La "statio" di san Lorenzo Fuori le Mura

Il mosaico dell' arco trionfale
Foto: OB
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ll mercoledì nell’ottava di Pasqua la stazione ritorna a San Lorenzo fuori le mura, ma la prima volta è la III domenica di Quaresima, questo complesso composto da tre chiese costruite intorno alla tomba del diacono Lorenzo, seppellito qui in una piccola catacomba il 10 agosto del 258.

Il nucleo del santuario di Lorenzo è la chiesa costruita sulla sua tomba da Papa Pelagio II (579-590). Questa chiesa fu trasformata nel presbiterio di una nuova chiesa più grande da Papa Onorio III (1216-1227),  demolendo l’abside della chiesa di Pelagio. La chiesa del VI secolo aveva quindi l’abside dove oggi si accede dalla navata al presbiterio, e si vedono ancora alcuni resti dell’antica abside.

Per capire la chiesa di Pelagio bisogna quindi entrare nell’attuale presbiterio e guardare verso l’ingresso della chiesa attuale. Si scopre allora un bellissimo mosaico del VI secolo sull’arco absidale ormai senza abside. Al centro si trova Cristo seduto sul globo che significa il cosmo, affiancato da Pietro e Paolo. All’estremità sinistra si vede Papa Pelagio, identificato dalla scritta con il suo nome, che timidamente presenta un modello della sua nuova chiesa a Cristo. Si fa accompagnare da San Lorenzo che da diacono tiene aperto il libro dei vangeli, su cui però si leggono le parole del Salmo 110: dispersit dedit pauperibus, distribuì e diede ai poveri.

In posizione simmetrica a destra si trovano due santi, Stefano, il primo diacono, e Ippolito, un santo romano.

Sull’arco absidale Papa Pelagio II ha fatto scrivere un’iscrizione che ricorda che il diacono è morto martire tra le fiamme, e che ora la chiesa di Pelagio permette alla luce del giorno di illuminare il santuario. Lo stesso tema della luce che sconfigge le tenebre sulla tomba del martire veniva sviluppato anche da una lunga iscrizione metrica nell’abside demolita da Onorio III. Il testo dell’iscrizione è però stata trascritta nella parte più alta della stessa parete sopra il mosaico, dove si leggono ancora i versi che esaltano l’intervento di Pelagio II, che è riuscito a costruire la nuova chiesa nonostante che Roma fosse assediata dai longobardi.