Papa Francesco da don Mazzolari per una Chiesa rinnovata: a colloquio con don Bruno Bignam

Un ritratto di don Primo Mazzolari. Papa Francesco pregherà sulla sua tomba a Bozzolo il 20 giugno
Foto: pd
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Che senso ha la visita di Papa Francesco domani a Bozzolo, per pregare presso la tomba di don Mazzolari, nella chiesa parrocchiale di Bozzolo? ACI Stampa lo ha chiesto a don Bruno Bignami, presidente della fondazione ‘Don Primo Mazzolari e docente di Teologia morale dell’Istituto Teologico dei seminari di Crema–Cremona–Lodi–Vigevano.

“La visita di papa Francesco a Bozzolo – commenta - va associata a quella che ci sarà subito dopo a Barbiana. Sulle orme di don Mazzolari e di don Milani, il pontefice intende proporre modelli attuali di vita presbiterale. Il passaggio è molto importante, se si pensa che sinora si è ritenuto come modello il santo curato d’Ars, grande testimone del suo tempo, ma con una spiritualità molto differente da oggi. Papa Francesco intenderà riprendere il cristianesimo incarnato di don Primo. Da qui l’idea di venire a Bozzolo in visita privata”.

In autunno anche per don Mazzolari si aprirà il processo di beatificazione: una nuova luce sul suo operato?

Il processo di beatificazione ha già un suo percorso, a partire dall’invio a Roma del ‘supplex libellum’ alle commissioni diocesane che hanno lavorato in questi anni. La Santa Sede ha dato nel 2015 il nulla osta e i vescovi di Cremona che si sono succeduti in questi anni (mons. Lafranconi e mons. Napolioni) hanno inteso prima accogliere anche il parere dei periti teologi e della Commissione storica. Acquisiti i pareri favorevoli, ora il vescovo Antonio ha deciso di aprire ufficialmente la causa. Avverrà nel prossimo autunno. La causa aiuterà sicuramente a far luce sull’eredità spirituale del parroco di Bozzolo.

Nel 1960 don Mazzolari scriveva nella ‘Parola ai poveri’: ‘E’ incredibile che il più buono degli uomini, il più mansueto, colui che da secoli porta la croce di tutti, faccia paura! Eppure, molti hanno paura del povero, come molti farisei avevano paura di Gesù, e non solo quando predicava, ma anche quando, condannato a morte, saliva il Calvario’. Come ha letto la storia con la luce della fede?

Mazzolari è stato un prete che si è lasciato coinvolgere dalla storia. Ha vissuto un periodo molto travagliato (1890-1959), segnato dalle due drammatiche guerre mondiali. Eppure non si è lasciato travolgere dagli eventi. Alla luce del messaggio evangelico si è messo al servizio e si è impegnato a formare coscienze. Ha colto che anche sotto le ceneri delle tragedie umane si poteva far nascere novità di vita. In questo senso è stato un vero credente.

Nelle ‘Lettere sulla parrocchia’ egli scriveva: ‘Un grave pericolo è la clericalizzazione del laicato cattolico, cioè la sostituzione della mentalità propria del sacerdote a quella del laico, creando un duplicato d’assai scarso rendimento’. Quale è, secondo don Mazzolari, il compito del laico nella parrocchia?

Don Primo ha dedicato al tema della parrocchia due straordinarie riflessioni: ‘Lettera sulla parrocchia’, alla fine degli anni '30, e ‘La parrocchia’, venti anni dopo. Conoscendo bene il mondo francese e le riflessioni sulla crisi della parrocchia, don Primo ha pensato non per una sua sostituzione, ma per un suo aggiornamento. E proprio in quest’ottica ha proposto il ruolo dei laici come prezioso contributo per un’uscita dalla clericalizzazione della pastorale. Lo scandalo avvertito da don Primo nel suo tempo era dato dal fatto che molti preti avevano paura di circondarsi di laici critici e propositivi. Ma la Chiesa senza coscienze laicali formate rimane in una condizione di precarietà. Sarebbe come camminare su una sola gamba. I laici per Mazzolari dovevano diventare sempre più protagonisti della vita ecclesiale.

Mettendoci sul piano del Vangelo e della Chiesa, non rinunciamo a difendere la giustizia, né confondiamo il bene col male prendendo una attitudine rassegnata o neutrale’: così egli scriveva in ‘Tu non uccidere’, testo allora messo sotto processo, recentemente tradotto anche in cinese. Cosa è cambiato nella Chiesa?

E’ cambiato che tra la morte di Mazzolari e l’oggi c'è di mezzo il Concilio Vaticano II!! ‘Tu non uccidere’ appariva negli anni ‘50 una sorta di manifesto filo-politico, e visto con sospetto. In realtà la riflessione mazzolariana di opposizione alla guerra giusta era profetica perché coglieva nel segno il dramma della guerra del Novecento: armi sempre più sofisticate, ingiustizie perpetrate, salvaguardia di potentati.

Quale messaggio di speranza può dare alla Chiesa di oggi?

Mazzolari offre alla Chiesa di oggi non tanto soluzioni ma uno stile. Si tratta di un cristianesimo incarnato dentro la storia, capace di mettersi in ascolto, di farsi proposta critica, di impegno nel rinnovare le strutture umane, di capacità di dire il vangelo della misericordia nel nostro tempo. Non a caso una delle primissime opere pubblicate da don Mazzolari è stata ‘La più bella avventura’ a commendo della parabola del figliol prodigo. Don Primo vedeva nella disarmante misericordia del padre il volto autentico del cristianesimo.