Papa: “Annunciate il Vangelo senza arroganza”. E apre dormitori e auto a clochard

Papa Francesco, Angelus
Foto: L'Osservatore Romano, ACI Group
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Annunciare il Vangelo con umiltà, mitezza e fermezza, senza arroganza o imposizione: è l’invito che Papa Francesco fa nell’Angelus di oggi, giorno del Battesimo di Gesù. Al mattino, Papa Francesco ha battezzato 28 bambini nella Cappella Sistina, celebrazione in cui ha ricordato l’importanza di testimoniare la fede.

Prima della recita mariana il Papa ripercorre il Vangelo odierno, in cui Gesù chiede a Giovanni Battista di battezzarlo: “Il Battista infatti – spiega Francesco - è consapevole della grande distanza che c’è tra lui e Gesù. Ma Gesù è venuto proprio per colmare la distanza tra l’uomo e Dio: se Egli è tutto dalla parte di Dio, è anche tutto dalla parte dell’uomo, e riunisce ciò che era diviso. Per questo chiede a Giovanni di battezzarlo, perché si adempia ogni giustizia, cioè si realizzi il disegno del Padre che passa attraverso la via dell’obbedienza e della solidarietà con l’uomo fragile e peccatore, la via dell’umiltà e della piena vicinanza di Dio ai suoi figli”.

Ed è con questo spirito che, per Francesco, parte la missione di un cristiano e dei discepoli di Gesù: “La vera missione non è mai proselitismo ma attrazione a Cristo, con la nostra testimonianza, a partire dalla forte unione con Lui nella preghiera, nell’adorazione e nella carità concreta, che è servizio a Gesù presente nel più piccolo dei fratelli. Questa festa ci fa riscoprire il dono e la bellezza di essere un popolo di battezzati”.

Dopo la recita dell’Angelus il Papa fa i suoi saluti, sottolineando ancora l’importanza del Sacramento che viene celebrato oggi: “Anche ieri pomeriggio ho battezzato un neocatecumeno. Vorrei estendere la mia preghiera a tutti i genitori che in questo periodo si stanno preparando al Battesimo di un loro figlio, o lo hanno appena celebrato. Invoco lo Spirito Santo su di loro e sui bambini, perché questo Sacramento, così semplice e nello stesso tempo così importante, sia vissuto con fede e con gioia”.

"In questi giorni di tanto freddo  - continua a braccio il Papa - penso e vi invito a pensare alle tante persone che vivono nella strada colpite dal freddo e dall'indifferenza, purtroppo alcuni non ce l'hanno fatta. Chiediamo al Signore di scaldarci il cuore per poterci aiutare". In questi giorni Roma e l’Italia intera sono sotto la morsa del gelo. Sono 8 infatti le vittime nelle ultime 48 ore a causa del freddo. E per questo motivo Papa Francesco ha autorizzato l’Elemosineria apostolica, l’ufficio della carità del Pontefice, a lasciare i dormitori aperti 24 su 24 per i senzatetto di Roma. Si tratta del Dono di Misericordia, accanto alla Chiesa di Santo Spirito in Sassia, del Dono di Maria, il dormitorio in Vaticano gestito dalle suore di Madre Teresa di Calcutta, e della struttura di via Rattazzi, alla stazione Termini.

“Per coloro che invece non intendono lasciare i loro ritrovi abituali – riferisce ai microfoni della Radio Vaticana monsignor Konrad Krajewski, l’Elemosiniere del Papa – sono state messe a disposizione le auto dell’Elemosineria dove già la scorsa notte una clochard di 85 anni ha dormito nelle vicinanze del Vaticano. Per i senzatetto anche sacchi a pelo speciali resistenti a temperature di meno 20 gradi e guanti per il freddo “comprati – aggiunge l’Elemosiniere – proprio oggi”. “Nel dormitorio di via dei Penitenzieri ieri sera abbiamo ospitato 20 persone in più ma ci sono anche 40 sedie insomma chi bussa – sottolinea monsignor Krajewski - viene accolto e può restare al caldo, ricevendo the, caffè e da mangiare”.

Tra le attività di questi giorni Francesco ha rilasciato un lungo colloquio al vaticanista de “La Stampa”, Andrea Tornielli, riguardo i suoi viaggi internazionali. Colloquio che uscirà nei prossimi giorni nel libro “In Viaggio”, edito da Piemme. “Sinceramente, non mi è mai piaciuto molto viaggiare”. Il Papa risponde così, con la sincerità che gli è propria, alla domanda di Andrea Tornielli sui viaggi apostolici. “Mi è sempre pesato – precisa il Papa – stare lontano dalla mia diocesi, che per noi vescovi è la nostra sposa”. I viaggi, confida, “sono pesanti, ma diciamo che per il momento me la cavo”. Forse, rileva, “mi pesano dal punto di vista psicologico più ancora che dal punto di vista fisico”. Tuttavia, soggiunge, c’è una “ricchezza inimmaginabile” nei viaggi, “volti, testimonianze, immagini, esperienze”. Una ricchezza “che mi fa sempre dire: ne è valsa la pena”.