Padre Rocco Perego e il lebbrosario di Loilem

Padre Rocco Perego
Foto: https://ioprimadime.com
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La nostra esistenza è un ponte fra ciò che vorremo fare e ciò che invece facciamo. La speranza sta in questo: arrivare aldilà di quel guado dove ci attendono i nostri traguardi.

Così in quel 29 maggio 1903 a Tredda d'Adda (MI) un bambino di sei anni rischiava la vita per una malattia. Il medico condotto sentenziò che se anche fosse guarito sarebbe rimasto muto e con gravi danni. Mai diagnosi fù più falsa.

Quel bambino sarà un missionario del Pontificio Istituto Missioni Estere e fonderà un lebbrosario a Loilem, in Birmania.

Il suo ponte l'ha ben attraversato. Il suo nome è padre Rocco Perego. La sua vita scorre piana fino all'ordinazione sacerdotale avvenuta nel 1928. Chi lo ha conosciuto, in quel tempo, di lui lascerà questa testimonianza: era molto preciso nelle regole dell'istituto e con i confratelli ma insieme era anche allegro ed ironico. Aveva un'anima intraprendete e sicura.

Con questi talenti ed in piena conformità con il suo Istituto religioso, nello stesso anno, il 19 luglio, parti missionario per la Birmania. Per i giovani missionari di quell'epoca, era un mondo nuovo, inesplorato e pieno di novità ma anche pieno di sacrifici e con molti scenari di difficile sopravvivenza. La vita dei primi missionari fu con l'unica certezza delle insicurezze date dal clima, dalla penuria di cibo e da un ambiente fatto di foreste da esplorare con tutti i rischi che ben si possono immaginare.

Dalle cronache di quel tempo, apprendiamo che i missionari camminavano, nelle foreste, per intere giornate con la speranza di trovare popolazioni e portare Cristo e del cibo. Si improvvisavano con perizia medici, infermieri, ingegneri ed erano pronti a tutto pur i salvare l'uomo dagli abissi delle difficoltà naturali.

Padre Perego rimarrà in questa terra fino al 1981 ed ivi seminerà ovunque bene e bontà, ma il gioiello della sua attività sarà il lebbrosario di Loilem. Qui, vista l'esigenza di cure di cui aveva bisogno la popolazione civile, fonderà tale struttura, unica nel suo genere, intitolata a San Giuseppe Cottolengo, il santo che già a Torino aveva creato un ospedale simile. Qui curerà dal 1939 al 1981 ben 4.400 malati.

Laborioso e pronto a tutto, di lui si raccontano cose meravigliose come ad esempio quando, da solo, si improvviserà chimico creando con pochi elementi della benzina per la sua jeep oppure quando - sempre dal nulla - distillerà del vino da messa. Verrà anche ferito ad una spalla, ad opera di alcuni ribelli del luogo. La notizia avrà anche una eco internazionale, andando sui giornali e con il riconoscimento dell'ambasciatore italiano a Rangoon che andrà a trovare il Padre ferito.

Rimpatriò tre volte nel 1951, nel 1962 e nel 1981. Ma in questa ultima data, per un ritardo burocratico e tanto era il suo affetto per i suoi amici che non voleva lasciare soli, subirà un periodo di incarcerazione della durata di due mesi. Tale prova gli renderà sempre più necessario il rientro in Italia per rimettersi.

Padre Perego è cosi: un cuore pronto ad amare ed un'intelligenza, viva e simpatica, che gli permette di poter operare e bene per i suoi amici. Morirà pochi mesi dopo nel 1981 a Villa Grugana, la casa di riposo del P.I.M.E dopo una vita spesa per la Birmania. A Concesa (MI), l'oratorio della parrocchia del paese, è dedicato alla sua memoria.

Certamente, un missionario è un uomo mandato per l'annuncio del Regno dei cieli. Questo non deve mai farci scordare che il meraviglioso esempio di questo missionario che si è occupato solo di ultimi e Vangelo è un continuo stimolo affinche non ci dimentichiamo che aiutare è un verbo che si coniuga, ogni giorno, nelle nostre strade sulle orme del Signore che, passando, ci dice: "Vieni?”. E noi cosa risponderemo?