Pace, giustizia ed educazione: la road map della Santa Sede nel dialogo con l’Islam

L'arcivescovo Miguel Ayuso, numero due del Pontificio Consiglio del Dialogo Interreligioso, chiude la conferenza del KAICIID in Gregoriana, Roma, 4 novembre 2016
Foto: Andrea Gagliarducci / ACI Stampa
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Pace, giustizia ed educazione: il vescovo Miguel Ayuso Guixot, segretario del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, delinea con ACI Stampa i temi del dialogo con l’Islam. Lo fa a margine del simposio del KAICIID, il centro per il dialogo interreligioso voluto dal re dell’Arabia Saudita, che ha sede a Vienna e conta l’Austria e la Spagna come Stati membri e la Santa Sede come osservatore. Un incontro tutto dedicato al tema della misericordia, con tanto di udienza interreligiosa con Papa Francesco. La misericordia, dunque, come base del dialogo, per un comune sforzo umanitario. E quindi la road map delineata a partire dai rapporti riaperti con l’istituzione sunnita di al Azhar, di cui lo stesso vescovo Ayuso è stato protagonista.

Il simposio del KAICIID è cominciato con una “udienza interreligiosa” di Papa Francesco?

Sì. Siamo molto riconoscenti a Papa Francesco, che ha voluto ricevere questa delegazione rappresentatia, simbolica e interreligiosa nel contesto del Giubileo straordinario della misericordia. Ci sono istituzioni, organizzazioni che lavorano nel campo umanitario del servizio per migliorare l’umanità da parte di tutte le istituzioni religiose. Ci sono stati già canali di collaborazione umanitaria attraverso Cor Unum, attraverso la Caritas, e anche a livello interreligioso per noi che lavoriamo nel campo del dialogo. Si tratta di una umanità ferita che ha bisogno di questo balsamo dell’aiuto umanitario, al di là delle appartenenze umane e religiose, per risanare le ferite del mondo. Si è trattato di un gesto bellissimo.

In quale contesto si inserisce il simposio del KAICIID?

Il KAICIID, insieme alla fondazione Adyan e con gli auspici del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, ha voluto organizzare questo simposio internazionale. L’obiettivo? Offrire un momento di condivisione a partire dalle nostre differenti visioni religiose della misericordia, per servire l’umanità e per collaborare insieme e per costruire una società.

Si tratta di una collaborazione a livello umanitario. Come va invece la collaborazione a livello teologico?

A livello teologico ci sono delle note differenze. Però, al di là delle differenze teologiche, ci prendiamo la mano l’un l’altro per camminare insieme la strada verso la verità e, malgrado le nostre differenze, per costruire insieme il bene comune. Per questo, il simposio ha voluto soprattutto essere una testimonianza.

Per quanto riguarda il tema della misericordia, come intendete procedere?

Ci sono persone che vivono la misericordia, la sperimentano sulla propria pelle. Non se ne parla sui media, ma queste persone esistono. Noi abbiamo condiviso alcune delle loro esperienze, perché è lì che si costruisce il bene comune. La loro testimonianza fa del bene. Abbiamo voluto lanciare così un invito generale interreligioso alla misericordia. Noi collaboriamo insieme al messaggio della misericordia, forti del discorso del Santo Padre che diventerà una sorta di road map per servire l’umanità ferita.

In che modo questi temi verranno poi sviluppati, a partire dal Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso?

Con l’animazione delle nostre comunità, attraverso le conferenze episcopali regionali, i nostri consultori, i nostri collaboratori. Tutti sono chiamati a promuovere questo spirito.

Recentemente, il Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso ha lavorato con successo al dialogo con l’Islam sunnita, e in particolare riaprendo il dialogo con l’istituzione di al Azhar. Questa apertura migliora il dialogo con le altre “sigle” dell’Islam?

C’è un dialogo vario, ricco e molteplice, ci sono tante persone di buona volontà e tante iniziative. Una di queste iniziative è la ripresa di collaborazione con al Azhar. Il dialogo che abbiamo intrapreso dovrebbe portarci nel prossimo futuro a fare iniziative per promuovere la pace. Queste iniziative punteranno ad elementi essenziali, come la revisione del discorso religioso e il modo in cui questo discorso religioso viene rinnovato all’interno delle nostre comunità, sia islamiche cristiane. In questo modo, si separerebbe quello che in modi diversi ha portato su strade molto buie.

Oltre all’impegno per la pace, quali sono gli altri obiettivi di questo dialogo?

Un altro tema è quello della giustizia, che è la sorella gemella della pace. E questo significa che dobbiamo insistere molto nei nostri rapporti, e che questo porti a livello sociale ad avere questo diritto sacrosanto alla cittadinanza, alla necessità di sentirci tutti cittadini di un proprio Paese, della propria nazione, e costruire insieme il bene comune e il bene sociale. Dobbiamo lavorare insieme sul piano della libertà religiosa.

Giustizia, Pace e …

Educazione: questo è il terzo aspetto. La causa di molti nostri mali è l’ignoranza, perché oggi constatiamo quanto sia grande l’ignoranza religiosa. Siamo chiamati a riprendere nelle nostre comunità l’impegno a dare una solida formazione religiosa attraverso una educazione che sia molto rispettosa nei confronti dell’altro, della visione dell’altro, e allo stesso tempo dare un’informazione dell’altro che arricchisca la nostra identità. L’aspetto identitario va sempre al di sopra di tutto, sempre preservato.

Quindi, è un percorso di giustizia, pace ed educazione quello che viene prospettato…

Sì, perché a partire da questi elementi possiamo collaborare per il bene dell’umanità. Sono elementi che credo ci aiuteranno spontaneamente a decostruire tanti muri di separazione e ci apriranno questo ponte di comunicazione che non è altro che percorrere questo cammino insieme ad ogni essere umano, nel nostro percorso verso la verità.