Abbazia Chiaravalle di Fiastra, non tornernanno i monaci cistercensi

L'abbazia Chiaravalle di Fiastra, con la chiesa dedicata a Santa Maria
Foto: Provincia di Macerata
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Nell’estate del 2018, i monaci cistercensi si erano allontanati dall’Abbadia di Fiastra, nel maceratese, anche a seguito del terremoto che aveva reso inagibili alcuni locali del convento. Ora è ufficiale che non torneranno più, mentre la regolare attività delle Messe sarà garantita da alcuni anziani sacerdoti.

Monsignor Mauro Giuseppe Lepori, abate generale dell’Ordine dei Cistercensi, ha comunicato la decisione al vescovo Nazzareno Marconi di Macerata. Che la ha annunciata poi il 12 maggio, nell’ambito di un riordino generale delle parrocchie e di un forte ricambio dei parroci.

Non ci sarà, dunque, più vita conventuale nell’abbazia, che potrebbe riprendere con l’arrivo di una comunità monastica delle benedettine. Ma questa è solo una ipotesi.

L’abbazia di Fiastra ha più di 900 anni di storia. Sul luogo pare sorgesse una chiesetta già nel 971, mentre il territorio fu donato nel 1142 all’abate Bruno, guida dei monaci cistercensi dell’abbazia di Chiaravalle di Milano. I monaci si misero subito al lavoro, organizzarono il territorio dell’abbazia in sei grange (aziende agricole) che diventano veri e propri centri economici, e mettono su una organizzazione che ne fa crescere l’influenza e la ricchezza. A questo si aggiunge un grande successo spirituale: nel XIII secolo, l’abbazia conta circa 200 monaci e arriva a controllare fino a 33 tra chiese e monasteri.

Dal XIV al XV secolo, vari fattori portano al declino dell’abbazia, e il monastero viene ceduto nel 1581 al Collegio Romano della Compagnia di Gesù, mentre nel 1613 Fiastra entra a far parte della Congregazione Cistercense Romana. Dopo la soppressione della Compagnia di Gesù nel 1773, il monastero fu ceduto ai marchesi Bandini di Camerino, e poi è stata gestita dalla fondazione dedicata ai marchesi da allora.

La chiesa dell’abbazia, dedicata a Santa Maria, è lunga 72 metri, ed è stata il punto di riferimento per la zona dopo il terremoto nell’Italia Centrale del 2016, che aveva portato alla chiusura forza della cattedrale di San Giuliano.

La partenza dei monaci iniziò come una sospensione, come risulta da un comunicato che era stato inviato dalla diocesi di Macerata dopo la partenza, per porre fine ad una serie di illazioni che si erano diffuse dopo la decisone di sospendere per un anno la presenza della comunità di monaci a Fiastra.

Spiegava il comunicato che “i monaci cistercensi di Fiastra sono parte di una delle Congregazioni di Monasteri in cui si suddivide l’Ordine Cistercense, e precisamente quella di San Bernardo in Italia”, congregazione che Benedetto XVI commissariò nel 2012 per “una riorganizzazione strutturale e una migliore formazione spirituale di monaci e novizi”.

Durante il commissariamento erano stati anche chiusi i monasteri di Santa Croce in Gerusalemme a Roma e Tiglieto in Liguria.

Per quanto riguarda Fiastra, è stato il capitolo a decidere la temporanea sospensione, “trasferendo i religiosi stessi e i novizi a Milano, per una adeguata formazione e riorganizzazione della vita nello stesso monastero”, senza chiudere il monastero.

Monastero, che, come detto è gestito dalla Fondazione Giustiniani – Bandini.

La sospensione di un anno è diventata sospensione definitiva. E ora si tratta di riorganizzare la vita del monastero senza i monaci.

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