San Lorenzo, amato e celebrato in tante cattedrali a lui dedicati in Italia

San Lorenzo visto dal Beato Angelico
Foto: pd
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Modello di vita cristiana da imitare. E’ quanto hanno ribadito ieri diversi vescovi italiani durante le celebrazioni della festa di San Lorenzo, diacono di Roma e martire. Secondo alcune fonti, infatti, Lorenzo morì arso vivo nel 258 durante il governo dell’imperatore Valeriano. A lui erano affidate le offerte della Chiesa che egli elargiva ai poveri. Molto venerato in Italia è patrono di diverse città e a lui sono dedicate basiliche e chiese cattedrali come a Genova anche se non viene annoverato tra i patroni della città ligure. Nella sua omelia l’arcivescovo di Genova, il card. Angelo Bagnasco, ricordando la figura di Lorenzo ha detto che “il potere non è dominare ma servire il popolo a cominciare dai deboli e piccoli; puoi uccidere il mio corpo, ma non la mia anima; puoi mettermi in schiavitù ma non potrai mai possedermi”. Il mondo – ha spiegato il porporato che è anche presidente del Consiglio delle Conferenze Episcopali Europee (Ccee) – “resta smarrito da una Chiesa che parla agli uomini di grazia, di redenzione, di vita eterna. Resta spiazzato perché sono parole non sue, estranee, che non riesce a controllare. Preferisce una Chiesa che parla di organizzazione, di risorse e programmi, di cose da fare, perché queste categorie permettono al mondo di giudicare la Chiesa con parametri noti di efficienza e di successo”. Ogni gesto di verità che compiamo – ha poi aggiunto il porporato -  “infrange il mondo della menzogna e dell’apparenza, così come ha fatto Lorenzo. Con il suo gesto ha compiuto qualcosa di estremamente pericoloso, ha interpellato il mondo, ha dato a ognuno la possibilità di guardare dietro il sipario, ha dimostrato che ad ognuno è possibile vivere nella verità e nella libertà di cui Dio solo è misura e garante”.

A Firenze, invece, quella dedicata al San Lorenzo è stata la prima cattedrale della città. La sua dedicazione risale infatti al 393 d.C. Ieri, nella sua omelia, il card. Giuseppe Betori ha parlato di Lorenzo come “modello non solo del martirio, ma anche della cura e dell’incremento della carità nella comunità ecclesiale”. La “prospettiva del dono – ha spiegato il porporato - deve illuminare la vita personale come pure quella sociale” come scrive anche Papa Francesco nell’ Evangelii gaudium focalizzando l’attenzione “su due questioni prioritarie: l’inclusione sociale dei poveri e la promozione della pace e del dialogo sociale. Non si tratta ovviamente di un programma sociale in senso proprio, che spetta piuttosto a quanti hanno compiti politici e amministrativi nella comunità, chiamati a questo dalla volontà del popolo per la costruzione del bene comune. Si tratta però di principi che possono illuminarne l’azione e che si propongono come un riferimento ideale e al tempo stesso come una riserva di motivazioni e di rispettosa collaborazione da parte della comunità ecclesiale”, ha spiegato l’arcivescovo di Firenze di fronte alle autorità cittadine,  che in precedenza avevano consegnato i tradizionali ceri al termine della sfilata del Corteo della Repubblica fiorentina.

Anche a Perugia celebrazione con il card. Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza Episcopale Italiana e arcivescovo di Perugia-Città della Pieve che nel corso della sua omelia (ne abbiamo riferito anche ieri, ndr) ha parlato della devozione a San Lorenzo “il cui insegnamento è ancora oggi straordinariamente attuale. Lorenzo è stato, prima di tutto, diacono e martire. Egli ha saputo incarnare magistralmente la virtù della carità ed è stato un esemplare testimone della fede in Gesù Cristo. La carità e la testimonianza – che Lorenzo ha vissuto con semplicità e soprattutto con gioia – rappresentano le due grandi bussole che orientano, da sempre, la vita dei cristiani e della Chiesa perusino-pievese”, ha detto il porporato che ha poi auspicato “un rinnovato slancio missionario di tutta la comunità diocesana. Il primo gesto di carità – ha detto - è quello dell’annuncio della Parola di Dio; è quello dell’educazione alla fede, soprattutto delle nuove generazioni, che stanno drammaticamente perdendo le loro radici culturali e religiose, ossessionate dalle mode passeggere”.

