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Lefebvriani, Roma deve accettarci come siamo

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Una vera e propria primavera vocazionale, soprattutto in alcune regioni degli Stati Uniti. La si vive nelle comunità della SSPX, meglio conosciuti come lefebvriani.

A raccontarlo è proprio Bernard Fellay, il vescovo che oggi guida la comunità che sembra essere sul punto  di una totale riconciliazione con Roma. Da tempo ormai si parla della soluzione della Prelatura personale, ma di fatto resta da risolvere la questione più importante è quella della accettazione del Concilio del Vaticano II, soprattutto in alcune suoi parti.

In una lunga intervista al settimanale Vida Nueva Fellay spiega che oggi nella Chiesa c’è una profunda divisione tra conservatori e progressisti, ma certo a Roma devono aver notate che non si sono grandi problemi, ma non si può parlare di una data per la piena riconciliazione.

Se pure sul aduni testi del Vaticano II si può trovare un accordo rimane ad esempio difficile la questione ecumenica. Per Fellay come vie praticato oggi da Papa Francesco è un problema.

E’ vero che Francesco ha concesso molto alla SSPX, come la legittimità della confessione, ma Felley ribadisce che conditio sine qua non è che siano accettati così come sono.

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Il vescovo lefebvriano ha incontrato Francesco e di quel momento dice: “il Papa afferma chiaramente che siamo cattolici, riconosce che non siamo scismatici”, e che cerca di aprire la strada senza imporre una soluzione.

La prelatura di fatto sembra la strada verso cui si è orientati.

Nello stesso numero di Vida Nueva c’è anche un intervista a monsignor Pozzo che guida le trattivi per  Ecclesia Dei, che spiega come  siano all’esame dei testi che saranno portati al Papa, ma sarà necessaria anche una adesione completa alla dichiarazione dottrinale.

Insomma il lavoro va avanti nella direzione giusta, ma difficile dire quando si arriverà alla meta. Almeno secondo i diretti interessati.