Terza predica di Avvento. Cantalamessa: “La sobria ebbrezza dello Spirito”

Prediche di Avvento
Foto: L'Osservatore Romano, ACI Group
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“La sobria ebbrezza dello Spirito”. Padre Raniero Cantalamessa prosegue su questo tema le riflessioni sullo Spirito Santo, nella terza predica di Avvento, alla presenza di Papa Francesco e della Curia romana. La Pentecoste, ha sottolineato il predicatore della Casa Pontificia, “non è un evento chiuso, ma una possibilità sempre aperta nella Chiesa.”

Cantalamessa spiega che esistono due tipi di ebbrezza: ebbrezza materiale ed ebbrezza spirituale. "L’analogia tra i due consiste – commenta il predicatore - nel fatto che tutti e due i tipi di ebbrezza infondono allegria, fanno dimenticare gli affanni e fanno uscire da se stessi. Il contrasto consiste nel fatto che mentre l’ebbrezza materiale (da alcol, da droga, dal sesso, dal successo) rende vacillanti e insicuri, quella spirituale rende stabili nel bene.  Quelli che a Pentecoste, scambiarono gli apostoli per ubriachi avevano ragione, scrive san Cirillo di Gerusalemme; sbagliavano solo nell’attribuire tale ebbrezza al vino ordinario, mentre si trattava del “vino nuovo”, spremuto dalla “vite vera” che è Cristo". Entrambe queste ebbrezze vengono definite con la parola estasi, “ma una è un’estasi verso il basso, l’altra un’estasi verso l’alto”.

Padre Cantalamessa domanda circa “questo suggestivo ossimoro della sobria ebbrezza dello Spirito”: “Come fare per riprendere questo ideale della sobria ebbrezza e incarnarlo nella presente situazione storica ed ecclesiale?”.

Il predicatore parte da un’analisi storica, ricordando che in passato veniva posto l’accento sul fatto che la sobrietà era la chiave per giungere all’ebbrezza spirituale. Astinenza, digiuno, mortificazione erano i pilastri della sobrietà. Del resto, aggiunge, “un’ascesi intrapresa senza una forte spinta dello Spirito sarebbe morta fatica, e non produrrebbe altro che vanto della carne”. Per San Paolo è con l’aiuto dello Spirito che noi dobbiamo far morire le opere della carne”.

Secondo il Nuovo Testamento c’è dunque una circolarità tra le due cose: la sobrietà è necessaria per giungere all’ebbrezza dello Spirito, e l’ebbrezza dello Spirito è necessaria per giungere a praticare la sobrietà.

"Questa seconda via – quella che va dall’ebbrezza alla sobrietà, spiega il frate cappuccino – fu la via che Gesù fece seguire ai suoi apostoli. Pur avendo avuto per maestro e direttore spirituale lo stesso Gesù, prima della Pentecoste essi non furono in grado di mettere in pratica quasi nessuno dei precetti evangelici. Ma quando, a Pentecoste, furono battezzati con lo Spirito Santo, allora li vediamo trasformati, divenuti capaci di sopportare per Cristo disagi di ogni genere e infine lo stesso martirio. Lo Spirito Santo fu la causa del loro fervore, ben più che l’effetto di esso".

Dove attingere allo Spirito? Oltre ai luoghi classici - l’Eucaristia e le Scritture – seguendo sant’Ambrogio vediamo una terza possibilità quella già vissuta dagli Apostoli a Pentecoste. Dice infatti sant’Ambrogio: “C’è anche un’altra ebbrezza che si opera tramite la penetrante pioggia dello Spirito Santo”. Padre Cantalamessa porta l’esempio di un rito semplice in uso all’interno del Rinnovamento carismatico e cioè il battesimo nello Spirito, un’esperienza di grazia che rinnova la vita cristiana delle persone che lo chiedono. “Non è l’unico modo possibile per sperimentare la grazia di Pentecoste - afferma il predicatore - ma può essere uno strumento utile, del resto ci sono innumerevoli cristiani che hanno fatto una esperienza analoga, ricevendo un evidente incremento di grazia in seguito a un ritiro, un incontro, una lettura…”

“Non si tratta – conclude il predicatore – di aderire a uno piuttosto che ad altri movimenti in atto nella Chiesa. Non si tratta neppure, propriamente parlando, di un movimento, ma di una ‘corrente di grazia’ aperta a tutti, destinata a perdersi nella Chiesa come una scarica elettrica che si disperde nella massa, per poi scomparire, una volta assolto questo compito. Anche per Ambrogio la Pentecoste non era un evento chiuso, ma una possibilità sempre aperta nella Chiesa: c’è dunque anche per noi la possibilità di attingere lo Spirito per questa via nuova, dipendente unicamente dalla sovrana e libera iniziativa di Dio".