Padre Borin: la Chiesa e la cultura dei ponti

Padre Borin
Foto: Facebook, pd
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Papa Francesco, ricevendo nel mese di febbraio in udienza i partecipanti al VI Forum Internazionale ‘Migrazioni e Pace’, ha ribadito: “L’inizio di questo terzo millennio è fortemente caratterizzato da movimenti migratori che, in termini di origine, transito e destinazione, interessano praticamente ogni parte della terra. Purtroppo, in gran parte dei casi, si tratta di spostamenti forzati, causati da conflitti, disastri naturali, persecuzioni, cambiamenti climatici, violenze, povertà estrema e condizioni di vita indegne”. Il Forum era organizzato dallo Scalabrini International Migration Network, in partneriato con il Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale della Santa Sede, presieduto dal card. Turkson, e la Konrad-Adenaur- Stiftung, a cui ha partecipato anche padre Gianni Borin, superiore dei missionari di San Carlo – Scalabriniani, impegnati al fianco di migranti e rifugiati in Europa e Africa.

In quale modo la Chiesa può insegnare la cultura dell’accoglienza?

“Il Papa recentemente ci ha indicato la via, o forse è meglio dire un ‘grido d’allarme’: ‘Parliamo di milioni di lavoratori e lavoratrici migranti, e tra questi particolarmente quelli in situazione irregolare, di profughi e richiedenti asilo, di vittime della tratta… La difesa dei loro diritti inalienabili, la garanzia delle libertà fondamentali e il rispetto della loro dignità sono compiti da cui nessuno si può esimere’. Papa Francesco ritiene dovere della Chiesa in questa società attuale il proteggere questi fratelli e sorelle e lo vede come ‘un imperativo morale da tradurre adottando strumenti giuridici, internazionali e nazionali, chiari e pertinenti; compiendo scelte politiche giuste e lungimiranti; prediligendo processi costruttivi, forse più lenti, ai ritorni di consenso nell’immediato; attuando programmi tempestivi e umanizzanti nella lotta contro i trafficanti di carne umana che lucrano sulle sventure altrui; coordinando gli sforzi di tutti gli attori, tra i quali, potete starne certi, ci sarà sempre la Chiesa’. Quattro i verbi consegnati dal papa: accogliere, proteggere, promuovere e integrare. Dal recente Forum su Migrazione e Pace promosso dal nostro Network scalabriniano (SIMN) è giunta l’esplicita richiesta di un’esortazione apostolica, o magari un Sinodo, sui migranti, i rifugiati e i richiedenti asilo. Mons. Silvano Tomasi, dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale, ha espresso tale auspicio in vista soprattutto dell’Assemblea dell’Onu prevista nel 2018 su questi temi”.

Inoltre, da qualche anno padre Borin vive in Svizzera, a Basilea, forse il ‘cuore’ delle terze generazioni in Europa. Con lui cerchiamo di capire come sarà il nostro continente nei prossimi anni, partendo proprio dalla concessione della "cittadinanza facile"; ai cittadini stranieri di terza generazione da parte della Svizzera attraverso un referendum: è un buon segnale?

“Diventare svizzeri non è stato mai un’impresa facile: per gli immigrati, in particolare, anche se di seconda e terza generazione, i governi cantonali prevedevano esami severi e spesso assai complessi. Oggi per ottenere il passaporto svizzero sarà un po’ meno complicato, almeno per i giovani: la nuova legge coinvolgerà 25.000 persone, oltre la metà delle quali sono giovani di terza generazione, ossia nipoti di immigrati italiani, come pure di origine balcanica, spagnola e turca. Per questo si può dire che sia un atto dovuto verso una fetta non indifferente di forza lavoro già ben inserita e integrata nel paese. Certamente non affronta lo spinoso tema dei richiedenti asilo, giovani anch’essi, verso i quali il governo elvetico potrebbe adottare misure più semplici, più efficaci e soprattutto più rapide per accoglierli e permettere loro di costruire un futuro. Diversi i fatti spiacevoli: i respingimenti al confine, la dura applicazione della procedura Dublino o il perdurare del problema legato alla possibilità degli asilanti nei centri d’accoglienza federali di muoversi all’interno dei vari cantoni”.

Invece dalla Libia giunge un accordo con l’Europa che penalizza i migranti: perché tale chiusura?

