La grazia di Dio non è un diritto, ma un dono. XXVII Domenica del Tempo Ordinario

Cristo Pantocratore
Foto: Centro Aletti
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La parabola che Gesù oggi racconta richiama un testo del profeta Isaia che viene chiamato “Il canto della vigna” (Is. 5, 1-7). In esso il profeta descrive la storia del rapporto tra Dio ed il suo popolo. Una storia che sembra molto ricca di eventi, ma che in realtà, guardata in profondità, appare molto monotona. Infatti, da una parte troviamo l’amore infinito di Dio che non si stanca di inviare al suo popolo i suoi messaggeri (i profeti) e dall’altra il continuo tradimento del popolo. Si tratta di una storia, dice il profeta, che non può durare all’infinito perché la pazienza di Dio ha un limite. Poiché il popolo non obbedisce a Dio la vigna cadrà in rovina, non sarà più coltivata e vi cresceranno spine e rovi.

Nella parabola che Gesù racconta vengono precisati alcuni elementi. Il primo: il castigo non è il frutto solo della disobbedienza del popolo, ma anche e soprattutto dal fatto che il popolo ha ucciso i profeti inviati da Dio e alla fine uccide lo stesso figlio del Padrone, cioè, Cristo Gesù. Mandando suo Figlio sulla terra Dio ha rischiato tutto. I padri della Chiesa parlano dell’amore folle di Dio per l’umanità. Ma il Figlio, anziché essere accolto è stata scartato, gettato via come qualcosa privo di valore. Gesù il Figlio di Dio verrà crocifisso.

La vigna è sicuramente Israele che non corrisponde alla tenerezza di Dio, ma sono anche i figli della Chiesa, siamo ciascuno di noi. Il tema del rifiuto di Dio è estremamente attuale. E proprio per questo nasce una domanda: “Ma perché l’uomo rifiuta Dio?”. Perché vede in Dio un pericolo per la propria felicità. Rifiuta di dovere dipendere da Qualcuno e quindi di riconoscersi come dono. E in quanto tale non accetta Dio come sommo bene, come colui che dà senso alla vita, che dona felicità piena. Ma tutto questo è un’illusione. La “morte di Dio” è la morte anche dell’uomo. Anzi possiamo dire che senza Dio la morte è padrona di tutto e il non-senso è la l’ultima parola.

Inoltre, il castigo consiste nel fatto che il regno di Dio sarà tolto ai capi di Israele  e sarà dato ai pagani. Cioè sarà tolto ai vicini e passerà ai lontani. Si tratta di un duro monito anche per noi. La grazia di Dio si può perdere. Nessuno, infatti, la possiede come un diritto; essa è sempre un puro dono che domanda corrispondenza.

Che cosa dobbiamo fare per produrre frutti di vita che Dio si aspetta da noi? Entrare in un cammino di conversione. Segno di conversione è l’accoglienza di Gesù, “la pietra testata d’angolo” che Dio ha posto come principio della salvezza piena e definitiva. Riconoscere che Gesù è “la pietra angolare” significa riconoscere che solo Lui è unicamente necessario.