Festa anche nella Basilica Cattedrale di San Lorenzo Martire a Tivoli, nei pressi di Roma con una celebrazione presieduta dal vescovo mons. Mauro Parmeggiani che, dopo aver ricordato la figura del diacono e martire Lorenzo ha parlato del dono della vita che non va vissuta egoisticamente: “pensando soltanto a noi stessi e alla nostra personale sopravvivenza abbiamo creato un mondo dove i ricchi sono sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri …Basterebbe assai poco a condividere qualcosa di ciò che abbiamo, anche poco, con costanza perché chi non ha nulla stia un po’ meglio …”.

Quante volte – ha spiegato i presule -  pensando che la vita “sia un dono solo per noi non la condividiamo, non ci sporchiamo le mani nel metterla a servizio di Dio e del prossimo rendendola così insignificante, quasi noiosa e infastidente - direi - anche per noi. Davanti a Gesù che è amore donato fino all’estremo, che è il chicco che marcisce e muore per dare frutto, dobbiamo – ha aggiunto - prendere posizione e come Lorenzo saper morire a noi stessi condividendo per Dio con i fratelli e per i fratelli ciò che siamo e ciò che abbiamo”.  “Condividiamo – è stato il monito di mons. Parmeggiani - tutto ciò che abbiamo e siamo donandolo ai tanti poveri di mezzi e di spirito che circondano il nostro piccolo mondo personale e famigliare, senza mai pensare di non aver nulla da dare: tutti abbiamo qualcosa da dare agli altri! Moriamo a noi stessi - quali nuovi martiri che forse non incontreranno il martirio cruento ma sicuramente quello interiore - e sicuramente, anche grazie alla nostra offerta, qualcuno nel mondo potrà gioire e la fede cristiana diffondersi ben sapendo che il sangue dei martiri è sempre stato e sempre sarà seme di nuovi cristiani”.

“Lasciamoci scomodare dalla testimonianza di san Lorenzo”, ha detto poi a Grosseto il vescovo di Pistoia, Fausto Tardelli che ha presieduto la celebrazione eucaristica su invito del vescovo di  Grosseto mons. Rodolfo Cetoloni: “ognuno può fare già molto, diventando sempre più sensibile alle necessità degli altri e facendo bene il proprio dovere nella società”, ha aggiunto il presule che ha poi parlato della storia del martirio rilevando che quella della testimonianza fino all’effusione del sangue è, per i cristiani, “una storia antica ma tremendamente attuale, perché anche oggi si è uccisi per Cristo”, come anche le notizie di questi giorni provenienti dalla Nigeria ci ricordano.

“Allora come oggi – ha sottolineato mons. Tardelli - i cristiani sono perseguitati perché il cristiano autentico invita ad un modo diverso di vivere, è necessariamente alternativo ai criteri di vita che vanno per la maggiore”. Per questo ha voluto rivolgere un pensiero “a chi oggi paga un duro prezzo per il fatto di essere semplicemente cristiano, seguace di un Dio che si è definito amore. Sono tantissimi, questi fratelli perseguitati per la fede: non dimentichiamoli, sono i nostri fratelli migliori!”. E nel suo saluto il vescovo di Grosseto, mons, Cetoloni ha voluto esprimere la sua gratitudine a tutti, sottolineando il valore della fede come “motore di ogni scelta di bene”. Il giorno precedente la suggestiva processione con la statua collocata sul tradizionale carro trainato da due splendidi buoi maremmani, mentre la cinquecentesca campana, anch’essa collocata sul carro, ha battuto i suoi rintocchi per annunciare il passaggio del Santo. E nei giorni di festa una grande raccolta per i poveri della diocesi:  8.200 chili di cibo, raccolti in dieci supermercati che aiuteranno la Bottega della solidarietà di Caritas a soddisfare i bisogni di circa 120 famiglie in difficoltà. Celebrazione eucaristica anche al Mausoleo di Galla Placidia, a Ravenna, dedicato a san Lorenzo con una celebrazione presieduta dall’arcivescovo di Ravenna-Cervia, mons. Lorenzo Ghizzoni.