L'Anno Santo del 1600 fa riscoprire a Roma i martiri Nereo e Achilleo

La chiesa dei Santi Nereo e Achilleo a Roma
Foto: OB
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Per quarant’anni, il cardinal Cesare Baronio fu allievo e penitente di San Filippo Neri, il grande santo romano del Cinquecento. Baronio e San Filippo Neri sono simboli di quel grande rinnovamento del cattolicesimo nel Cinquecento quando si guardava alla Chiesa antica per trovare sorgenti di ispirazione e di rinnovamento.

Con San Filippo, Baronio condivide la passione per le vestigia dell’antica Chiesa di Roma e dei suoi martiri, quella stessa passione che porta San Filippo Neri e a inventare la visita alle Sette Chiese. San Filippo non era uno studioso ma spinse il suo giovane allievo a diventarlo e a dedicarsi alla storia della Chiesa. Il legame tra il maestro e l’allievo era forte. Nel 1593, Baronio deve perfino succedere a San Filippo come “Superiore generale” della Congregazione dell'oratorio, quando questo si deve ritirare per problemi di salute. Baronio godeva anche di una altissima stima di Papa Clemente VIII; che lo sceglie come suo confessore personale. Nel concistoro del 5 giugno 1596, Clemente VIII lo crea cardinale del titolo della a piccola chiesa dei santi Nereo ed Achilleo alle Terme di Caracalla.

Per l’Anno Santo del 1600, Baronio trasforma la chiesetta in un monumento ai martiri della Chiesa antica. Già nel VI secolo le fonti parlano della chiesa dedicata ai due santi Nereo ed Achilleo, sepolti nella catacomba di Domitilla sulla Via Ardeatina. Probabilmente erano soldati romani diventati cristiani, e perciò uccisi durante la crudele persecuzione di Diocleziano. La catacomba era troppo lontana, e il VI secolo è un periodo in cui si dedicano molte chiese dentro le mura ai martiri delle catacombe, per facilitare la devozione dei romani. La chiesa che si vede oggi è carolingia, costruita da Papa Leone III all’inizio del IX secolo. Stranamente, quando nel Medioevo le reliquie dei martiri delle catacombe vengono portate nelle chiese romane dentro le mura, le reliquie di Nereo ed Achilleo non vengono portate alla chiesetta alle Terme di Caracalla. Forse anche questa chiesa ormai era troppo lontana dal centro che era abitato all’epoca.

Nel 1213 vengono invece portate alla chiesa di Sant’Adriano, che era stata ricavata dentro la Curia del Senato al Foro Romano. Da lì, Baronio le trasporterà con grande solennità alla chiesa alle Terme di Caracalla in 12 maggio 1597. Ma la lontananza della chiesa si fa sentire di nuovo, e lo stesso anno Baronio porta le teste dei due martiri alla chiesa S. Maria in Vallicella dove ora sono conservate. Baronio voleva così assecondare la devozione dei romani che volevano venerare i due martiri ma forse non camminare fino alle Terme di Caracalla. Questo non impedisce a Baronio di lasciare alla chiesa dedicata ai due santi le loro altre reliquie e di ridecorare la chiesa con affreschi del Pomarancio che rappresentano scene dal Martirologio Romano nel tipico spirito della Controriforma. Una curiosità che si può ancora vedere nella chiesa sono i banchi lungo le pareti, fatti da Baronio. Alla sua epoca le chiese cattoliche non avevano banchi per sedere per tutti ma solo qualche volta banchi lungo le pareti per i più anziani. 

Ma la chiesa dei Santi Nereo ed Achilleo conserva anche un altro ricordo della Chiesa più antica. Custodisce la memoria di una prima chiesa che veniva chiamata “la parrocchia della benda”, in latino titulus Fasciolae. Si tratta di un dettaglio curioso della leggenda di San Pietro, nel famoso episodio del “Domine Quo Vadis”, quando Pietro, uscito miracolosamente dal carcere fugge da Roma e incontra il Cristo Risorto sulla Via Appia.

La leggenda racconta: “I piedi del beato apostolo Pietro erano stati feriti dai ceppi, ed egli perse una benda nella Via Nova”, cioè proprio la zona della chiesa dei Santi Nereo ed Achilleo. Ed è nella frase successiva che la leggenda racconta il famoso episodio: “Arrivato alla porta Appia vide il Signore Gesù Cristo. Dopo averlo riconosciuto, gli disse: Signore, dove vai?” E il Signore risponde: “Torno a Roma per essere crocifisso di nuovo: ritorna a Roma!”

Oggi la chiesetta dei Santi Nereo ed Achilleo viene aperta soprattutto per i matrimoni. Ma si tratta di un monumento che ricorda i tempi quando i grandi santi volevano rinnovare la Chiesa cattolica ispirandosi alla Chiesa romana e alla sua storia più antica.