A 100 anni dalla Rivoluzione d’ottobre: colloquio con Marta Carletti Dell’Asta

Una immagine della Rivoluzione Russa
Foto: russiamemory.com
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Il filosofo russo Nikolaj Berdjaev nel dicembre 1917 scriveva: “Il popolo russo ha mostrato una divisione tra mondo ‘borghese’ e mondo ‘socialista’ quale sin qui non si era ancora vista nella storia dell’umanità. L’unità del genere umano come popolo di Dio, caratterizzato dall’origine comune, è stata oggi definitivamente distrutta in Russia. L’umanità russa si è divisa in due razze nemiche. L’uomo ‘borghese’ e l’uomo ‘socialista’ si sono riconosciuti come lupi gli uni per gli altri. L’idea della classe ha ucciso in Russia l’idea dell’uomo..."

L’esperimento rivoluzionario socialista, cui è stata sottoposta la povera Russia, fa capire e insegna molte cose. Comincia a chiarirsi che il mondo ‘socialista’ nega con rabbia e odio tutto ciò che di meglio esisteva nel mondo ‘borghese’, tutte le cose più sacre e imperiture, tutti i valori del passato, dei padri e dei padri dei padri. Ma in compenso fa proprio e centuplica tutto ciò che di peggio esisteva nel mondo ‘borghese’, tutti i peccati, le infermità e le meschinità del passato, tutte le tenebre dei padri e dei padri dei padri”.

A 100 anni dall’evento cerchiamo di capire cosa sia stata veramente la ‘Rivoluzione di ottobre’, come è scritto nell’editoriale dello scorso settembre della rivista ‘Russia Cristiana’: “Ripercorrendo i fatti storici legati al centenario della rivoluzione russa, nella fatale concatenazione delle circostanze ci imbattiamo in episodi che ci sembra di conoscere, ma che in realtà conosciamo più che altro come definizioni astratte; ad esempio pensiamo di sapere cosa fu il ‘terrore rosso’: il decreto del 5 settembre 1918 che diede via libera alla violenza di Stato sotto forma di arresti indiscriminati, condanne pronunciate da sedicenti tribunali rivoluzionari, fucilazioni a caso. Ma è come se fosse una questione essenzialmente politica. Invece il ‘terrore rosso’ assume il suo vero spessore, rivela il suo contenuto umano crudo e terribile se passiamo dall’astratto al concreto, quando, ad esempio, qualcuno ci mostra le immagini d’archivio con le atroci scene di corpi indicibilmente martoriati, a mucchi…”.

Quindi per comprendere effettivamente cosa significa ricordare questo centenario abbiamo intervistato il direttore responsabile del portale d’informazione ‘Russia Cristiana’, dott.ssa Marta Carletti dell’Asta

“Nell’agitazione e nello smarrimento dei giorni rivoluzionari - racconto - un filosofo ebreo russo, Semën Frank, da poco convertitosi al cristianesimo, seppe cogliere la natura profonda degli avvenimenti in corso riconoscendovi l’esito tragico del cammino imboccato dall’intera cultura occidentale a partire dall’Illuminismo. Insomma vide nella rivoluzione un processo europeo, l’esito dello ‘sforzo più compiuto mai visto di organizzarsi senza Dio, per sempre e definitivamente’, come aveva profetizzato Dostoevskij. Il ‘mondo nuovo’, costruito da Lenin dopo la presa del potere, era totalmente improntato a questo progetto ultimo, che prima di essere politico era antropologico. Capire la rivoluzione russa è dunque importante per noi oggi perché ci troviamo ancora totalmente immersi nella parabola discendente della cultura occidentale, così come l’aveva colta il filosofo Frank; mutatis mutandis, senza più bisogno del marxismo, la cultura postmoderna persegue ancora lo stesso progetto di totale autonomia. Studiare la rivoluzione russa nelle sue autentiche ragioni ci aiuta a capire quali esigenze tradite, quale delegittimazione di ogni autorità producono il nichilismo in cui anche oggi, come allora, siamo immersi senza capirne la ragione”.

Con quale chiave di lettura si può leggere oggi la Rivoluzione Russa?

La rivoluzione d’ottobre è stata sempre un oggetto particolare di amore e di odio, mitizzata e demonizzata in accordo alle diverse posizioni politiche. Oggi, a cent’anni di distanza, non ci interessa più schierarci da una parte o dall’altra, ma è molto più interessante usare tutte le fonti disponibili per comprendere appieno l’origine di un rovesciamento così subitaneo e violento. In questo senso, otteniamo informazioni molto illuminanti dallo studio del clima spirituale e culturale della Russia prerivoluzionaria, dallo studio del fenomeno del terrorismo, del nichilismo imperante. In questo contesto assumono un’altra luce fattori storici come la guerra mondiale, il ruolo della Germania, di Lenin, eccetera. Questa visione più ampia ha il merito di riportare l’uomo al centro della storia: non le grandi forze impersonali la determinano ma le scelte dei singoli uomini, l’inesauribile gioco della libertà.

Come era la situazione politica ed economica della Russia prima della Rivoluzione?

La rivoluzione russa non scoppiò solo in forza del progetto politico di Lenin e dei bolscevichi, e tanto meno in seguito alle condizioni economiche della Russia (che non erano peggiori di quelle di molti altri paesi europei), ma essenzialmente a causa del dissolversi delle autorità spirituali e civili – la monarchia cristiana, la Chiesa ortodossa – che avevano dato forma e sorretto l’esistenza comune. La rivoluzione prese piede perché si era creato un vuoto spirituale, un vuoto anche di potere, che esigeva perentoriamente di essere riempito da una prospettiva nuova. Nella Russia dei primi anni del ‘900, che pure registrava un’impetuosa crescita industriale, c’erano un diffuso desiderio di rinnovamento e un’angosciosa mancanza di prospettive, e questo generò il nichilismo. Non si vedevano infatti le vie concrete per realizzare il sogno, e quindi molti cedettero all’idea che l’unica via per cambiare fosse la violenza. Il lucido e cinico progetto di potere bolscevico cavalcò abilmente, almeno per i primi mesi, proprio questi diffusi sentimenti.

E perchè fu perseguitata la Chiesa?

La Chiesa, assieme alla famiglia, fu uno dei primi obiettivi di Lenin proprio perché il progetto dell’uomo nuovo non avrebbe potuto realizzarsi fino a che la persona avesse avuto dei legami prioritari, rispetto a quelli politici col Partito. Chiesa e famiglia erano notoriamente fonte di valori alternativi rispetto a quelli partitici, e rimandavano inesorabilmente a un riferimento trascendente. Divorzio, aborto, autodeterminazione della donna furono gli slogan portanti della prima fase della rivoluzione, e veicolavano l’immagine di un’umanità sciolta da ogni vincolo tradizionale.

 

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