordine nella confusione dei nostri pensieri e sentimenti, per agire in modo giusto e prudente. In questo processo, il primo passo per superare le paure è quello di identificarle con chiarezza, per non ritrovarsi a perdere tempo ed energie in preda a fantasmi senza volto e senza consistenza", pertanto bisogna "dare un nome" ad ogni paura. Ricordiamoci che "l’ostacolo alla fede non sia l’incredulità, ma la paura. Il lavoro di discernimento, dopo aver identificato le nostre paure, deve aiutarci a superarle aprendoci alla vita e affrontando con serenità le sfide che essa ci presenta. Per noi cristiani, in particolare, la paura non deve mai avere l’ultima parola. Se invece alimentiamo le paure, tenderemo a chiuderci in noi stessi, a barricarci per difenderci da tutto e da tutti, rimanendo come paralizzati. Bisogna reagire! Mai chiudersi!". Insieme al discernimento "è importante anche il confronto e il dialogo con gli altri, nostri fratelli e sorelle nella fede, che hanno più esperienza e ci aiutano a vedere meglio e a scegliere tra le varie opzioni. Mai perdere il gusto di godere dell’incontro, dell’amicizia, il gusto di sognare insieme, di camminare con gli altri. I cristiani autentici non hanno paura di aprirsi agli altri, di condividere i loro spazi vitali trasformandoli in spazi di fraternità. Non lasciate, cari giovani, che i bagliori della gioventù si spengano nel buio di una stanza chiusa in cui l’unica finestra per guardare il mondo è quella del computer e dello smartphone".

Nell'Annunciazione, l'Angelo chiama Maria per nome. E "l’essere chiamati per nome - spiega Francesco - è un segno della nostra grande dignità agli occhi di Dio, della sua predilezione per noi. E Dio chiama ciascuno di voi per nome. Voi siete il tu di Dio, preziosi ai suoi occhi, degni di stima e amati".

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Dopo averla chiamata per nome, L'Angelo annuncia che Maria ha trovato grazia presso Dio. Ed è proprio per questo che Maria non deve temere. "La parola grazia - sottolinea Papa Francesco - ci parla di amore gratuito, non dovuto. Quanto ci incoraggia sapere che non dobbiamo meritare la vicinanza e l’aiuto di Dio presentando in anticipo un curriculum d’eccellenza". "La grazia divina è continuativa, non qualcosa di passeggero o momentaneo, e per questo non verrà mai meno. Anche in futuro ci sarà sempre la grazia di Dio a sostenerci, soprattutto nei momenti di prova e di buio. Le parole dell’angelo discendono sulle paure umane dissolvendole con la forza della buona notizia di cui sono portatrici: la nostra vita non è pura casualità e mera lotta per la sopravvivenza, ma ciascuno di noi è una storia amata da Dio. L’aver trovato grazia ai suoi occhi significa che il Creatore scorge una bellezza unica nel nostro essere e ha un disegno magnifico per la nostra esistenza. Questa consapevolezza non risolve certamente tutti i problemi o non toglie le incertezze della vita, ma ha la forza di trasformarla nel profondo. L’ignoto che il domani ci riserva non è una minaccia oscura a cui bisogna sopravvivere, ma un tempo favorevole che ci è dato per vivere l’unicità della nostra vocazione personale e condividerla con i nostri fratelli e sorelle nella Chiesa e nel mondo".

Con la grazia di Dio - conclude il Papa - troviamo "coraggio nel presente: coraggio per portare avanti quello che Dio ci chiede qui e ora, in ogni ambito della nostra vita; coraggio per abbracciare la vocazione che Dio ci mostra; coraggio per vivere la nostra fede senza nasconderla o diminuirla". I giovani hanno bisogno di sapere che c'è chi si fida di loro. Ebbene il Papa e la Chiesa si fidano di loro. "Voi - è l'appello di Francesco - fidatevi della Chiesa!".