Papa Francesco: “Il Corpus Domini è memoria. Ma l’uomo non sa più ricordare”

Papa Francesco dice l'omelia del Corpus Domini sul sagrato della Basilica di San Giovanni in Laterano, 18 giugno 2017
Foto: Daniel Ibanez / ACI Group
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Ricordati: è il comandamento, il tema che scaturisce dalla festa del Corpus Domini secondo Papa Francesco. Un comandamento diluito nella frenesia di oggi, che fa scivolare tutto addosso.

Nella omelia per la solennità del Corpo di Cristo, mentre ci si prepara alla processione che si snoderà dalla Cattedrale del vescovo di Roma fino a Santa Maria Maggiore, Papa Francesco mette in luce come la festività di oggi sia “memoria, e memoria grata”.

Un appuntamento tradizionale per la città di Roma, che in genere si faceva il giovedì. Papa Francesco lo ha voluto spostare alla domenica, per favorire la partecipazione dei fedeli. Il Papa, come ormai fa dal 2014, attenderà l’ostensorio – quest’anno portato dai Sediari Pontifici – a Santa Maria Maggiore, per impartire la benedizione solenne con il Santissimo Sacramento.

Durante la Messa, Papa Francesco impugna la ferula d'acciaio che gli è stata donata dagli operai dell'Ilva di Genova.

Nella sua omelia, Papa Francesco ricorda che il tema della memoria caratterizza la solennità del Corpus Domini. Il Papa mette in luce che “dal ricordo delle gesta del Signore ha preso forza il cammino del popolo nel deserto” e “nel ricordo di quanto il Signore ha fatto per noi si fonda la nostra personale storia di salvezza”.

Serve ricordare perché “ci permette di rimanere nell’amore, cioè di portare nel cuore, di non dimenticare chi ci ama e chi siamo chiamati ad amare”.

Eppure, la memoria è “indebolita” oggi a causa della “frenesia in cui siamo immersi” che ci fa scivolare addosso “tante persone e tanti fatti”, perché “si gira pagina in fretta, voraci di novità ma poveri di ricordi”.

Papa Francesco sottolinea che “bruciando i ricordi e vivendo all’istante, si rischia di restare in superficie, nel flusso delle cose che succedono, senza andare in profondità, senza quello spessore che ci ricorda chi siamo e dove andiamo”.

Si ha, così, una vita esteriore frammentata. E però – afferma il Papa – “nella frammentazione della vita il Signore ci viene incontro con una fragilità amorevole, che è l’Eucaristia”, e che “nel Pane di vita il Signore viene a visitarci facendosi cibo umile che con amore guarisce la nostra memoria, malata di frenesia”.

E questo succede perché “l’eucarestia è il memoriale dell’amore di Dio”, non una “memoria astratta, fredda e nozionistica, ma la memoria vivente e consolante dell’amore di Dio”, che contiene “il gusto delle parole e dei gesti di Gesù”, ma anche “il sapore della sua Pasqua, la fragranza del suo Spirito”.

Così, ricevendo l’Eucarestia si “imprime nel nostro cuore la certezza di essere amati da lui”.

Il Papa quindi rivolge al suo pensiero ai bambini che hanno ricevuto da poco la prima comunione, ricorda loro che “l’Eucaristia forma in noi una memoria grata, perché ci riconosciamo figli amati e sfamati dal Padre; una memoria libera, perché l’amore di Gesù, il suo perdono, risana le ferite del passato e pacifica il ricordo dei torti subiti e inflitti; una memoria paziente, perché nelle avversità sappiamo che lo Spirito di Gesù rimane in noi”.

Insomma – prosegue il Papa – “l’Eucaristia ci incoraggia: anche nel cammino più accidentato non siamo soli, il Signore non si scorda di noi e ogni volta che andiamo da Lui ci ristora con amore. L’Eucaristia ci ricorda anche che non siamo individui, ma un corpo”.

Infine, “l’Eucarestia non è una sacramento per me, ma un sacramento di molti che formano un solo corpo”, è il sacramento dell’unità, e chi la accoglie “non può che essere artefice di unità, perché nasce in lui, nel suo ‘DNA spirituale’, la costruzione dell’unità”.

Il Papa conclude: “Questo Pane di unità ci guarisca dall’ambizione di prevalere sugli altri, dall’ingordigia di accaparrare per sé, dal fomentare dissensi e spargere critiche; susciti la gioia di amarci senza rivalità, invidie e chiacchiere maldicenti. E ora, vivendo l’Eucaristia, adoriamo e ringraziamo il Signore per questo sommo dono: memoria viva del suo amore, che forma di noi un solo corpo e ci conduce all’unità”.