L'attesa della venuta di Gesù. Prima Domenica di Avvento

La Vergine con Gesù Bambino
Foto: Centro Aletti
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Iniziamo oggi il tempo di Avvento. Con l’inizio di questo nuovo Anno Liturgico la Chiesa desidera riaccendere nei suoi figli il desiderio dell’attesa, rianimare la speranza e prepararli a celebrare degnamente la “venuta dolcissima - così scrive un monaco del Medio Evo – nella quale il Figlio di Dio, il più affascinante degli uomini, colui che era desiderato da tutte le genti, manifestò la sua presenza visibile nella carne, una presenza a lungo aspettata e ardentemente bramata da tutti i padri”.

L’evento dell’Incarnazione del Figlio di Dio è la risposta di Dio alla supplica dell’umanità, che il profeta Isaia sintetizza con questa implorazione: Se tu – o Signore ! - squarciassi i cieli e scendessi.  Un desiderio che l’Innominato ne I Promessi Sposi Alessandro Manzoni esprime con questo grido: Dio! Dio! Dio! Se lo vedessi! Se lo sentissi! Dov’è questo Dio? 

Ebbene, Dio ha risposto all’invocazione dell’umanità in modo inatteso. Ha inviato sulla terra il suo Unigenito Figlio, Cristo Gesù, il quale è il volto del Padre che ora risplende nella Chiesa e nell’umanità. Gesù dirà di se stesso: “Chi vede me, vede il Padre”.

Noi, il 25 dicembre, celebreremo la nascita di Cristo non solo per rivivere l’evento che ha cambiato il corso della storia dell’umanità e cambia la vita di ogni persona che accoglie il Figlio di Dio fatto uomo per la nostra salvezza, ma anche per ricordarci che dopo la nascita nella carne ci sarà un’altra venuta del Signore. Una venuta non più nel nascondimento e nel silenzio come è accaduto a Betlemme, ma nella gloria dove giudicherà i vivi e i morti e riconsegnerà definitivamente al Padre la sua creazione. Di questa seconda venuta del Signore noi non sappiamo né il giorno né l’ora. Si tratta di un evento che giungerà improvviso e proprio per questo Gesù nel vangelo ci invita alla vigilanza per non essere trovati impreparati.

Per aiutarci a rimanere vigilanti, a non cedere all’indifferenza e al peccato e a non lasciarci assorbire dalle preoccupazioni della vita, il Signore, dopo la sua venuta nella storia duemila anni fa e prima della sua venuta nella gloria, continua a visitarci con delle “visite divine intermedie”. E’ quanto insegna il monaco Aelredo il quale afferma che oltre la visita del Natale e quella del giudizio “ci sono altre innumerevoli visite, con le quali il Signore quaggiù viene a visitarci. Egli lo fa attraverso le circostanze felici e quelle avverse; nelle tentazioni e nelle consolazioni. Ci visita mediante una segreta ispirazione, oppure con una parola esterna. Ci visita con le Scritture o con i sacramenti; e le stesse festività che celebriamo che altro sono se non le visite del Signore?”.

Gesù, può visitarci, perché dopo la sua morte e resurrezione, Egli non è né il lontano né l’assente, ma è l’eterno presente incontrabile, quindi, anche oggi da chiunque si interroga sul significato vero dell’esistenza umana. Perché questo incontro possa realizzarsi è necessario riscoprire il valore del silenzio, dare tempo alla preghiera, non fuggire dalla domanda di senso che emerge dal nostro cuore, accogliere la rivelazione che Dio ha fatto di se stesso nella Sacra Scrittura, gioire della partecipazione ai sacramenti, in particolare la confessione e l’Eucarestia.