Il Papa: "La Chiesa deve sempre riferirsi al Concilio Vaticano II"

Papa Francesco
Foto: L'Osservatore Romano - ACI Group
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“Ogni pensiero teologico cristiano non può che cominciare sempre e incessantemente da qui, in una riflessione che non esaurirà mai la sorgente viva dell’Amore divino, che si è lasciato toccare, guardare e assaporare nella greppia di Betlemme”. Lo ha detto stamane Papa Francesco ricevendo in udienza l’Associazione Teologica Italiana.

Voi - ha aggiunto Francesco - siete nati “nello spirito di servizio e di comunione indicato dal Concilio Ecumenico Vaticano II. La Chiesa deve sempre riferirsi a quell’evento, con il quale ha avuto inizio una nuova tappa dell’evangelizzazione e con cui essa si è assunta la responsabilità di annunciare il Vangelo in un modo nuovo, più consono a un mondo e a una cultura profondamente mutati. È evidente come quello sforzo chieda alla Chiesa tutta, e ai teologi in particolare, di essere recepito all’insegna di una fedeltà creativa: vi chiedo di continuare a rimanere fedeli e ancorati, nel vostro lavoro teologico, al Concilio e alla capacità che lì la Chiesa ha mostrato di lasciarsi fecondare dalla perenne novità del Vangelo di Cristo”.

E’ importante - ha sottolineato ancora il Papa - “fare teologia insieme. Non si può pensare di servire la Verità di un Dio che è Amore, eterna comunione del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo e il cui disegno salvifico è quello della comunione degli uomini con Lui e tra loro, facendolo in modo individualistico, particolaristico o, peggio ancora, in una logica competitiva. Quella dei teologi non può che essere una ricerca personale; ma di persone che sono immerse in una comunità teologica la più ampia possibile, di cui si sentono e fanno realmente parte, coinvolte in legami di solidarietà e anche di amicizia autentica. Questo non è un aspetto accessorio del ministero teologico! Un ministero di cui oggi continua a esserci un grande bisogno nella Chiesa”.

Anche le persone semplici - ha proseguito Francesco - “sanno aguzzare gli occhi della fede. È in questa fede viva del santo popolo fedele di Dio che ogni teologo deve sentirsi immerso e da cui deve sapersi anche sostenuto, trasportato e abbracciato”. La fede “non solo non mutila ciò che è umano, ma si presenta sempre quale appello alla libertà delle persone”.

Il ministero teologico si inserisce “nella prospettiva di una Chiesa in uscita missionaria. Perché la Chiesa possa continuare a fare udire il centro del Vangelo alle donne e agli uomini di oggi, perché il Vangelo raggiunga davvero le persone nella loro singolarità e affinché permei la società in tutte le sue dimensioni, è imprescindibile il compito della teologia, con il suo sforzo di ripensare i grandi temi della fede cristiana all’interno di una cultura profondamente mutata”.

“C’è bisogno - ha detto ancora il Papa - di una teologia che aiuti tutti i cristiani ad annunciare e mostrare, soprattutto, il volto salvifico di Dio misericordioso, specie al cospetto di alcune inedite sfide che coinvolgono oggi l’umano: come quella della crisi ecologica, dello sviluppo delle neuroscienze o delle tecniche che possono modificare l’uomo; come quella delle sempre più grandi disuguaglianze sociali o delle migrazioni di interi popoli; come quella del relativismo teorico ma anche di quello pratico”.

"Non perdete la capicità - ha concluso a braccio il Pontefice - di stupirvi: fate teologia nello stupore che ci porta l'incontro con Cristo. E' come l'aria. Il teologo faccia teologia in ginocchio, come i grandi Padri che pregavano e lodavano, la loro teologia è fondamento dello sviluppo cristiano. Fate teologia nella Chiesa, cioè nel santo popolo fedele di Dio che ha il fiuto della fede".