Una giornata da Papa alla Casa Divin Maestro dei Paolini ad Ariccia

Padre Olinto Crespi
Foto: Lucia Ballester/CNA
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Quando salendo da Roma si arriva ad Ariccia, l’aria si fa più fresca e pulita. Si prosegue oltre il paese e si arriva nel bosco. Una semplice insegna in mezzo al bosco indica: Casa Divin Maestro.E la prima cosa che si vede è una statua di Gesù e il rosone della cappella centrale.

È lì che il Papa e la Curia romana per una settimana saranno riuniti in ritiro. Il predicatore di quest’ anno è un francescano, padre Michelini, ma i “padroni di casa” sono cinque religiosi paolini.

Padre Olinto Crespi la casa la conosce bene, da quando era novizio. Ci accoglie sulla porta con un sorriso sereno.

La porta della cappella è aperta e si scorge il mosaico dell’altare centrale. Entriamo subito.

Padre Olinto, la cappella è il cuore dell’edificio, e qui si svolgono gli esercizi della curia romana. Come è nata l’idea?

Forse un passa parola. Molti cardinali conoscono la casa come il cardinale Ravasi. Ma anche le guardie svizzere venivano qui per gli esercizi spirituali mentre c’erano gli esercizi in Vaticano. Per loro, tre giorni anche molto belli per il bosco che c’è intorno alla casa.  Correvano al mattino, cosa che certo non fanno i cardinali. Non credo che il Papa fosse mai stato qui. Ma dal 2014 si ripete l’esperienza qui alla Casa Divin Maestro.

Facendo gli esercizi in Vaticano, una volta fatta la meditazione, ogni prelato andava nei suoi  uffici. Allora il Papa da gesuita, ha voluto che gli esercizi fossero fatti in un clima di raccoglimento e di preghiera e si fanno solo gli esercizi.

Mentre si ascoltano le meditazioni i prelati hanno davanti ai loro occhi questo splendido mosaico di Cristo, e viene dal cuore di don Giacomo Alberione.

Il nostro fondatore traduce in modo visibile la sua ispirazione carismatica. Gesù nel Vangelo di Giovanni dice: Io sono la Via, la Verità e la Vita. E don Alberione vede in queste parole il Cristo completo. Cristo verità, dice Alberione, corrisponde al nostro pensiero, anche se in termini ebraici verità è anche fedeltà. Cristo verità quindi corrisponde alla mente. Cristo Via corrisponde al modo di comportarsi e di vivere. E Cristo Vita, attraverso l’ascolto della parola, e infatti la Bibbia è sempre intronizzata in ogni nostra comunità. E Quindi l’uomo è un riflesso di Cristo Via Verità e Vita.

Il mosaico è ripreso da una pittura dell’artista Mezzana, e negli anni ’30 Alberione ha fatto stampare il Vangelo con questo disegno in copertina. Gesù Maestro, Via, Verità e Vita. Cristo contornato dagli evangelisti, le cui iniziali dei simboli formano la parola Alba, la casa madre della Famiglia Paolina.

Con il Papa arriva anche un pezzo di Vaticano....

Si, questa diventa una piccola cittadella vaticana e anche noi della comunità entriamo in una vita diversa. Siamo tutti nuovi, quindi per noi è la prima esperienza con il Papa.

Sappiamo che il Papa non gira molto: camera, cappella, sala da pranzo. Parla pochissimo anche a tavola. C’è sempre un sottofondo di musica e si sta in silenzio. Dei veri esercizi alla scuola di Sant’ Ignazio.

E del resto la Casa Divin Maestro è nata proprio per questo tipo di esercizi. Don Aberione, appena inaugurata la Casa, per due, tre anni ha svolto un mese intere di esercizi spirituali in cui ha lasciato il suo pensiero, il suo testamento spirituale sull’apostolato, la missione, i mezzi della comunicazione sociale della Famiglia Paolina. E la frase che raccoglie le sue meditazioni è: finché l’uomo di Dio sia perfetto. Perché in Cristo maestro troviamo la nostra perfezione umana e anche spirituale.

Com’è la giornata tipo degli esercizi del Papa?

Si inizia con la messa, poi colazione e di nuovo in cappella per la predicazione. Le sedie sono arrivate dal Vaticano. Il primo anno c’erano le panche di legno, ma per i più anziani erano un po’ scomode. Allora il Papa ha mandato le poltroncine con gli inginocchiatoi che ci sono adesso.

Dopo il pranzo ancora in cappella. Mentre molti altri gruppi  magari si riuniscono nell’ auditorium, il Papa vuol stare solo in cappella. E questo dice anche il clima che Francesco vuole creare. Anche noi siamo invitati a non disturbare, insomma dobbiamo un po’ scomparire. Anche il pranzo si fa in modo separato.

Certo nella casa c’è un bel wi-fi e la linea telefonica da quando è arrivato il Papa è migliorata, e magari qualche cardinale un po‘ lavora.  Il Papa si vede molto poco. E’ molto riservato.

Uno del punti più belli della Casa è il magnifico panorama che abbraccia tutto il lago di Albano, la città di Castelgandolfo con le Ville e via via fino alla cupola della basilica di San Pietro.  Anche a questo pensava don Giacomo Alberione quando ha voluto fortemente questo terreno per la Casa?

Si, lo ha voluto fortemente. Fin da giovane venivo qui a fare con altri ragazzi le pulizie durante i lavori di costruzione, e si diceva tra noi novizi che avesse messo una statuetta di San Giuseppe nel terreno dicendo: pensaci tu! E alla fine ha potuto comprare questo terreno che era della famiglia Chigi di Ariccia. Poi ha avuto il permesso di costruire e addirittura si è fatta una variante alla strada statale per permettere una certa tranquillità alla Casa.

La Casa è testimone di una storia di spiritualità particolare. Inaugurata nel 1959, ha accolto tanti ospiti durante il Concilio...

Don Alberione è andato al Concilio con dei desideri molto chiari ed espliciti. Le sue idee spirituali le esprimeva anche con le strutture. Questa è una Casa con delle finalità. E questa è la seconda struttura che Alberione ha fatto costruire. Nel 1949 aveva costruita la clinica Regina Apostolorum. Oggi è ospedale regionale. E nel 1959 nasce anche un istituto delle suore Regina Apostolorum. Queste tre opere sono collegate. E nel 1963 Alberione fa approvare con un breve pontificio, una associazione di preghiera, la Casa, di sofferenza, l’ospedale, e di carità per le vocazioni. Una finalità vocazionale. Un raccordo carismatico.  E bisogna ricordare che in questa casa sono nati i documenti più importanti della Famiglia Paolina, gli atti di capitoli degli anni ’60. E nelle case vicine nascevano anche molte realtà nel post Concilio, come Mondo Migliore di Padre Lombardi. Erano gruppi di rinnovamento, un invito a camminare con i tempi. Paolo VI diceva, di Alberione: umile, semplice sempre a scrutare i segni dei tempi, ha dato alla Chiesa nuovi strumenti e nuove energie.

Giovanni Paolo II lo chiamava, un piccolo grande uomo. E soprattutto per il lavoro con i laici. Alberione voleva fare una cittadella Paolina con suore, sacerdoti laici e famiglie.

La presenza del Papa sarà quindi anche una fonte di energia per la vostra comunità?

Si, io ho celebrato il 50esimo di sacerdozio, chiederò al Papa di benedirmi, magari con una Messa.