Il Papa alla polizia: “L’uso della forza non degeneri mai in violenza”

Una delle udienze di Papa Francesco in Sala Clementina, dove oggi ha incontrato Dirigenti e al Personale della Direzione Centrale per la Polizia Stradale e Ferroviaria
Foto: L'Osservatore Romano / ACI Group
Facebook Twitter Google+ Pinterest Addthis

Quando c’è bisogno di usare la forza, questa non degeneri mai in violenza: lo dice Papa Francesco ai dirigenti e personale di Polizia Stradale e Polizia Ferroviaria, ricevuti oggi per il 70esimo anniversario della stradale e il 110mo della ferroviaria, indicando anche l’uso della “misericordia” come uno stile di vita, senza "approfittare mai" del potere.

Incontrando agenti e dirigenti, il Papa ricorda prima il lavoro fatto dalla Stradale, in particolare in una realtà “sempre più complessa e tumultuosa”, in cui “accanto alle carenze del sistema stradale, bisognoso di ingenti investimenti di ammodernamento e di messa in sicurezza, si deve fare i conti con lo scarso senso di responsabilità da parte di molti conducenti, che sembrano spesso non avvedersi delle conseguenze anche gravi della loro disattenzione (per esempio con l’uso improprio dei cellulari) o della loro sregolatezza”.

È un problema che nasce da uno stile di vita “competitivo”, che porta a pensare agli altri automobilisti come “ostacoli da superare”, contro cui non bastano le sanzioni, ma è necessaria “educazione”; una “azione di sensibilizzazione e accrescimento del senso civico” che dovrebbe trarre i frutti proprio dall’esperienza dei poliziotti sulle strade e nelle ferrovie, perché anche quello delle ferrovie è “come un microcosmo, dal quale passano le realtà più diverse e con il quale viaggiate, per offrire sicurezza, prevenzione e repressione dei reati”.

Papa Francesco raccomanda quindi che “sia nelle azioni di controllo che in quelle repressive, è importante fare affidamento su un uso della forza che non degeneri mai in violenza”, e sottolinea che per questo servono “grande saggezza e autocontrollo, soprattutto quando il poliziotto viene visto con diffidenza o sentito quasi come nemico, invece che come custode del bene comune”.

Sulla scia del Giubileo della Misericordia, Papa Francesco suggerisce “uno stile di misericordia” agli agenti, perché questa “non è sinonimo di debolezza, né richiede la rinuncia all’uso della forza; significa invece essere capaci di non identificare il colpevole con il reato che ha commesso, finendo per creargli danno e generare un senso di rivalsa; significa anche compiere lo sforzo di comprendere le esigenze e le ragioni delle persone che incontrate nel vostro lavoro”.

Lo stile della misericordia – afferma il Papa – “chiede a voi di usare misericordia anche nelle innumerevoli situazioni di debolezza e di dolore che affrontate quotidianamente, non solo nel caso di sinistri di varia natura, ma anche nell’incontro con persone bisognose o disagiate”.

Papa Francesco poi ricorda San Michele, patrono della polizia, che è descritto nell’Apocalisse come in lotta contro Satana, e fa riflettere “sulla lotta sempre in atto tra il bene e il male, dalla quale mai ci possiamo chiamare fuori. Nella prospettiva biblica, questo scontro ha come primi protagonisti Dio e Satana, l’uno che rappresenta la pienezza del bene e di ciò che è favorevole all’uomo, l’altro che incarna il male e quanto si oppone alla riuscita dell’esistenza umana”.

Riconoscere la realtà dello scontro tra bene e male è, per Papa Francesco, importante anche se non si è credenti, perché “sarebbe folle acconsentire al male o anche solo pretendere di mantenersi neutrali. Al contrario, a ognuno è chiesto di farsi carico della sua parte di responsabilità, mettendo in campo tutte le energie di cui dispone per contrastare l’egoismo, l’ingiustizia, l’indifferenza”.

“Tutti – conclude il Papa - lo dobbiamo fare, ma voi siete in prima linea nel contrasto a quanto offende l’uomo, crea disordine e fomenta l’illegalità, ostacolando la felicità e la crescita delle persone, soprattutto dei più giovani. Il vostro servizio, spesso non adeguatamente stimato, vi pone al cuore della società e, per il suo alto valore, non esito a definirlo come una missione, da compiere con onore e profondo senso del dovere, a servizio dell’uomo e del bene comune”.