La Menorà, leggenda e storia del popolo ebraico in mostra in Vaticano

La pietra di Magdala in situ
Foto: Magdala.org
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Un mito che ha fatto nascere tante leggende, ma anche e soprattutto un simbolo di identità che ha segnato e segna la storia di un popolo. La Menorà è il candelabro a sette bracci, uno per ogni giorno della settimana, che era custodito nel Tempio di Gerusalemme. “La Menorà, culto storia e mito”  è il titolo di una mostra eccezionale che per la prima volta nella storia unisce in un unico progetto il Museo Ebraico di Roma e i Musei Vaticani.

La mostra si apre al Braccio Carlo Magno che accoglie ben 130 opere che riguardano la Menorà dalle prime rappresentazioni conosciute fino a quelle più moderne, addirittura a fumetti, e prosegue nel Museo Ebraico a fianco alla Sinagoga di Roma dove si possono ammirare alcuni pezzi pregiatissimi e moderni anche di oreficeria contemporanea.

Un grande rotolo della Torà che si srotola dal Vaticano e arriva al Tempio, simbolo di una rinnovata unità tra cattolici ed ebrei in una città che li accoglie da millenni, è il simbolo della mostra. La storia della Menorà, quel candelabro fatto forgiare in oro puro da Mosé per espresso volere del Signore, come è raccontato nel libro dell’Esodo, per essere collocato nel primo Tempio di Gerusalemme insieme agli altri arredi sacri in nome dell’alleanza con il popolo di Israele. Il peregrinare nei secoli e nei luoghi più lontani di questa mitica Lampada, così come fu per il popolo ebraico di cui simboleggia l’antico destino, ci restituisce une delle vicende più suggestive della storia dell’uomo degli ultimi tremila anni.

Tra i pezzi più significativi in mostra la “pietra di Magdala”, una base in pietra per la lettura della Torà ritrovata nella sinagoga della cittadina in Israele nel 2009. Una riproduzione simbolica del Tempio che i romani distrussero nel 70 DC. Da allora la Menorà sparì per sempre e rimase nei cuori del popolo ebraico. Così iniziò il mito e arrivarono le leggende. Nella capitale dell’Impero Romano la Menorà arrivò come bottino di guerra della truppe romane di Tito, come ricorda il celebre rilievo dell’arco omonimo fatto erigere a Roma alle pendici settentrionali del Palatino e nei racconti dello storico Giuseppe Flavio contenuti nei volumi della Guerra Judaica.

La Menorà divenne uno dei trofei nel Templum Pacis edificato ai Fori per celebrare la conclusione vittoriosa della guerra giudaica.

E propio a Roma la Menorà divenne il simbolo della identità ebraica  nello stesso momento in cui prendevano forma anche i simboli del cristianesimo.

Tipico l’esempio delle catacombe ebraiche a Roma che così si differenziano da quelle cristiane. L’immagine della Menorà  si sviluppa e  progredisce nei secoli fino al XX secolo , quando la Menorà diventa lo stemma del neonato stato di Israele.

Questa la storia. Ma c’è poi la leggenda, visto che della Menorà si persero per sempre le tracce storiche nel V secolo, quando fu razziata dai Vandali di Genserico durante il sacco del 455, forse trasferita a Cartagine e successivamente forse a Costantinopoli. Da allora, sempre più avvolta dal mistero, la Menorà svanì nel nulla. Da allora si entra nella leggenda E anche di questo la mostra racconta.

La Menorà ha avuto una grande influenza sulla storia dell’arte a partire dal periodo carolingio, quando l’arte cristiana riprese molto puntualmente le forme della Menorà per la creazione di quei candelabri a sette bracci posti in molte chiese a scopo liturgico e si vedono in mostra i monumentali candelabri del Santuario della Mentorella, del duomo di Prato e di quello di Pistoia, della Busdorfkirche di Paderbon, fino a due enormi candelabri del XVIII secolo provenienti da Palma de Maiorca .

E poi la Menorà è ancora ispirazione per molti artisti, ebrei e non ebrei. In un’epoca in cui la destrutturazione del linguaggio artistico e della semantica visiva ha fornito inedite forme espressive a questo straordinario simbolo, assurto anche a protagonista di capolavori della letteratura del XX secolo come Il candelabro sepolto di Stefan Zweig.

Molti i musei che hanno partecipato con prestiti, dal  Louvre di Parigi, alla National Gallery di Londra, l’Israel Museum e la National Library of Israel di Gerusalemme, il Kunsthistorisches Museum e l’Albertina di Vienna, il Kupferstichkabinett di Berlino, il Jewish Museum di New York, il Franz Hals Museum di Haarlem, il Museo Sefardí di Toledo, la Veneranda Biblioteca Ambrosiana di Milano, i musei ebraici di Padova, Firenze, Napoli e Casale Monferrato, il Museo Archeologico di Napoli, la Biblioteca Palatina di Parma, l’Opificio delle Pietre Dure di Firenze.

La mostra è curata da Arnold Nesselrath, Delegato per i Dipartimenti Scientifici ed i Laboratori di Restauro dei Musei Vaticani, da Alessandra Di Castro, Direttrice del Museo Ebraico di Roma, e da Francesco Leone, Professore Associato di Storia dell’Arte Contemporanea presso l’Università “G. D’Annunzio” di Chieti-Pescara.

Uno spazio a parte per il meraviglioso catalogo edito da Skira, in italiano ed inglese, con saggi  che spiegano a studiosi e non la storia e il senso della Menorà e con le schede complete di ogni opera in mostra. Curato da Francesco Leone che firma anche un saggio interessantissimo sulla realtà e il mito della Menorà, il catalogo ha testi di Marina Prinzivalli sulla simbologia della Menorà nel cristianesimo dei primi tre secoli.

 

La mostra è visitabile al  BRACCIO DI CARLO MAGNO lunedì-martedì-giovedì-venerdì-sabato ore 10,00-18,00  e mercoledì: 13,00-18,00 Chiusura: domeniche e festività religiose (29 giugno)

E prosegue al MUSEO EBRAICO DI ROMA da domenica a giovedì ore 10,00-18,00

venerdì ore 10,00-16,00   Chiusura: sabati e festività religiose (31 maggio, 1 giugno)

Il Biglietto unico Braccio di Carlo Magno + Museo Ebraico di Roma Euro 7,00

Biglietto unico Museo Ebraico di Roma + Braccio di Carlo Magno Euro 7,00

La mostra rimane allestita fino al 23 luglio 2017.

www.museivaticani.va  www.museoebraico.roma.it