“Erano 22 i centri di detenzione quando al potere c’era il colonnello Gheddafi: lì i migranti soffrivano abusi e venivano regolarmente torturati dai militari. Oggi sembra quasi che si possa fare tabula rasa di tutto questo. Un nostro fraterno amico, Abba Mussie Zerai, ci informa quotidianamente di telefonate ricevute sul suo cellulare, ben noto nelle carceri libiche, di gente terrorizzata. I migranti sono trattati come merce. Come si può solo pensare che ci possa essere un accordo con un paese del genere? L’UE dovrebbe fare di meglio, utilizzando ad esempio gli strumenti più adeguati ed efficaci che in teoria ha metto nero su bianco, ma che ad oggi sono solo inchiostro senza alcun valore. 65milioni di profughi si muovono nel mondo e l’Europa ne ha accolti solo 1.000.000”.

Come costruire più ponti e meno muri?

“I muri non servono a nulla: sono mera propaganda del mondo della politica. Invece di diminuire, aumenterà il flusso di persone ed il costo del viaggio; i trafficanti continueranno ad approfittare della disperazione di chi chiede asilo, vuole raggiungere i propri cari, cerca solo di salvarsi da guerre e violenze. Perciò l’imperativo è: ‘Accogliere in modo dignitoso!’, creando ponti di dialogo contro col pregiudizio e il clima razzista dilagante anche in ambito ecclesiale. Fare i muri è come prendersela con i più vulnerabili, mentre occorre prendersela con chi spinge alla fuga. Trump dovrebbe forse farsi un tour al confine col Messico, per vedere le croci affisse sul muro già in parte presente e che ricordano chi è morto, chi non ce l’ha fatta”.

Come è strutturata la missione degli Scalabriniani in Europa ed in Africa?

“La Regione ‘Beato Giovanni Battista Scalabrini’ (RBGBS) è operante in 10 paesi (8 europei e 2 africani). In essi ci sono 164 religiosi missionari, di cui 140 in attività. Nella Regione ci sono anche 32 religiosi o seminaristi in formazione, distribuiti in tre case, due in Italia e una in Africa. Circa 700 laici collaborano direttamente nelle attività missionarie; 150 di loro sono regolarmente stipendiati, mentre 550 lavorano a livello di volontariato. La RBGBS conta al suo servizio circa 70 entità scalabriniane con personalità giuridica, di cui 18 sono gestite direttamente dalla Direzione Regionale che ha sede a Basilea. Nei due continenti ci sono 40 residenze/missioni, di diversa connotazione, con presenza di servizi multipli. Per quanto riguarda la tipologia del servizio missionario, si contano 17 missioni cattoliche di lingua italiana, 15 missioni cattoliche per portoghesi/brasiliani, 6 missioni cattoliche per ispani, 7 missioni cattoliche per filippini, 1 missione cattolica per haitiani e 3 multietniche. Ci sono inoltre 14 parrocchie, di cui 4 in Africa. Si contano inoltre 3 centri studi (ricerca scientifica), 1 ufficio di comunicazione, un’associazione artistico musicale (Scalamusic), 1 ufficio di sviluppo progetti, 1 agenzia di cooperazione internazionale, 2 missioni per i marittimi, 1 casa famiglia per minori non accompagnati, 9 centri di servizio per migranti e rifugiati. Sono stati strutturati anche 3 percorsi (centri) di formazione al volontariato nazionale e internazionale, uno a Bassano (500 giovani), uno a Milano (40 volontari internazionali) e uno per le varie sedi locali (300 laici cooperatori all’anno).

Quali sono le priorità per il triennio 2016-2018?

“Le due priorità missionarie per il triennio sono la cura pastorale dei rifugiati e la costruzione di comunità interculturali. Per quanto riguarda la pastorale dei rifugiati la RBGBS intende promuovere una cura pastorale integrale dei richiedenti asilo e rifugiati attraverso programmi di assistenza e promozione umana e spirituale. Si vuole dare grande attenzione ai processi integrativi, soprattutto attraverso la formazione al lavoro e all’inserimento socio abitativo. Si ritiene essenziale promuovere programmi di sensibilizzazione del territorio in un concetto bidirezionale di integrazione. E’ cruciale il ruolo delle comunità cattoliche in tale processo. Inoltre attraverso la costruzione di
comunità interculturali si vuole promuovere il passaggio da missioni monoetniche a missioni interculturali o interetniche e trasformare le parrocchie affidate agli scalabriniani in multiculturali. In questo senso, si intende dare priorità alla pastorale giovanile interculturale, al fine di creare un ambiente positivo di costruzione. Si intende anche favorire il coinvolgimento diretto di laici nella missione diretta, affidando loro ulteriori responsabilità nei settori di competenza”.