La riforma dei media vaticani fa un passo avanti in attesa del nuovo portale

Un momento della presentazione alla LUISS
Foto: AA
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Ricerca trasformativa, è questa la espressione esatta che racconta la ricerca che X.ITE ha realizzato per la Segreteria per la Comunicazione vaticana nell’ultimo anno. La presentazione è stato il primo evento della Università al rientro dall’estate. Ospite e organizzatore Dario Viganò Prefetto della SPC.

Un vero seminario per conoscere l’attualità dei metodi di ricerca sui comportamenti comunicativi delle aziende e delle istituzioni, tanto che a fianco della ricerca sono stati presentate anche tre realtà concrete: Save the children, ENI, e La Fondazione Veronesi. Comunicazioni diversi da quelle della Santa Sede, ed è per questo che monsignor Viganò ha spiegato che dopo aver studiato altre realtà si è arrivati alla decisione di realizzare uno studio specifico  sulle modalità di coordinamento e integrazione della comunicazione. Ricerca “trasformativa” volta cioè a sostenere la trasformazione e l’adozione dei nuovi modelli di comunicazione integrata adattati ai contenuti della Santa Sede.

Tre i pilastri delle ricerca: l’analisi dei diversi approcci teorici alla comunicazione integrata; l’ analisi comparativa e  la combinazione di teorie ed esperienze per trovare il modello adatto.

Servono in sintesi nuove forme di dialettica con le persone interessate alla comunicazione, chi la fa e chi ne fruisce, servono nuove forme di racconto, più coinvolgenti e la distribuzione dei contenuti sui vari media rispettando la specificità di ognuno.

Dunque serva un “un nuovo sistema di produzione e trasmissione”,ha spiegato Viganò,   non tanto un accorpamento dei media esistenti, ma un “sistema nuovo, originale”. 

Approfondimenti, storia, informazione e intrattenimento corrono su canali nuovi che il Vaticano dovrà imparare ad usare senza perdere la propria identità.

La riforma dei media, che si vageggia da anni in Vaticano, sta prendendo forma e nasce da una decisione sinodale, dal Consiglio dei cardinali e ovviamente dal Papa, che non pensa ad una “riverniciatura”, ma ad una struttura del tutto nuovo che però non perda i valori della storia.

Serve una politica di lavoro comune e fantasia creativa, serve un modo di raccontare nuovo, serve comprendere che nei media vaticani non c’è una radio o un giornale che ha “anche” una pagina web o dei video, ma che piuttosto sono una unisca struttura con diversi mezzi comunicativi.

Un esempio che ricordato monsignor Viganò è la rassegna stampa internazionale che serve la Curia e molte istituzioni diplomatiche, e ancora il cambio dei nomi e degli spazi per lavorare in modo più efficiente.

Senza correre dietro alla velocità della comunicazione ma offrendo “pertinenza”, cioè una informazione certa, sicura, veritiera, affidabile.

Ritmi nuovi che presto diverranno un portale con testi, immagini e video per seguire ad esempio i viaggi del Papa, tutto ancora in fase sperimentale.

“Dobbiamo armonizzare il vecchio e il nuovo consapevoli che le cose più preziose sono le idee” spiega Viganò.

La ricerca è stata presentata da Simona Romani e Paolo Peverini che l’hanno coordinata.