Teramo: Monsignor Seccia invita all’impegno socio politico

Papa Francesco e Monsignor Seccia
Foto: Diocesi di Teramo
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Nell’esortazione apostolica ‘Evangelii Gaudium’ Papa Francesco ha sottolineato il valore dell’impegno sociale dei cittadini, secondo i principi della Dottrina Sociale della Chiesa: “In ogni nazione, gli abitanti sviluppano la dimensione sociale della loro vita configurandosi come cittadini responsabili in seno ad un popolo, non come massa trascinata dalle forze dominanti. Ricordiamo che ‘l’essere fedele cittadino è una virtù e la partecipazione alla vita politica è un’obbligazione morale’.

Ma diventare un popolo è qualcosa di più, e richiede un costante processo nel quale ogni nuova generazione si vede coinvolta. E’ un lavoro lento e arduo che esige di volersi integrare e di imparare a farlo fino a sviluppare una cultura dell’incontro in una pluriforme armonia. Per avanzare in questa costruzione di un popolo in pace, giustizia e fraternità, vi sono quattro principi relazionati a tensioni bipolari proprie di ogni realtà sociale.

Derivano dai grandi postulati della Dottrina Sociale della Chiesa, i quali costituiscono ‘il primo e fondamentale parametro di riferimento per l’interpretazione e la valutazione dei fenomeni sociali’… Allo Stato compete la cura e la promozione del bene comune della società. Sulla base dei principi di sussidiarietà e di solidarietà, e con un notevole sforzo di dialogo politico e di creazione del consenso, svolge un ruolo fondamentale, che non può essere delegato, nel perseguire lo sviluppo integrale di tutti. Questo ruolo, nelle circostanze attuali, esige una profonda umiltà sociale”.

Partendo da questo assunto il vescovo di Teramo-Atri, mons. Michele Seccia, ha scritto ai fedeli una lettera, dal titolo ‘Aprirò una strada nel deserto’, in cui ha sollecitato ad un impegno socio-politico, che non è un ‘ambito riservato a pochi’: “Avverto una forte provocazione e la trasmetto a voi tutti, quando sento solo lamenti e critiche su tutto e su tutti per la diffusa insoddisfazione della situazione che il territorio sta vivendo da molti mesi e a causa degli eventi negativi che si sono ripetuti, nonostante lo sforzo delle istituzioni nel fare fronte alle emergenze e ai bisogni della gente”.

Riprendendo le parole del profeta Isaia il vescovo sottolinea il significato attuale della sollecitazione biblica: “Aprirò una strada nel deserto, dice il Signore al popolo di Israele che teme di essere ormai condannato a morire nell’aridità! Ho ripreso quelle parole per ricordare a noi tutti, durante il tempo della Quaresima, che è Lui, il Signore, ad aprire strade nuove ed impensabili per un popolo che sembrava andare alla deriva dopo la liberazione dalla schiavitù in Egitto. Importante, in quella circostanza, è l’azione di Mosè e di Aronne, dei Settanta ‘anziani’ scelti per collaborare nella guida del popolo, sempre pronto a lamentarsi di tutto e di tutti per la fame, la stanchezza, la mancanza di futuro e, quindi, di speranza…”.

Infatti nella lettera quaresimale il vescovo aveva esortato i cittadini ad una conversione ‘sociale’: “Il deserto che avanza nella società, favorendo la cecità davanti alla moltitudine di poveri e di scarti sociali che pure aumentano nelle nostre città, deve scuoterci dall’indifferenza per suscitare non lo sdegno a parole, ma un fattivo impegno per trasformare tutte le cose, per farle nuove”. Ora, in questa breve lettera, mons. Seccia ha delineato i campi di azione in cui il cittadino è chiamato all’impegno: “Mi chiedo: non è forse il momento di farsi carico di una maggiore responsabilità civile, ecclesiale, politica, professionale, familiare … la Città, la Polis, la Res–Publica camminano con le gambe degli uomini e delle donne del tempo! Abbiamo trascurato la formazione ai valori, della responsabilità, del primato del bene comune, della solidarietà e della corresponsabilità, del primato della dignità della persona, della sussidiarietà e dello spirito di servizio mentre si stanno imponendo altri pseudo-valori tipici della cultura consumistica, la ricerca di interessi privati o di piccoli gruppi prevalenti … con l’amara conseguenza della polemica e della frammentazione di correnti ideologiche (politiche)!”.

La lettera del vescovo non è l’occasione per produrre inutili polemiche o prediche, ma indicare alcuni percorsi per i suoi fedeli: “Sento il dovere di scuotere quanti si rifanno al Vangelo ed hanno a cuore la vita della società e la bellezza del territorio in cui si vive, per ritrovare o riscoprire motivazioni serie e valori alti per mettersi al servizio dell’intera comunità civile”.

La lettera, invece, è scritta in questo momento particolare, in cui è ricorso il 50^ anniversario dell’enciclica ‘Popolorum Progressio’, con l’invito alla riflessione all’interno delle associazioni, dei movimenti, delle parrocchie e della comunità ecclesiale: “L’impegno socio-politico non è un ambito riservato a pochi. Il credente, come ogni persona di buona volontà e con intenzione retta hanno a cuore la società intesa come ‘casa comune nella quale dovrebbe prevalere il bene comune più che il conflitto tra le parti sociali. Mi permetto di ricordare con quale calore e determinazione il beato Paolo VI ribadiva che la politica è una delle forme più alte della carità. A 50 anni dall’enciclica Populorum Progressio (26 marzo 1967) ne dovremmo riprendere uno studio attento e interrogarci se abbiamo troppo trascurato un impegno per il quale dobbiamo sentire una responsabilità sociale. Anche Papa Francesco ha ripreso lo stesso concetto affermando che la politica sia vissuta come forma alta di carità. Carissimi, la speranza cammina con le gambe degli uomini e i sogni diventano realtà quando al risveglio cominciamo a realizzare ciò che abbiamo sognato come possibile e desiderabile”.