Il Papa chiede ai vescovi del Bangladesh di sviluppare la "cultura della misericordia"

Il Papa in risciò nel cortile dell' arcivescovado
Foto: Antonio Spadaro TW
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Il pomeriggio di Papa Francesco è dedicato ai vescovi del paese e ai rapporti della comunità cattolica con le altre religioni. Per questo Francesco incontra i Vescovi del Bangladesh presso la Casa dei sacerdoti anziani nel complesso dell’Arcivescovado di Dhaka, dove si trovano riuniti i 10 Vescovi del Bangladesh. Il Papa benedice 7 sacerdoti malati prima dell’Interreligioso ed Ecumenico per la Pace nel giardino dell’arcivescovado.

Con i vescovi il Papa parla di piani pastorali che coinvolgano tutto il Popolo di Dio, di collegialità, di impegno per l’incontro con i fedeli, i sacerdoti e di vicinanza con i fedeli laici: “Riconoscete e valorizzate i carismi dei laici, uomini e donne, e incoraggiateli a mettere i loro doni al servizio della Chiesa e della società nel suo complesso” e “siate attenti ai loro bisogni spirituali e alla loro costante formazione nella fede”. E inoltre il Papa ha aggiunto: 

"Vi chiedo di perseverare in questo ministero di presenza. Voglio sottolineare che cosa vuol dire: non solo farsi vedere - si può farsi vedere mediante la tv -; ma una presenza come quella di Dio in noi, che si è fatto vicinanza, che si è fatto prossimità nell’Incarnazione del Verbo, nella condiscendenza, quella condiscendenza del Padre che ha mandato il Figlio a farsi uno di noi. E mi piace come voi abbiate coniato questa parola: “ministero di presenza”. Il vescovo è uno che è presente, che è vicino ed è prossimo".

In attesa della prossima assemblea dei vescovi il Papa ricorda che il “Bangladesh è stato benedetto con vocazioni al sacerdozio e alla vita religiosa(...)In uno spirito di comunione che unisce le generazioni, aiutateli a prendere in mano con gioia ed entusiasmo il lavoro che altri hanno iniziato, sapendo che essi stessi un giorno saranno chiamati a loro volta a trasmetterlo".

 Poi parla della famiglia e dell’impegno per la promozione delle donne. “La gente di questo Paese - dice Francesco- è nota per il suo amore alla famiglia, per il suo senso di ospitalità, per il rispetto che mostra verso i genitori e i nonni e la cura verso gli anziani, gli infermi e i più indifesi. Questi valori sono confermati ed elevati dal Vangelo di Gesù Cristo”. E ringrazia per il sostegno alle famiglie cristiane.

Ovviamente poi c’è l’opzione per i poveri particolarmente significativa in uno dei paesi più poveri del mondo. “La Comunità cattolica in Bangladesh- aggiunge Francesco-  può essere fiera della sua storia di servizio ai poveri, specialmente nelle zone più remote e nelle comunità tribali; continua questo servizio quotidianamente attraverso il suo apostolato educativo, i suoi ospedali, le cliniche e i centri di salute, e la varietà delle sue opere caritative. Eppure, specie alla luce della presente crisi dei rifugiati, vediamo quanto ancora maggiori siano le necessità da raggiungere!”.

E parla di “cultura di misericordia”: “le vostre Chiese locali dimostrano la loro opzione per i poveri, rafforzano la proclamazione dell’infinita misericordia del Padre e contribuiscono in non piccola misura allo sviluppo integrale della loro patria”.

Con i vescovi il Papa ha ricordato l’importanza del dialogo interreligioso. “La vostra - dice il Papa - è una nazione dove la diversità etnica rispecchia la diversità delle tradizioni religiose. L’impegno della Chiesa di portare avanti la comprensione interreligiosa tramite seminari e programmi didattici, come anche attraverso contatti e inviti personali, contribuisce al diffondersi della buona volontà e dell’armonia”. Occorre costruire ripete il Papa, promuovere il dialogo e risvegliare “le energie spirituali necessarie per l’opera di costruzione della nazione nell’unità, nella giustizia e nella pace.

Quando i capi religiosi si pronunciano pubblicamente con una sola voce contro la violenza ammantata di religiosità e cercano di sostituire la cultura del conflitto con la cultura dell’incontro, essi attingono alle più profonde radici spirituali delle loro varie tradizioni”.

Il Papa ha poi ringraziato “la vitalità e il fervore missionario della Chiesa in questa nazione”.

Il cardinale D’Rozario ha ricordato che dal 1985, i Vescovi abbiamo iniziato un percorso sinodale con l’adozione di un piano pastorale per l’intera Chiesa del Bangladesh.

Poi ha ricordato l’impegno per i rifugiati, tra cui i nostri fratelli e sorelle Rohingyas, e agli sfollati per le calamità naturali e artificiali.

Ed ha aggiunto: “ci rattristano le rivendicazioni dei potenti, il formalismo religioso, il maltrattamento delle minoranze religiose ed etniche e la violazione dei loro diritti, la militanza armata e gli attacchi terroristici, le uccisioni, la corruzione e la carenza di una buona governance. La Chiesa Cattolica in Bangladesh guarda a queste situazioni problematiche come a vere sfide del ministero, da affrontare con fede, speranza e amore, in unione alla nostra Madre celeste”.

Il Papa aveva precedentemente incontrato la Primo Ministro del Bangladesh, la signora Shekh Hasina, nella Nunziatura Apostolica di Dhaka e visitata la visita alla Cattedrale.

Al Suo arrivo, il Papa è stato accolto nel cortile dell’Arcivescovado dal Cardinale Patrick D’Rozario, C.S.C., Arcivescovo di Dhaka, e lungo il percorso il Papa ha benedetto le targhe commemorative delle visite papali a Dhaka Paolo VI, il 27 novembre 1970; San Giovanni Paolo II, il 19 novembre 1986; Francesco, 1° dicembre 2017 e dei due nuovi edifici per gli anziani e per i sacerdoti. In Cattedrale erano presenti circa 700 fedeli e benefattori. La cattedrale fu costruita nel 1956, a Ramna, zona centrale di Dhaka. Un’architettura moderna caratterizza questo edificio spazioso e luminoso. Conosciuta anche come la Chiesa di Kakrail, per il nome del quartiere, si trova dentro un complesso religioso che comprende la residenza dell’Arcivescovo Metropolitano e una cappella. L’edificio è rifinito con motivi gotici e rinascimentali all’interno e all’esterno della struttura, perciò è considerato un ottimo esempio di architettura post coloniale. Il Seminario di Saint Joseph forma parte del complesso religioso, insieme alla Casa dei sacerdoti anziani che si trova a pochi passi dalla Cattedrale.